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9 MILIONI PERSI AL GIOCO/ Chi ha "salvato" la libertà di un promotore di Forlì?

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Il secondo pensiero è legato al fatto che S.V. ha trovato in fondo al proprio baratro una scintilla di intelligenza e di libertà: per riconoscere il proprio disastro e perciò per chiedere aiuto. Lo ha fatto consegnandosi agli agenti di sicurezza come per essere costretto ad accettare l'aiuto. Da solo, è chiaro, uno non ce la fa. E davanti alle macchinette mangiasoldi, al poker via internet, o ai dadi sul tappeto verde l'individuo è sempre e necessariamente solo come un cane. Ma, come nella parabola del figliol prodigo, la realtà è stata la prima alleata di un individuo che chiunque darebbe per perduto.

Il terzo pensiero riguarda la colossale distrazione con cui in genere ci figuriamo che una vita buona, o sufficientemente buona,  con la sue dosi quanto basta di soldi, affetti, conoscenze, un qualche hobby, magari un'opera buona, e quindici giorni al mare, sia un'ovvietà e non un dono. Colossale, tragico errore.

Da ultimo: che l'individuo abbia le sue risorse e la sua responsabilità è vero, ma è altrettanto vero che la diffusione dei giochi d'azzardo ha avuto una crescita esponenziale (una media del 20% all'anno negli ultimi 20 anni), provocando una crescita altrettanto esponenziale delle ludopatie. Siamo arrivati a spendere 90 miliardi di euro all'anno, cioè il 5% del Pil, una cifra enorme che quasi sfiora la spesa sanitaria italiana. Molti avevano sostenuto che per ridurre il gioco, come la droga, bisognava liberalizzare. Lo si è fatto, ed è evidente che hanno sostenuto una fesseria. Al fisco sono andati 8 miliardi nel 2013, meno che nel 2012. C'è chi dice che il fisco dovrebbe calcare di più la mano, e che così la gente giocherebbe meno. Non ci credo. Fanno la pubblicità di questi giochi, che si vince a gogò, e avvertono in fondo di non esagerare perchè può far male: massimo dell'ipocrisia. Ogni fumatore che si rispetti (e il sottoscritto lo è stato dal 1965 al 2008) si è sempre fatto un baffo della minacciosa scritta Nuoce gravemente alla salute posta sul pacchetto delle bionde. Non certo da esperto, ma da semplice ex fumatore, mi piacerebbe uno Stato che il gioco d'azzardo lo limitasse anziché favorirlo, non saprei se più per timidezza verso gli unici che ci guadagnano, cioè i gestori nazionali e internazionali, o per inveterata consuetudine a raschiare tasse dal fondo di tutti i barili possibili e immaginabili.

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