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JULIAN CARRON/ Il Papa affronta sfide epocali. Migranti, l'ospitalità non basta

Pubblicazione:mercoledì 16 settembre 2015

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Sì! Una cosa è essere sensibili a problemi che riguardano la giustizia verso i poveri, i loro bisogni e diritti, un’altra è essere populisti. Il Papa ha troppo a cuore la dignità e il destino di ogni singola persona per annullarla in una massa da blandire.

 

Le nuove norme sulla nullità del matrimonio non introducono una sorta di «divorzio cattolico»? Non teme che ne esca indebolito il vincolo, ammorbidito il sacramento?

Non saranno le nuove norme a indebolire il vincolo, come non sono state le vecchie a frenarne l’indebolimento. Quello che renderà sempre più forte il legame matrimoniale sarà solo una esperienza di fede adeguata, senza la quale l’indissolubilità sarà un’utopia. Senza cedere sul terreno della dottrina, il Papa prende atto del contesto umano profondamente mutato, in cui un uomo e una donna decidono di contrarre il sacramento con una consapevolezza in tanti casi sempre più superficiale.

 

L’Europa invita l’Italia a riconoscere le unioni omosessuali. In Spagna è già accaduto. È un fenomeno irreversibile? Oppure va combattuto?

La diffusione delle unioni omosessuali è un dato evidente a tutti, in una società plurale. La questione è quale tipo di riconoscimento dare, e il loro rapporto con la famiglia fondata sulla relazione uomo-donna, i figli, le adozioni. Tutti capiamo che sono temi di grande rilievo personale e sociale. Anche le coppie omosessuali non possono evitare certe domande. Una volta uno di loro mi chiese, parlando dell’adozione dei figli: che conseguenze avrà per loro la mancanza di una figura femminile? E che scenario apre per la dignità delle donne l’utero in affitto? C’è bisogno di uno spazio di libertà che permetta un dialogo che non costruisca muri, ma inizi processi, come ripete il Papa, anche a livello culturale e politico.

 

È giusto accogliere tutti i migranti, o solo coloro che fuggono dalle guerre? Anche Cl si mobiliterà per l’accoglienza?

Il dramma di tanti uomini in situazione di estremo bisogno colpisce la coscienza di tutti. Nessuno resta indifferente davanti alle immagini della tv: penso alle recenti iniziative di alcuni leader europei e della stessa Ue, o al richiamo del Papa ad aprire le parrocchie. Non c’è dubbio che i rifugiati abbiano la priorità, ma non potremo fermare l’arrivo di altri migranti. La gente di Cl, da tempo impegnata in tante iniziative di ospitalità, troverà il modo di rendersi disponibile alle richieste delle diocesi.

 

Guardi che in Italia molti uomini di Chiesa, sacerdoti e cardinali, hanno messo un freno.

Questa non è solo un’emergenza. È un cambiamento epocale. E la nostra risposta non può essere solo pratica, organizzativa. Occorre un cambiamento culturale, di mentalità. Siamo chiamati a convivere con il dolore degli altri. Siamo chiamati alla conversione.

 

In un’intervista al Corriere, tre anni e mezzo fa, lei disse che non esistono «politici di Comunione e liberazione», e che Cl doveva vigilare per evitare di essere usata. Pensa che ci sia riuscita?


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COMMENTI
16/09/2015 - aperti ad un incontro (Goggi Ezio)

Adesso quelli che si dimenticano che la Chiesa ha vissuto passaggi molto più travagliati ed insidiosi di questo sono pronti ad ergersi a paladini della verità, pronti a indicare quella che dovrebbe essere (secondo loro) la vera dottrina, la strada per la verità. In una uscita responsabili del movimento di molti anni fa leggevamo una poesia di Péguy che iniziava così: "Vaso di purezza, lussurioso; tribunale di equità ingiurioso", dovremmo ricordarcela. Di tanti incontri con don Giussani mi sono rimaste molte parole che hanno segnato la mia vita, ma due in particolare: "incontro" e "sguardo alla realtà" mi tornano spesso alla mente in questo periodo. Mentre non ricordo di avergli mai sentito pronunciare la parola "resistenza". Forse dovremmo tutti essere più umili, e tornare a confrontarci a cuore (e mente) aperto verso quello che il Movimento e la Chiesa ci indicano.

 
16/09/2015 - relativismo in salsa ciellina (Francesco Lepore)

«Fratelli, voi avete la presunzione di portare utilità al Regno di Dio assumendo quanto più possibile il saeculum, la sua vita, le sue parole, i suoi slogans, il suo modo di pensare. Ma riflettete, vi prego, cosa significa accettare questa parola. Forse significa che vi siete lentamente perduti in essa? Purtroppo sembra che facciate proprio così. È ormai difficile che vi ritroviamo e vi distinguiamo in questo vostro strano mondo. Probabilmente vi riconosciamo ancora perché in questo processo andate per le lunghe, per il fatto che vi assimilate al mondo, adagio o in fretta, ma sempre in ritardo. Vi ringraziamo di molto, anzi quasi di tutto, ma in qualcosa dobbiamo differenziarci da voi. Abbiamo molti motivi per ammirarvi, per questo possiamo e dobbiamo indirizzarvi questo ammonimento. "E non vogliate conformarvi a questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, affinché possiate distinguere qual è la volontà di Dio, ciò che è bene, ciò che gli è gradito, ciò che è perfetto" (Rm 12,2).

 
16/09/2015 - unioni (Giuseppe Schillaci)

Sono certo che, nel rispondere alla domanda sulla istituzionalizzazione delle unioni omosessuali, Carrón volesse aggiungere un accenno alla reciprocità tra uomo e donna, al fatto che l'uomo nasce dentro una relazione generativa che in qualche modo lo costituisce.

 
16/09/2015 - la sfida (roberto castenetto)

Tra non molto chi dissente dall'omosessualismo, dalle unioni omosessuali e dalle teorie gender che fanno tutt'uno con essi, rischierà il posto di lavoro, nella scuola in particolare, e don Carron chiede dialogo? Dialogo con chi? Non si può dialogare con una ideologia, ci si può solo opporre. Se andiamo a vedere da dove viene la richiesta omosessualista troviamo radici ben note e comprendiamo che si tratta di una delle manifestazioni della rivoluzione sessuale come rivoluzione ulteriore e compiuta rispetto a quella marxista. Questo ci dà la portata della sfida che non può essere affrontata come un confronto sui diritti, bensì come una sfida filosofica e religiosa sull'identità dell'uomo.

 
16/09/2015 - costruire muri? (paolo canti)

perché dire se una cosa è giusta o sbagliata vuol dire costruire muri? Questo non riuscirò mai a capirlo perché la mia esperienza nella vita dice il contrario.