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Cronaca

ABORTO/ Papa Francesco, lo "scandalo" del perdono di Dio

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

Israele scoprì il riaccadere dell'Alleanza, voluta da Dio innanzitutto come offerta unilaterale di una salvezza ben più grande di ogni immaginazione, connessa inscindibilmente a un'impensabile opportunità di crescita nella conoscenza e nella maturazione di ogni Israelita. Ed era chiaro a tutti quanto tale salvezza fosse gratuita, immotivata, immeritata, fino ad apparire perfino "ingiusta", nella totalità di "impegno" di un Dio che si faceva vicino come mai alcun popolo aveva potuto sperimentare.

Sapere e ricordare di essere generato dall'amore creante di un Altro, che come con Abramo e con Mosé si rimette sulla via dell'incontro con ogni uomo: ecco il significato ultimo del giubileo dell'Antico Testamento.

Ma anche per i primi cristiani fu così. Infatti, sebbene le radici storiche dell'attuale configurazione dell'anno santo vadano trovate nella bolla Antiquorum habet fide relatio di Bonifacio VIII (1300), qualcosa di assai simile all'evento che stiamo per celebrare era già diventato parte dell'esperienza storica della Chiesa antica, intorno all'anno 150. A quell'epoca, la penitenza postbattesimale (quello che per noi oggi è il Sacramento della Penitenza) era ancora considerata un evento eccezionale, e non mancavano i rigoristi secondo i quali quanti peccavano in modo grave (omicidio, adulterio, apostasia…) dopo aver ricevuto il grande perdono del Battesimo, potevano solo essere esclusi dalla comunione ecclesiale, perché avevano mostrato di disprezzare il dono di salvezza che avevano ricevuto e che era costato la Croce di Cristo. Nello stesso tempo, però, l'esperienza quotidiana mostrava il pentimento sincero e il desiderio di riconciliazione di tanti che avevano peccato, e ci si domandava se fosse davvero conforme alla volontà di Cristo che costoro restassero senza possibilità di essere riaccolti nella compagine ecclesiale. Proprio in questo frangente avvenne qualcosa di inatteso, testimoniatoci da uno degli scritti più antichi della Chiesa di Roma, il Pastore di Erma. Erma, un profeta, ebbe una visione nella quale un angelo in forma di pastore gli annunciava che Dio stesso voleva un tempo nel quale fosse annunciata la possibilità di una seconda penitenza, con queste parole: "per coloro che furono chiamati alla fede in passato, e non negli ultimi giorni, il Signore ha stabilito una penitenza, perché Egli, che conosce i cuori e tutto prevede, ha compreso la debolezza umana e l'astuzia del demonio, le sue losche macchinazioni contro gli uomini. E così il Signore, che è misericordioso, ha avuto pietà della Sua creatura, e ha stabilito questa penitenza". Anche da questo libro, così venerabile da essere stato talvolta considerato come appartenente al Nuovo Testamento, prende origine un tratto caratteristico della Chiesa di Roma: essersi sempre distinta per una particolare capacità di accoglienza e di riconciliazione verso i peccatori.