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Cronaca

PAPA A CUBA E IN USA/ Mons. Becciu: dall'Avana all'Onu, ecco cosa chiederà Francesco

Ha organizzato il viaggio a Cuba e negli Stati Uniti di papa Francesco, che partirà questa mattina per l'Avana e martedì 22 volerà da Cuba a Washington DC. Parla mons. ANGELO BECCIU

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

Ha organizzato il viaggio a Cuba e negli Stati Unitidi papa Francesco, che partirà questa mattina per l'Avana e martedì 22 volerà da Cuba a Washington DC. Monsignor Angelo Becciu, diplomatico di lungo corso, già nunzio apostolico  a Cuba e attualmente sostituto della Segreteria di Stato, parla in questa intervista di un viaggio, quello di papa Francesco, che si rivela attesissimo e difficile.  L'intervista a monsignor Becciu è stata trasmessa ieri su Tv2000.

Monsignor Becciu, il prossimo viaggio di Papa Francesco è il più lungo ma anche il più difficile.

Abbiamo le giornate contate e quindi appare lungo. Sì, ha i suoi aspetti di difficoltà, ma a guardare il Papa non vien da pensare che egli lo veda difficile. Direi che suscita nel Santo Padre un sentimento di entusiasmo, unito al desiderio di conoscere Cuba e di poter parlare agli Stati Uniti soprattutto sul tema della famiglia. Quindi direi impegnativo, più che difficile.

Lei è arrivato a Cuba come ambasciatore del Papa nel 2009. Sappiamo che l'isola le è rimasta nel cuore, può raccontarci qualcosa della sua esperienza?

Sono andato a Cuba dopo l'esperienza in Angola, inviato come nunzio apostolico da Papa Benedetto XVI. Cuba attrae le genti perché trovi un grande calore umano nella gente, e poi per noi preti e per l'esperienza di Chiesa che si vive. Un'esperienza di Chiesa che va all'essenziale dell'essere Chiesa. Quello che ho scoperto e quello che amavo ripetere ai vescovi era proprio questo: "Voi ci avete anticipato in quello che sarà la Chiesa in Europa". La scristianizzazione a Cuba è iniziata da tempo, qui in Europa sta iniziando e progredendo. Qualcuno dice che addirittura non solo si vuole relegare la Chiesa nelle sacrestie, ma si vogliono eliminare i valori della Chiesa e i valori evangelici e giudicarli come non-cultura. Si vorrebbe tentare lo sradicamento totale di ciò che è il messaggio evangelico. Cuba forse ci ha preceduto in questo, ma l'essenza della Chiesa alla fine consiste nell'annuncio della Parola, vivere questa Parola ed essere segno della presenza di Dio tra gli uomini. Per cui ti lasciano senza chiese, scuole, istituzioni caritative. Ma i sacerdoti, i vescovi e i cristiani cubani non si sono scoraggiati, non si sono depressi e non sono rimasti passivi. Hanno riscoperto l'essenza del Vangelo, del vivere la parola di Dio in maniera più radicale, facendo della Chiesa una vera comunità tra credenti. E' una cosa che ti tocca il cuore e ti converte.

Dai suoi contatti nell'isola è riuscito a capire quali sono le attese e i sentimenti alla vigilia di questo viaggio così importante?

C'è una grande attesa. Ho sentito il nunzio qualche giorno fa e la gente aspetta con grande ansia l'arrivo del Papa. Il caso di Cuba è unico, tre diversi Papi, contando anche Francesco, sono venuti in quest'isola. L'ultima visita non c'è stata da molto tempo: Benedetto XVI è venuto nel 2012. Eppure c'è il desiderio di incontrare Papa Francesco e il fatto che lui sia sudamericano aiuta, ma la sua parola e il suo carisma hanno toccato il cuore dei cubani fin dall'inizio. I vescovi hanno saputo presentarlo, la stessa televisione cubana spesso ha presentato la figura del Papa e ogni sera sta riservando uno spazio delle sue trasmissioni a Francesco. Questo è interessante, perché prima era più difficile aver questo spazio.

La Santa Sede è stata una degli artefici del disgelo tra Cuba e Stati Uniti. Ci può dire esattamente quale è stato il ruolo del Papa e della Chiesa?