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MARTA DELIGIA / La storia della giovane sarda uccisa dall’ex fidanzato, raccontata oggi a Amore Criminale

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MARTA DELIGIA, STRANGOLATA DALL'EX FIDANZATO, LA SUA STORIA: La terza puntata della nuova serie di "Amore criminale", in onda questa sera su Rai Tre, affronterà nella sua seconda parte la tragica vicenda di Marta Deligia, ventisettenne sarda uccisa dall'ex fidanzato, reo confesso, all'alba del 23 settembre di due anni fa. Marta, nata a Villacidro, a poche decine di chilometri da Cagliari, è descritta come una ragazza solare e serena dai suoi concittadini e dai proprietari del bar tabacchi in cui lavorava, fino all'arrivo dei problemi con Giuseppe Pintus, di nove anni più grande di lei, l'ex fidanzato poi diventato il suo assassino. Una relazione sentimentale di quattro anni, tormentata dagli atteggiamenti morbosi dell'uomo, geloso e violento, che, secondo le ricostruzioni, si era conclusa a maggio del 2013, quando la ragazza aveva deciso di porre fine al legame, per lei troppo turbolento. L'uomo, però, non si era voluto rassegnare alla fine della sua storia con Marta e, secondo quanto emerso nel corso del processo, aveva cominciato a comportarsi in modo sempre più inquietante, portando la ragazza, soltanto all'inizio di settembre, a firmare una denuncia per stalking contro l'ex fidanzato: pedinamenti, appostamenti, telefonate, sms e, soprattutto, continue minacce di morte, che si alternavano a dichiarazioni d'amore. Come riportava il giorno dopo l'omicidio il quotidiano "L'unione sarda.it", Marta, prima di arrivare alla denuncia, aveva chiesto consiglio ad una Maresciallo dei Carabinieri: nonostante la ragazza fosse esasperata e si sentisse perseguitata da Pintus, trovandolo ovunque, dal portone di casa al posto di lavoro, non avrebbe voluto denunciarlo, ma solamente allontanarlo e continuare la propria vita serenamente, all'epoca, infatti, si era rifiutata di firmare la denuncia, nonostante i carabinieri avessero insistito perché ne presentasse una contro l'ex fidanzato. Ma Giuseppe Pintus era stato talmente perseverante nel minare la tranquillità di Marta Deligia che la ragazza, il 6 settembre successivo, aveva deciso di richiedere l'Ammonimento del Questore in via ufficiale. Purtroppo, a causa dei tempi della burocrazia, la denuncia è stata lenta ad arrivare a conclusione, la notifica sarebbe coincisa proprio con il 23 settembre, il giorno del tragico epilogo di questa drammatica storia. Dalle ricostruzioni è emerso che quella mattina presto, come al solito, Marta Deligia si sarebbe vestita per andare la lavoro e sarebbe uscita intorno alle 4 e 30 dal portone, dove ha trovato Pintus che l' ha costretta a salire nella propria auto. A questo punto, secondo la confessione dello stesso omicida, i due hanno avuto un diverbio e l’uomo l'ha uccisa strangolandola a mani nude. Quindi l'omicida, dopo aver abbandonato il corpo di Marta nella sua auto sotto un albero, è scappato facendo una serie di telefonate nelle quali ha confessato il delitto, prima ad un'amica poi ai carabinieri, chiamate che hanno permesso alle forze dell'ordine di rintracciarlo. Sempre secondo "L'Unione Sarda.it", la prima telefonata sarebbe stata all'amica, alla quale l'uomo avrebbe confessato di aver "fatto una cavolata", di aver ucciso, cioè, Marta e, per il timore del carcere, di voler uccidere anche se stesso. In seguito il ragazzo ha chiamato il 112, Pintus avrebbe continuato a minacciare il suicidio, proposito dal quale sarebbe stato distolto da uno dei carabinieri con cui avrebbe parlato per telefono. Una volta rintracciato l'uomo, sono scattate immediatamente le manette. In breve la notizia del tragico accaduto si è diffusa per la città, scatenando schock e rabbia, tanto che già nel corso della mattinata un gruppo nutrito di persone ha iniziato a piantonare l'edificio in cui l'assassino si trovava rinchiuso, chiedendo a gran voce giustizia. Dopo solo due mesi, il 21 novembre, si è tenuta la prima udienza di un processo atteso non solo dalla famiglia di Marta Deligia, che si è costituita parte civile, ma dall'intera popolazione della cittadina straziata da un tanto brutale omicidio. Il processo si è concluso qualche mese fa, e nel corso delle varie udienze sarebbero emersi alcuni particolari dell’omicidio. Durante il processo è stato ripercorso l'iter fatto dalla giovane, prima di essere uccisa, dai primi tentennamenti, fino alla richiesta di aiuto allo Stato e alle forze dell'ordine, un supporto che era stato approvato, ma che sembra essere arrivato tardivo e non è riuscito a dare alla ragazza la protezione di cui aveva bisogno. La notifica della denuncia sarebbe arrivata a Pintus proprio il giorno del delitto. Un altro dettaglio è emerso dall'udienza dell'ottobre 2014, il turno del consulente per l'accusa, il medico legale Paribello, infatti, ha dichiarato in aula che la giovane donna sarebbe morta a causa di uno strangolamento prolungato, la giovane, quindi, avrebbe incontrato una morte lunga e dolorosa e non rapida come si sarebbe pensato inizialmente. Al termine del processo, nonostante le richieste dell'accusa e dei familiari, Giuseppe Pintus non è stato condannato all'ergastolo: all'inizio di quest'anno è arrivata la sentenza, e l'omicida è stato condannato a trent'anni di reclusione. E' la rivista "La Nuova Sardegna" che pubblica le reazioni dei fratelli della giovane uccisa nel 2013: Antonello e Roberto Deligia si sono dichiarati delusi, dal momento che l'uomo che ha portato via loro la sorella prima o poi potrà uscire dal carcere. Ciononostante, i due si sono detti comunque soddisfatti, come i loro legali, del fatto che il giudice si sia reso conto della terribile gravità di quanto accaduto, e che, anche in questo caso, come in tanti altri episodi di cronaca e di violenza contro le donne, deve far riflettere: non si è trattato di un episodio inatteso, ma di un omicidio annunciato che, come in altri casi, poteva essere evitato.



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