BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ Sardegna, turismo e politica: piccola "guida" ai misfatti del potere locale

Santa Teresa di Gallura (Immagine dal web) Santa Teresa di Gallura (Immagine dal web)

Ma questa linea di condotta non passa in Alta Gallura. Si privilegia una vecchio dagherrotipo della sinistra, cioè di affidare ai governi locali la rappresentanza degli interessi privati. Di qui interventi normativi dall'alto, sostituzione degli uffici comunali che decidono se un muro, una vetrata, un cavedio ecc. ledono un bene condominiale. 

Si è, in realtà, di fronte a un conflitto che vede contrapposti divergenti interessi di natura privatistica. 

Hanno colto bene il problema i giudici del Tar del Veneto, quando hanno puntualizzato: "ove la realizzazione di opere in attuazione di una Dia interessino anche il condominio, il mancato assenso di quest'ultimo, la cui porzione immobiliare inerisce, concerne esclusivamente tematiche privatistiche, cui resta estranea l'Amministrazione in sede di esame della denuncia medesima e, di conseguenza, risulta illegittima la sospensione della Dia motivata dal mancato intervento di una autorizzazione condominiale in ordine ai lavori edilizi".

Si eviterebbe, in questo modo, un danno certo. E' quanto ha avuto luogo di recente in un Comune come Santa Teresa di Gallura. Poiché gli uffici comunali dell'edilizia privata hanno imposto l'assenso di un intero condominio alla domanda di ampliamento presentata solamente da due di essi, costoro hanno dovuto rassegnarsi alla taglia, cioè ad una sorta di ricatto.

Le famiglie Bianchi, Rossi e Verdi (i nomi sono di fantasia) hanno dovuto assicurare ai loro vicini di pianterreno e cantina (le affittacamere Tizio, Caio e Sempronio) che si sarebbero fatte carico di tutte le spese (amministrative, dell'impresa edile, dell'architetto, dei difensori legali) perché anch'esse potessero godere gratuitamente dell'ampliamento dell'immobile.

 Siamo in presenza di una forma di estorsione che risente di un vago aroma legale. Esso  deriva dalla vocazione del Comune gallurese a curare il plebiscito (cioè a munirsi  preventivamente di un assenso totalitario, di tutti i condomini) per la costruzione o la ristrutturazione di un fabbricato. Fino a quando il presidente della Giunta Regionale Pigliaru e l'assessore Erriu possono ammettere una violazione del diritto fondata su trucchi di questa natura?

Un secondo grave danno alle imprese e ai condomini viene dalla prassi dei Comuni suddetti di non dare esecuzione tempestiva alle norme che disciplinano le decisioni delle sovrintendenze. La legge stabilisce il principio per cui se il parere della sovrintendenza ai Beni culturali perviene in Comune dopo 60 giorni, il progetto presentato si intende approvato. Ebbene, i responsabili degli uffici dell'edilizia privata di Longon Sardo invece di autorizzare i lavori, non emettono il relativo provvedimento. Aspettano, cioè, che pervenga loro la decisione della sovrintendenza. E se anche il suo ritardo oltrepassa i termini fissati dalle legge e contrasta col progetto in esame, amano attenersi ad essa. I diritti dei cittadini valgono meno della carta staccia.

Si tratta di un'inadempienza che configura un abuso inammissibile. La mancata disciplina di questi aspetti favorisce comportamenti estorsivi, arbitri, ma anche lungaggini burocratiche intollerabili. Basta dire che il solo ampliamento delle terrazze di un immobile, nella cittadina prima citata, è durato 5 anni!

Il governo regionale dovrebbe saper prevenire e stroncare questi fenomeni di degrado, di ignoranza o pessima interpretazione delle leggi. Ad esserne mortalmente colpita è l'attività che dà maggiore occupazione, cioè l'edilizia.