BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CAOS MIGRANTI/ La domanda che viene "prima" dell'accoglienza, dei vertici e delle quote

Pubblicazione:mercoledì 23 settembre 2015

Infophoto Infophoto

Ho assistito tempo fa ad un pranzo in una famiglia impegnata in una casa di accoglienza, dove, parlando di queste cose, un loro figlio di tredici anni che voleva capire di più quello che si diceva, fu invitato da un adulto presente a mangiare insieme un'arancia che avevano lì sul tavolo, dicendogli: "Questa arancia è stata messa lì per te, ora mangiala, come ne hai già mangiate tante, ma questa volta assaporala pensando a quanti ragazzi come te, senza colpa, non possono mangiarla; tu non puoi fare niente per loro, ma loro ti aiutano a mangiare questa arancia con più verità, a trattare te stesso e il reale con più verità, cioè con più coscienza dello scopo per cui tutto ti è dato. Cosa nascerà da questa consapevolezza non lo sai, ma tu sarai pronto". Dopo averla mangiata il ragazzino si è messo a piangere dalla commozione e gli adulti presenti con lui.

Se usiamo questa occasione di imponente richiesta di aiuto per imparare uno sguardo così sulla realtà, alla fine, prima di essere più accoglienti, innanzitutto siamo più veri e il dolore nel cuore che ci crea una situazione bisognosa in cui oggettivamente, se mai, uno non può fare niente (quando volte mi è capitato e mi capita di dire dei no) ci rende più attenti e più veri con noi stessi nel trattare la realtà a cui invece dobbiamo o possiamo dire sì: i propri familiari, tuo figlio che sta prendendo una brutta piega, quello che hai adottato e ti verrebbe voglia di rispedire da dove è venuto tanto è irriconoscente, i propri compagni di lavoro, l'aiuto a una comunità che può accogliere chi tu non puoi accogliere...Da questo sguardo vero sull'essere nasce tutto, anche un'accoglienza che prima ti sembrava impossibile.

E, soprattutto per noi cristiani, questa è un'occasione preziosa per comprendere il dono della Presenza di Cristo, perché, anche se si destasse per un istante una lealtà con se stessi, senza la forza conoscitiva di un incontro che la ridesta continuamente, l'occasione per mollare questa tenuta è dietro l'angolo. Chi sperimenta, almeno per un attimo, di avere un cuore così, infatti, non può non avere il grido di una presenza che lo sostenga. Per questo la Chiesa permane nella storia.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  

COMMENTI
24/09/2015 - Tu sei un bene per me (claudia mazzola)

Carissimo Mario Dupuis, ti sono grata. Ho proprio bisogno di persone come te che mi aprono gli occhi ed il cuore.

 
23/09/2015 - caos migranti (delfini paolo)

I ragazzi poveri delle favelas non sono comunque paragonabili a tutti i falsi profughi che vengono in Europa con uno scopo politico-religioso ben preciso.

 
23/09/2015 - Io senza fede non accolgo... grazie a Dio (claudia mazzola)

"Non occorre la fede per fare questo percorso". E allora Gesù Cristo cosa è morto a fare in croce per noi se siamo già così bravi?

RISPOSTA:

Nella mia esperienza ho capito che Cristo non è venuto perché non ero bravo e così con Lui lo sono diventato. Cristo non è venuto ad aiutarmi ma a SALVARMI. E così ha liberato quell'energia del cuore che è insita in ogni uomo. E' talmente insita che può scatenarsi, negli animi più nobili, anche senza essere cristiani, cioè aver incontrato Cristo. Questo "senso religioso" ci accomuna a tutti gli uomini e Cristo, per chi lo ha incontrato, lo ridesta a tal punto da riconoscerne i segni, anche labili, in ogni uomo perché, strutturalmente, siamo fatti tutti a immagine e somiglianza di Dio. Un artista non cattolico venuto ieri sera a Ca' Edimar mi ha detto "Voi qui ridate ad ognuno che viene la speranza". Grazie Claudia. MD