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LA STORIA/ Lamezia, ricominciare a sperare intorno a una caffetteria

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Personaggi strani, periferici appunto. Come don Camillo e Peppone che pur battendosi senza esclusione di colpi per le loro idee non le fanno mai prevalere a discapito del bene di chi hanno di fronte; o come Giobà che rifiuta notorietà e soldi per affermare la sua dignità; e i personaggi jannacciani, come il contadino di Ho visto un re che non mostra alcuna subalternità di fronte al potere che gli porta via tutto, o come il meridionale diHoé sunt chi, che negli anni del boom si trasferisce a Milano e pur nelle difficoltà è determinato dallo stupore per ciò che di bello vede. Per Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, ideatore e tra i curatori della mostra, che ha condotto la serata a Lamezia, quello che appare periferia è in realtà un centro perché fa emergere la natura umana in tutte le sue risorse e possibilità. Come si è visto nel ricchissimo dibattito, i giovani e meno giovani calabresi presenti all’incontro hanno sentito profondamente vicini questi personaggi, l’irriducibilità della loro coscienza, il loro desiderio di positività, di riscatto, la loro libertà da ogni potere di turno. Dimensioni di cui i due autori sono stati maestri e senza dubbio ciò che serve per ricominciare.

 

(Silvia Becciu)

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