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ADOZIONE O AFFIDAMENTO?/ Col nuovo ddl si sfata un vecchio tabù

Pubblicazione:mercoledì 30 settembre 2015

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I dati del Rapporto del ministero del Lavoro sui minori fuori famiglia mettono in evidenza che nei cinque anni fra il 2007 e il 2012 gli affidi sono scesi del 16%. L’Italia sta perdendo la capacità di farsi carico dell’infanzia in difficoltà. Di certo il calo non è imputabile a un crollo del bisogno: in questi anni di crisi è inverosimile immaginare che le famiglie in difficoltà e i bambini che hanno bisogno di un aiuto siano scomparsi. Più ragionevole invece immaginare - come tante voci sul campo testimoniano da tempo - che il nostro sistema di tutela e protezione dell’infanzia non sia più in grado di agire come dovrebbe. Ma forse anche le famiglie affidatarie non si sentono più sufficientemente tutelate nella loro capacità di mettersi in gioco a tutto campo per prendersi cura di bambini in difficoltà. Vivono spesso nell’ansia che il bambino possa essere sottratto alle loro cure e dato in adozione ad altri che nulla sanno di lui e che fino a quel momento sono stati degli estranei per il bambino che potrebbe sentirsi abbandonato, tradito, due volte.

Sembra un fatto ovvio e scontato, ma la realtà di cui facciamo esperienza ogni giorno ci dice che non sempre è così. Non è scontato essere amati nella famiglia in cui si nasce, ma a volte non è scontato neppure essere amati in una famiglia adottante o in una famiglia affidataria. Eppure quando questa speciale alchimia di affetti e di legami duraturi si crea, ed un bambino è amato e si sente amato dalla piccola comunità che chiamiamo Famiglia, allora questo rapporto va salvaguardato ad ogni costo, modificando la legge se questo è necessario. E’ quanto accade con l’attuale disegno di legge che consente alle famiglie affidatarie di poter adottare il bambino accolto in affido, mentre fino ad oggi questa soluzione appariva preclusa, proprio per le sostanziali differenze che sussistono tra l’affidamento familiare e l’adozione.

1. l'affido è temporaneo, l’adozione è definitiva: nell’affido si accoglie un bambino la cui famiglia sta attraversando un periodo di crisi, nell’adozione si accoglie un bambino per cui si è accertata la situazione di abbandono;

2. nell’affido rimane sempre il legame con la famiglia d’origine, il bambino vede i propri genitori che rimangono un riferimento per lui e che possono dare indicazioni riguardo l’educazione e l’istruzione del bambino; nell’adozione il legame con la famiglia d’origine viene interrotto per sempre;

3. nell’affido il bambino mantiene il proprio cognome e la propria residenza e non cambia la natura giuridica del rapporto tra il minore e i suoi genitori; nell’adozione il bambino diventa figlio a tutti gli effetti prendendo il cognome dei genitori adottivi e assumendo diritti e doveri;

4. nell’affidamento, per legge, non sono previsti limiti rispetto alla differenza di età fra minore ed affidatari.


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