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NO BORDER / Ventimiglia, episodio di violenza al presidio: indagini in corso

La denuncia di stupro dopo più di un mese: secondo fonti di stampa la donna sarebbe stata obbligata a non denunciare il sengalese che l'aveva violentata ecco cosa è successo

Immagine di archivio Immagine di archivio

Ventimiglia, per molte settimane molti migranti che volevano passare il confine e andare in Francia sono rimasti accampati sugli scogli della cittadina ligure. La Francia infatti bloccava l'accesso. Adesso non c'è più nessuno, ma emerge improvvisamente un fatto gravissimo. A sostenere i profughi accampati in quei giorni c'erano anche gli attivisti del movimento antagonista No Borders, sia italiani che francesi. Viene allestito un vero e proprio accampamento, circa un centinaio di attivisti e molti profughi, in gran parte senegalesi, che è aperto ancora oggi. Manifestazioni non autorizzate, blocchi stradali, poi tutti nelle tende nella pineta dei Balzi Rossi. Una attivista che si trova a Ventimiglia da oltre un mese denuncia solo ora di essere stata stuprata da uno dei senegalesi. Lo stupro avviene durante una serata di festa, musica alta, l'uomo abusa della donna per oltre un'ora ha detto alla polizia. Poi sono intervenuti alcun attivisti e hanno cacciato l'uomo. Un episodio avvenuta da settimane, ma denunciato solo ora. Perché? "Gli altri ragazzi hanno scacciato quel giovane, ma mi hanno chiesto di tacere per evitare ripercussioni sugli altri stranieri. Gli altri mi hanno convinta a tacere. Hanno detto che avrei delegittimato le lotte dei No Border. Alla fine sono rimasta lì. Mi trovavo bene e comunque ho avuto l’impressione di non essere creduta" ha detto alla polizia. Che adesso sta cercando il senegalese e indaga anche sei attivisti per possibile favoreggiamento. La storia e le dichiarazioni della donna sono riportate oggi dal quotidiano ligure Il secolo XIX, l'indagine e le verifiche del caso sono in corso.

Il presidio No Border a questo proposito ha diffuso il seguente comunicato:

Come Presidio Permanente No Border non abbiamo mai avuto interesse nel prendere parte a polemiche che riteniamo sterili. Negli ultimi giorni però stiamo osservando attacchi personali, mediatici e politici ai quali riteniamo di dover rispondere con decisione. In particolare rifiutiamo con forza e disappunto l’accusa di aver coperto un atto di violenza sessuale nei confronti di una donna che dimorava al campo. La persona in questione non è mai stata un’attivista del presidio, ma era invece stata accolta dalla strada perché in stato di bisogno. Affermiamo con certezza che il campo No Border è composto da donne e uomini che mai sminuirebbero né coprirebbero atti di una tale gravità. Ogni giorno, anzi, viene posta una scrupolosa attenzione alle dinamiche di genere e al rispetto della sensibilità e della cultura di ciascun membro del campo. Non vogliamo entrare nel merito dei dettagli della questione, sicuri che ogni aspetto della vicenda sarà chiarito nelle sedi legali di pertinenza con le indagini della magistratura. Sereni nella nostra posizione, denunciamo le continue calunnie rivolteci da parte di singoli e giornalisti. Crediamo che questo tipo di dichiarazioni serva unicamente allo scopo di distogliere l’opinione pubblica dal punto cruciale degli eventi: la necessità di un dibattito pubblico onesto e risolutivo sulle centinaia di migliaia di migranti in viaggio che continuano ad essere soggetti a discriminazioni razziali che credevamo ormai superate. Mentre sui giornali leggiamo continuamente che il problema sarebbero le persone resistenti alla frontiera tra Ventimiglia e Mentone e tutti i solidali che li sostengono, ribadiamo piuttosto l’importanza di interrogarci tutti sulle politiche repressive e disumanizzanti dell’Unione Europea.

Presidio Permanente No Border Ventimiglia

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