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PAPA A CUBA E IN USA/ Mons. Becciu: dall'Avana all'Onu, ecco cosa chiederà Francesco

Pubblicazione:sabato 19 settembre 2015 - Ultimo aggiornamento:venerdì 6 novembre 2015, 0.12

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Si chiesero come mai lo Stato cubano, che aveva avuto difficoltà per tanti anni con la Chiesa, si fosse rivolto all'istituzione ecclesiastica e in particolar modo al cardinale Ortega, presidente della conferenza episcopale, affinché facessero da mediatori. Si riconosceva il ruolo della Chiesa all'interno della società, un ruolo nuovo. Avevano visto che la Chiesa aveva mantenuto il suo prestigio ed era diventata un punto di riferimento per tanta gente a Cuba. Penso che la visita di Papa Francesco consoliderà ancora di più questo nuovo clima che si è creato tra il governo cubano e la Chiesa.

 

Dopo l'ultima udienza in Vaticano, Raul Castro ha detto che se il Papa continuava così lo avrebbe riportato in chiesa a seguire una messa. Era solo una battuta o c'è una fascinazione in atto?

Certamente è stata una battuta simpatica. Poi non sappiamo cosa c'è nel cuore degli uomini. Ricordiamo che anche lui insieme al fratello sono stati alunni del collegio prima dei Fratelli cristiani e poi dei Gesuiti: qualcosa sarà rimasto nel cuore dei due. Ricordo che Fidel, in un'intervista che uscì in un libro pubblico, ricordava quei tempi come tempi meravigliosi, quando stava nel collegio e ammirava i gesuiti per la preparazione, il disinteresse, la capacità di dialogare con i ragazzi. Ricordava con molta simpatia quei momenti. L'unica cosa che rimproverava loro, l'unico difetto, è che erano anti-comunisti…

 

E' vero che Raul Castro, che diceva di averne sentite fin troppe di messe, parteciperà a qualche messa di Papa Francesco?

Ha fatto questa battuta… Ha partecipato alla messa di Benedetto XVI, quindi immagino che anche alla messa di Francesco sarà presente. Sarà presente poi il Signore, che lavora nel cuore degli uomini. Tutto può succedere.

 

E poi l'incontro con Fidel Castro. Cosa può portare in più nel viaggio di Papa Francesco?

Quando incontrò Benedetto XVI, mi colpì il fatto che Fidel gli avesse chiesto come dono l'invio di qualche libro spirituale, cosa che Papa Benedetto fece puntualmente. Papa Francesco avrà le sue belle parole, il momento sarà interessante perché Fidel è sensibile a questi valori. Immagino che sarà un momento importante anche per Fidel.

 

Cuba è solo la prima tappa, poi ci sarà l'impatto con il mondo americano. Il Papa sceglie ancora di partire dalla periferia per arrivare al centro. E' una strategia?

Il Papa ama le periferie. Sceglie Paesi meno considerati e periferici. Ricordo quando gli presentai la richiesta, che era in lista con altri Paesi, e non ci stavo dando molta importanza perché c'era stato da poco Benedetto e pensavo che Francesco non ritenesse opportuno andare Cuba. E invece appena sentì che c'era l'invito disse "No no, a Cuba vado. E ci vogliono stare un po' di tempo, non è solo uno scalo tecnico. Voglio passare qualche giornata con il popolo cubano". E' una scelta partita dal cuore, che poi si è inserita nel contesto Cuba-Stati Uniti e nel dialogo che è nato tra i due Paesi.

 

Il viaggio avrà anche ricadute politiche. Per il Papa c'è il rischio di qualche trappola, diventando una pedina diplomatica tra i due Paesi? 


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