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HOMO NALEDI/ In quel mucchietto di ossa tutta la "fantasia" di Dio

Pubblicazione:venerdì 11 settembre 2015

Il cranio di Naledi (Immagine dal web) Il cranio di Naledi (Immagine dal web)

I paleontologi capitati in quella grotta in Sudafrica hanno dovuto arrendersi: non era una calamità naturale o una assedio di bestie feroci ad aver radunato nell'antro tutti quegli scheletri. Erano stati messi lì apposta, tutti insieme, a riposare, unit nel sonno eterno. Ma allora, si son detti, già due milioni e passa di anni fa c'era il culto dei morti? L'idea di un per sempre, di un aldilà per cui avesse senso prendersi per mano, e incamminarsi insieme? La realtà è più forte di ogni teoria scientifica, e han dovuto arrendersi. 

Sì, avevi pietà e tenerezza per i tuoi morti. Magari adesso scopriranno pure che in quella grotta erano tutti parenti, e dovranno ammettere che l'istituto familiare, roba da spazzar via come retaggio di tradizioni imposte da leggi arcaiche e religiosità popolare, c'era già ai tempi tuoi, e dunque è per così dire connaturato all'uomo, o all'ominide, senza che tu ti offenda. A mio parere potrebbero chiamarti uomo, l'uomo più antico, anche se per sminuirti dicono che avevi il cervello non più grande di un'arancia. Ma ripeto, sono certa che la materia grigia di molti, anche se sovrabbondante le dimensioni di un'arancia, è traforata o così indurita da risultare inutile. Per non dire chi ha più cervello come lo usa, perchè non so tu, ma noi abbiamo l'idea che esistono il male e il bene, e che l'intelligenza può applicarsi ugualmente ad entrambi. 

Allora, nella tu Africa, che è poi di tutti perché veniamo tutti da lì, capita che migliaia di bambini e bambine vengano uccisi, torturati, venuti come schiavi; che i loro genitori, ammalati da pestilenze tremende, oppressi da povertà e guerre che neanche ti immagini, siano abbandonati o costretti a vagare inermi e piagati, feriti, braccati, fino a cercare un mare in cui gettarsi, per raggiungere terre più ospitali. Chi è chiamato uomo usa  decapitare i suoi simili, lasciando i loro corpi ai cani, usa disprezzare le tombe antiche o fresche, distruggere la natura che ti ha dato da vivere. 

Dunque, a ben capire, mio caro Naledi, eri meglio tu, di gran lunga, con la tua arancina nel mezzo del cranio. Pian piano gli studiosi che ti hanno ridato al mondo scopriranno altre cose di te, e scriveranno un'altra pagina di quella storia che ci vuole tutti discendere dalle scimmie. Sono certa che tu sapevi già distinguerti da loro, e che ti ritieni imparagonabile. Volevo ringraziarti, carissimo, per aver mostrato ancora un volta la fantasia del buon Dio, e il suo disegno imperscrutabile sull'eredità che si è scelto. Se tu sei con Lui e sai tutto, compatisci che in due milioni e passa di anni non siamo riusciti a vincerti in pietà, primo segno di umanità vera. Naturalmente, arrivederci, un giorno. 



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