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PAPA/ Cosa c'entrano i martiri con il nostro pranzo della domenica?

"Buona domenica, e buon pranzo!", è il consueto invito che Papa Francesco rivolge dopo l'Angelus a tutti i fedeli. Un invito che ci riporta alla vera famiglia. MONICA MONDO

Papa Francesco (Infpophoto) Papa Francesco (Infpophoto)

"Buona domenica, e buon pranzo!" è l'invito abituale del papa dopo l'Angelus festivo alla folla che si assiepa in piazza San Pietro, e che segue da casa le sue brevi, dense omelie dalla finestra del palazzo Apostolico. Qualcosa di più che un saluto beneducato, e anche di una cordialità che è consuetudine di Francesco: la compartecipazione alla vita di tutti, la sua aderenza solida alla realtà, che vive di tanti momenti e abitudini quotidiane, ma non scontate, non indifferenti. Buon pranzo!,  augura il papa dopo aver proposto e riflettuto sulla parola del Vangelo, come ogni buon parroco dovrebbe fare, come un padre che la spiega pazientemente ai figli distratti. E non c'è distinzione, così come non faceva distinzioni Gesù, che parlava del Padre mangiando e bevendo coi suoi amici, che aspettava che Marta e Maria mettessero su tavola, mentre svelava ai presenti il significato del vivere. Che chiedeva un pezzo di pesce arrostito, per condividere con loro la sua Resurrezione, Dio in Cielo ma non disincarnato, mai distante da quell'umanità che aveva scelto ed esaltato assumendola su di sé, beatificando tutti i suoi aspetti: il sonno, il lavoro, la preghiera, la compagnia, il dolore, la bellezza dei paesaggi, i rimproveri e le carezze — chissà — il gioco, le risate, i silenzi. Il cibo, acqua, vino, pane, mensa. 

Buon pranzo, e ha appena parlato di martiri, il papa, ancora una volta, scandendo bene le parole, perché alla piazza sotto il sole non sfuggano: martiri oggi, che danno la vita per testimoniare la fede. Perché preghino per noi, perché abbiamo a mente come lume il loro coraggio, la loro netta dedizione a Cristo. Non c'è stacco, nel passare dalla tragedia alla letizia, dallo strazio di fratelli perseguitati, poveri, feriti e piagati dall'odio all'immaginare le tovaglie che si stendono, i profumi che arrivano dalla cucina, l'appetito che si stuzzica mentre si attende di sedersi insieme, per gioire di quel che è dato. Buon pranzo, dice il papa che non fa che ricordare chi non ha cibo, non ha casa, non ha pranzi da sperare e raccontare. E non è trascuratezza, ma la molla a ringraziare, per il pranzo che hai, per la casa che hai, per le piccole cose che danno gusto, non solo sentimentale, alla vita. 

Buon pranzo, e ci si muove più leggeri, certo che il buon Dio benedice il sugo preparato al mattino, il lavoro ben fatto di mani esperte di nonne, madri, sorelle. Non solo buona educazione, che pure è merce sempre più rara, ma un modo di intendere lo scorrere del tempo, e le priorità dell'umano. 


COMMENTI
14/09/2015 - Tutto c'entra con Cristo (claudia mazzola)

Ogni volta che qualcuno mi ricorda l'importanza della domenica e della famiglia non posso che esserne grata. W il Papa, W la Chiesa e Monica Mondo!