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IL CASO/ Sardegna, turismo e politica: piccola "guida" ai misfatti del potere locale

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Santa Teresa di Gallura (Immagine dal web)  Santa Teresa di Gallura (Immagine dal web)

I segni della crisi dell'attività edilizia in corso ormai da oltre tre anni sono stati il preannuncio della crisi del turismo. Anche a ridosso della Costa Smeralda in Sardegna. Dove confluisce il jet-set e la  grande finanza, dagli Stati Uniti agli Emirati arabi.

Nei dintorni tra Olbia e la Costa Paradiso che degrada verso Castelsardo e l'Anglona, non si costruiscono case e non si vendono. Si fa solo routine, cioè manutenzione del patrimonio esistente. Oppure si svende. Il costo dei trasporti marittimi è triplicato, facendo cadere la domanda del ceto medio.

Un sintesi efficace di questo fenomeno la si può scorgere a due passi dal fiordo della Rena Bianca, a Santa Teresa di Gallura. La spiaggia, ora ingiallita dalla macerazione delle alghe e, si teme, da acque di fogna, è frequentata sempre più da gruppi familiari. Non viene pulita regolarmente e non è facilmente accessibile. L'hanno progressivamente devastata l'incuria, la mancanza di pulizia e di elementari servizi, il bombardamento di strimpellatori di canzoni desuete.

Ormai la lamentela è una litania. Non solo in Gallura i comuni non dispongono di un ceto di governo in grado di svolgere un'attività adeguata di supporto alle declinanti iniziative imprenditoriali per rilanciare e valorizzare il turismo, cioè l'unica risorsa regionale.

I trasporti sono un pianto greco. L'Arst, cioè l'agenzia regionale, è un monopolio fatiscente di incomparabile inefficienza. Le concessioni di alcune linee ai privati sono una finta liberalizzazione perché gli oneri in parte continuano a gravare sul bilancio della Regione. Oppure prendono la forma di cessione di porzioni crescenti delle spiagge.

La sabbia non viene se non raramente rivoltata. Le strade non hanno quasi mai scivoli per favorire i numerosissimi passeggini dei bimbi.

Leggi locali e nazionali per contrastare il mercato, cioè la competizione, tengono in vita la casta avida di geometri, ingegneri ed architetti. Le fatture di questi professionisti sono richieste per ogni minimo intervento. Incartano come un sudario chi vuole svolgere un'attività in campo edilizio. In realtà sono piovre attaccate come attinie alle articolazioni locali dello Stato. Veri e propri parassiti che si servono dei partiti per spartirsi appalti, ristrutturazioni, concessioni.

A questi professionisti è legata, in un inestricabile processo di  simbiosi, la burocrazia comunale. Questo ceto non ha la minima idea di come il settore delle costruzioni, il turismo, il consumo delle aree, il bisogno di verde e di servizi, le comunicazioni tra spiagge e centro storico, eccetera siano radicalmente cambiati. E come funzionari e impiegati degli uffici municipali siano ormai postumi, una generazione fuori del tempo, cioè corpi perfettamente inutili. 

A sua volta questa micro-burocrazia paesana vive in un micidiale connubio con quella delle sovrintendenze dei beni culturali. Ne è derivata una potente ed efficacissima struttura di blocco. Si usa l'arma dei poteri di veto, per allungare i tempi delle decisioni con sofismi protervi e spesso abusivi.

A pochi metri dalla Rena Bianca un paio d'anni fa si è avuta la trasformazione del Ristorante La Torre in un complesso edilizio. Il prezzo di 9mila euro a metro quadro chiesto per un appartamento di una qualità senza pretese si è incrociato con l'inizio della crisi economica. Tutto invenduto. 


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