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ADOZIONE O AFFIDAMENTO?/ Col nuovo ddl si sfata un vecchio tabù

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Ma oggi occorre prendere coscienza di un nuovo dato di fatto: spesso l’affidamento – istituto per sua natura a tempo determinato - non è più «temporaneo» ma si prolunga, dando origine a rapporti solidi e profondi tra affidato e famiglia che lo accoglie. E’ questa l’osservazione alla base del disegno di legge in discussione alla Camera e già approvato dal Senato. Una legge che mira a sfumare la distinzione fin qui assoluta tra affidamento e adozione e a consentire, laddove sia nell’interesse del minore, l’adozione da parte della famiglia affidataria per non spezzare il principio della «continuità affettiva». La legge sottolinea che quando l’affido supera i 24 mesi – e secondo un rapporto dell’Istituto degli Innocenti del 2011 questo accade in oltre il 60% dei casi - capita non di rado che un bambino o una bambina, già provati da una prima separazione, siano sottoposti ad una seconda dolorosa frattura e “trasferiti” a una terza famiglia. Proprio per ovviare a queste dolorose situazioni, la legge propone, in quattro brevi articoli, che il giudice che deve decidere sull’adottabilità di un minore affidato tenga conto dei legami affettivi significativi e del rapporto stabile e duraturo consolidatosi tra il minore e la famiglia affidataria, sempre ovviamente che quest’ultima chieda di poterlo adottare e che sia in possesso dei requisiti che la legge richiede agli aspiranti genitori adottivi. La legge prevede che anche nel caso in cui la famiglia adottante sia un’altra, vada tutelato, «se rispondente all'interesse del minore, la continuità delle positive relazioni socio-affettive consolidatesi durante l'affidamento».

Alcune associazioni hanno fatto presente il rischio che si possa utilizzare l’affido familiare come una “scorciatoia” per l’adozione che verrebbe estesa a soggetti privi dei requisiti previsti dall’attuale normativa in tema di adozione. In realtà la legge attuale vuole tutelare soprattutto il valore della relazione instauratasi tra il bambino e la sua famiglia affidataria, il suo diritto ad essere amato. Il passaggio dall'essere famiglia affidataria di un minorenne al divenirne famiglia adottiva deve essere circoscritto ai casi in cui gli affidatari siano in possesso dei requisiti previsti dalla legge 184/83: essere coniugati, dimostrare la stabilità del rapporto di coppia, possedere una certa differenza di età con il minorenne, il che evita improprie derive verso l'adozione di minorenni da parte di persone single o anziane. Tutelare le relazioni affettive del minore è senza dubbio un concetto positivo: nell’attuazione però occorre evitare alcune potenziali manipolazioni del testo di legge. Occorre incrociare stabilità e durata, è ovvio che non si può fissare un lasso di tempo, perché per un bambino piccolo due anni sono tantissimi, per un adolescente meno». Il passaggio dall’affido all’adozione dovrebbe avvenire solo nei casi in cui la famiglia affidataria possieda i medesimi requisiti richiesti dalla legge alle famiglie adottive, a cominciare dalla convivenza e dalla differenza di età con il minore.

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