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Cronaca

IL CASO/ Sardegna, turismo e politica: piccola "guida" ai misfatti del potere locale

Santa Teresa di Gallura (Immagine dal web)Santa Teresa di Gallura (Immagine dal web)

Alla speculazione edilizia non è riuscita la doppietta. Non si è potuta sommare la speculazione commerciale. Gli imprenditori hanno alzato la bandiera bianca affidando le vendite all'Immobiliare sarda. La nuova giunta regionale di centrosinistra, guidata da un giovane e apprezzato economista, Francesco Pigliaru, alcuni mesi fa ha varato una nuova legge regionale sulla casa.

Che cosa cambia nei rapporti tra i cittadini e le istituzioni che si occupano di edilizia? Scrivo dall'Alta Gallura e descrivo una situazione non diversa da quella di molti paesi di aree vicine, come l'Anglona. Per le modifiche di parti comuni non si richiede l'assenso preventivo dei condomini. Questo principio plebiscitario, non scalfito dalle nuova normativa dall'assessore Erriu, rischia di arrecare gravi danni ai cittadini e alle imprese. Infatti la qualità dei nuovi provvedimenti soccombe di fronte al rito inesauribile della continuità. Un passato che non passa.

Per avviare una pratica di ampliamento di un terrazzo, aprire una finestra, modificare un cavedio, gli uffici comunali per l'edilizia privata non si accontentano di accertare se chi la propone disponga di un titolo legittimo (come la proprietà di una sezione dell'immobile) in cui ricade il bene da valorizzare. Essi esigono, invece, che il progetto abbia l'assenso di tutti. Più precisamente: la  domanda deve essere sottoscritta da ognuno dei condomini.

I  Comuni pensano di risolvere in maniera contabile e con un gusto vetero-sovietico  per il consenso, un conflitto istituzionale che è di prima grandezza. Da una parte, infatti, i giudici amministrativi ritengono che la tutela delle cosiddette "garanzie partecipative" dell'assemblea condominiale sia un valore prioritario quando un condomino intende eseguire interventi su parti comuni che ne modifichino la destinazione, la struttura, la vista paesaggistica eccetera. 

In presenza di un conflitto tra condomini, i comuni dell'Alta Gallura  prima citati hanno stabilito di volersi attenere al parere della maggioranza. E' bene tenere presente che a chi non condivide un intervento sulle parti comuni di un immobile non è richiesta una valutazione tecnico-scientifica degli inconvenienti o degli illeciti, ma solo un pronunciamento di tipo esclusivamente ragionieristico, cioè la pura e semplice conta di chi è favorevole e di chi è contrario.

Dall'altra parte della barricata, si fa valere il diritto sancito dall'art. 1102 del codice civile. Viene richiamato da diverse sentenze del Tar dell'Emilia Romagna, della Lombardia, della Calabria, del Veneto e ora della Puglia. Si tratta della possibilità offerta al singolo condomino di poter modificare la cosa comune (come una facciata, un muro perimetrale ecc.) per ottenerne il miglior godimento, senza alterarne la destinazione e senza impedire agli altri partecipanti di farne analogo uso. Per presentare la propria Dia (denuncia inizio attività) non c'è alcun bisogno della contestuale sottoscrizione degli altri condomini. Chi di loro non fosse d'accordo può cercare di far valere le sue obiezioni attraverso l'azione giudiziaria. Soprattutto è evidente che di fronte all'eventuale mancato assenso della maggioranza condominiale l'amministrazione comunale deve astenersi dall'intervenire.