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PAPA/ Divorziati-risposati, così la riforma di Francesco cambia il Sinodo

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3. I Vescovi d'ora in avanti potranno decidere come procedere di fronte a tali fatti: o riconoscendo, alla presenza di certi parametri, una evidente inesistenza del vincolo, o avviando un processo diocesano chiaro e lineare per comprendere al meglio se qualcosa è accaduto fra quelle due persone, oppure rinviando al processo canonico tradizionale i due sposi, avendo sufficienti motivi per voler analizzare meglio la situazione. La Chiesa, in definitiva, non si arroga il diritto né di sciogliere né di offrire scorciatoie, ma si mette a servizio della vita degli uomini per mostrare loro che cosa vi è veramente successo.

4. Molti a questo punto insorgeranno chiedendosi come mai non sia possibile fermare i nubendi prima del matrimonio. A costoro va detto che il matrimonio nella Chiesa è un diritto e che il diritto è sempre a favore del matrimonio. Per cui non si può, in base al sentore di un sacerdote acuto, bloccare una coppia, a meno che non ci siano fatti evidenti o sia essa stessa a prendere coscienza che — dietro il sentimento dell'amore — manca la volontà, manca la scelta. E questo, lo abbiamo visto, a volte si rende palese solo dopo molto tempo, attraverso il dolore o un nuovo incontro.

5. Infine, diciamocelo: quello che ha fatto il Papa in questi giorni rende il Sinodo qualcosa di molto diverso da quello sbandierato dai giornali. Dinnanzi a questa semplicità di cuore, che diventa semplicità di procedure per accertare la realtà, è ben difficile parlare di comunione ai divorziati-risposati. Soprattutto perché chi davvero ha commesso un errore di immaturità nel consenso (errore che, è bene dirlo, è sempre stato previsto dal diritto) adesso ha la possibilità di verificarlo con celerità e verità. Questo senza sminuire il doppio grado di giudizio che, se il promotore del vincolo ritiene opportuno, può tranquillamente essere ancora richiesto ed esercitato.

La Chiesa, come una Madre, ancora una volta ci sta educando alla curiosità verso ciò che c'è e a guardare al vero problema che affligge i legami affettivi nel contesto contemporaneo: l'assenza di un Io capace di giudicare e di incontrare fino in fondo quello che prova e quello che sceglie. Di questo ora deve occuparsi il Sinodo. Consapevole che l'Eucaristia non è un gioco e che le misure del Papa offrono, a chi è intimamente convinto di non essersi mai sposato, la strada per guardare con lealtà, e non individualisticamente, a che cosa sia realmente avvenuto nella propria vita. Non c'è dubbio: adesso a ottobre sarà tutta un'altra storia.



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COMMENTI
10/09/2015 - Una domanda sul punto 2. (Francesco Giuseppe Pianori)

Una domanda per capire, non per contestare. L'articolo di don Pichetto è chiaro e lineare perché riporta tutto all'Io. Giudicare una coscienza è davvero difficile e temerario chi si accinge a farlo senza criterio. La domanda: se l'Io non c'era nel primo matrimonio, è possibile che non ci sia nemmeno nel secondo e nel terso e così via. Perché dovrebbe riattivarsi al momento del secondo matrimonio o unione, di fronte al dolore o all'amore? Spesso succede che il secondo o il terzo matrimonio o unione siano solo un ripiego o un tentativo di recuperare. Ripeto: chiedo un chiarimento. Non capisco. Gli altri punti sono di una chiarezza cristallina.

RISPOSTA:

Mi trovo d'accordo con lei: non è affatto detto che la coscienza che una persona acquisisce rispetto ad un legame diventi poi la coscienza di tutti i legami. Per questo la dichiarazione di nullità ha dei vincoli ben precisi ed è di difficilissima reiterazione. La vita è una e il matrimonio non è un gioco. Proprio il fatto di aver preso coscienza di tutto questo dovrebbe indurre la persona a vivere l'eventuale (perchè non è detto che ci sia) nuovo rapporto con molta più serietà e maturità. FP

 
10/09/2015 - commento (francesco taddei)

da figlio di separati, divorziati e risposati, dico all'autore che la sentenza del giudice è solo la ratifica della conclusione di un percorso. A quando un Papa che sprona i vescovi ad essere più di sostegno all'io dell'ammogliato e della maritata per non restare soli nel "durante" il cammino?

RISPOSTA:

Io credo che i provvedimenti del nostro Papa, contrariamente a quanto spesso si sente dire, ci dimostrino che la direzione che egli sta dando alla Chisa sia proprio quella. Sono i fatti e i pronunciamenti a dimostrarlo e questa attenzione all'Io, cui lei opportunamente richiama, mi pare sia ormai imprescindibile dagli orientamenti di questo pontificato. FP