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IL CASO/ Andrea, ucciso per essere curato. Ma la tua domanda resta

Pubblicazione:domenica 9 agosto 2015

Andrea Soldi (Immagine dal web) Andrea Soldi (Immagine dal web)

Andrea era bello, riccioli biondi. Andrea era il più bel bambino, il più bel ragazzo, con gli occhi dolci e già perduti chissà dove, lontano. Io lo ricordo così, anche se poco importa quando muori, e muori in modo violento, se eri bello o meno, sapiente o meno, povero o ricco. Quando sei vittima, della malattia e dell'ingiustizia. Ma a chi l'ha visto negli ultimi anni, sformato e provato da anni e anni di un male insidioso, cattivo, incalzante, e da anni e anni di cure pesanti, che annullano coscienza e volontà, tocca dare l'immagine vera, la memoria vera. 

Riccioli biondi. Da uomo, la sua casa una panchina di strada, i suoi amici i passanti e gli sbandati di una piazza qualsiasi, in una città che d'estate non offre che qualche pezzo d'ombra, per chi è costretto a viverne la solitudine e il caldo. Una panchina, per stare in mezzo alla gente, per illudersi di avere degli amici, per dare un senso al suo vagare sempre più stanco e faticoso, con barlumi di lucidità che devono essere stati struggenti, strazianti. 

Andrea era mio cugino, e vedere il suo bel viso stampato sui giornali, e leggere che forse è morto ucciso, comunque con dolore, strapazzato e gettato in manette in un'ambulanza, nell'ora del silenzio e della quiete, dell'afa, non dà tregua alle domande, al rimorso. Cos'è successo, perché? Si può prendere un uomo disgraziato, che soffre di una schizofrenia inutilmente diagnosticata, e offrirgli solo e soltanto un'iniezione, per sedarlo, una tantum, come gli animali? Legato, afferrato per il collo, a testa in giù, le mani bloccate, per un ricovero, ovvero per curarlo, aiutarlo, contro una volontà che non ha più ragione di sé? È questo che offre la decenza civile, questo il massimo che si poteva fare?, abbandonando un padre già vecchio all'assistenza penosa e impotente, a vedersi portar via il figlio! Come un colpevole, un criminale, non una vittima innocente e dolente.

No, anche prima di accertare se in quell'ora di meriggio assolato qualcuno ha sbagliato, per incuria e trascuratezza, o per rabbia, per maldestra applicazione di norme mal recepite, come tecnicamente in questi casi si dice, prima ancora, la sua morte è un grido all'ingiustizia, per tutte le famiglie lasciate sole, per l'ignoranza con cui ancora nascondiamo le malattie psichiche, come si trattasse di una colpa, di un'onta insanabile, di una tara, una macchia familiare. Per aver sentenziato che siamo più civili, ora che non costringiamo più questi pazienti in case di tortura silenziati per secoli. Ci mancherebbe. È meglio lasciarli alle panchine e alla strada, alla disperazione, al degrado? Ci sentiamo più buoni ad aver trasformato i manicomi in ville civiche. Ma chi li abitava? Ombre di cui ci si deve accorgere per un ricovero forzato, qualche calmante, e nient'altro.


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COMMENTI
09/08/2015 - Una preghiera per Andrea (Giuseppe Crippa)

Nella mia messa domenicale non mancherà oggi una preghiera per Andrea e più ancora per il suo papà e per tutti coloro che gli hanno voluto bene, ma anche perché l’accertamento dei fatti mostri, come spero, che nessuno ha “sbagliato”. Forse dovrei aggiungere una preghiera perché i nostri politici ripensino le regole che presiedono il doveroso prendersi cura di questi malati, ora di fatto abbandonati o quasi ai loro cari, ma, visto chi abbiamo in Parlamento, non mi sento di chiedere questo miracolo.