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PAPA/ Maddalena: io, giudice, all'amnistia preferisco la grazia

Pubblicazione:venerdì 4 settembre 2015

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

La "misericordia" e il "perdono" non sono categorie esclusivamente morali, estranee allo stato laico di diritto. Ma lo strumento della "grazia" — atto di clemenza individuale più attento ai percorsi rieducativi — appare più idoneo a declinarle rispetto all'"amnistia": provvedimento "di massa", indifferenziato, a rischio di esiti sociali indesiderati sul piano del disincentivo a comportamenti illeciti. E' il pensiero di Marcello Maddalena — procuratore generale di Torino — che in una conversazione con ilsussidiario.net osserva che la "pastorale della misericordia" di Papa Francesco ha sempre guardato al peccatore, non al  peccato. Lo stesso atteggiamento di cuore da cui Maddalena ricorda di esser rimasto colpito ai funerali di Vittorio Bachelet, ucciso dalle Brigate rosse: "Il figlio sacerdote invitò a pregare anche per gli assassini"

 

Dottor Maddalena, papa Francesco in occasione del Giubileo ha chiesto un gesto di amnistia. Può una invocazione di "misericordia" come quella del papa essere accolta e modellata dal diritto?

Francamente non mi risulta che almeno in Italia il Giubileo abbia sempre costituito l'opportunità di una grande amnistia. Nel 2000 Papa Giovanni Paolo II la invocò con forza ma non venne concessa. La richiesta venne rinnovata nel 2002 ma solo nel 2006 si ebbe un provvedimento che non fu però di amnistia ma di semplice indulto. Ovviamente uno Stato laico come il nostro dovrà poi fare le "sue" valutazioni, di natura prettamente politica. Quanto alla "misericordia" ed al "perdono" ritengo che lo strumento più idoneo per praticare queste virtù da parte di uno Stato non sia tanto quello generalizzato dell'amnistia e dell'indulto che riguarda una moltitudine indifferenziata di persone (la gran parte responsabili di reati molto gravi o comunque ritenuti molto gravi dall'opinione pubblica), ma quello della "grazia", provvedimento individuale che guarda alla singola persona, ne valuta il percorso di rieducazione, ne accerta il venir meno della pericolosità sociale. Ed anche se l'istituto non a tutti piace e un certo, sia pur minimo, impatto sull'efficacia deterrente in generale della pena la ha, certo è che la "misericordia" ed il "perdono" hanno qui un senso in quanto non si pongono in contrasto con le esigenze di sicurezza della collettività, ma trovano fondamento in un'effettiva rieducazione, non meramente teorica, se non addirittura in un reale "pentimento".

 

Nel nostro ordinamento l'amnistia ha avuto due ambiti d'applicazione: uno è la ricomposizione delle grandi fratture sociali, come avvenne dopo la seconda guerra mondiale. L'Italia oggi ha bisogno di un'amnistia? 

Personalmente sono contrario ai provvedimenti generalizzati di clemenza per le ragioni che ho sopra esposto. Tali provvedimenti possono avere una loro ragion d'essere quando si è in presenza di una grossa esigenza di "pacificazione" sociale (in genere dopo guerre civili o il passaggio da un regime ad un altro o dopo altri avvenimenti che provocano gravissime tensioni sociali) ed in cui quindi possono rappresentare lo strumento perché si torni ad una civile convivenza; negli altri casi possono addirittura avere, per consolidata esperienza, effetti criminogeni perché valgono a rafforzare il diffuso sentimento di sostanziale impunità che è ovviamente molto diffuso in un paese, come il nostro, il cui il rispetto della legalità non è proprio il valore più praticato.

 

L'altro ambito di applicazione è il mantenimento di uno strumento tipicamente "sovrano" nelle prerogative di un Capo della Stato eletto, anche se sempre all'interno dei meccanismi democratici. Dal 1990, in ogni caso, l'amnistia non è più stata concessa. Al di là del contesto meramente politico, l'amnistia è ancora uno strumento compatibile con le democrazie bipolari, molto competitive al loro interno? 


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COMMENTI
04/09/2015 - Provvedimenti generalizzati per categorie (fabio sansonna)

Sono d'accordissimo col giudice Maddalena che è contrario a provvedimenti generalizzati, e favorevole alla grazia che considera il soggetto, l'individuo. I carcerati non sono una categoria omogenea, ognuno ha la sua storia e per ognuno la società può avvalersi o meno di un provvedimento di clemenza, in base alla storia della persona. Come nel caso dei divorziati risposati, non si può parlarne come se fossero una categoria omogenea: ogni storia è diversa, c'è chi merita più comprensione e chi meno (chi lascia coniuge e figli per una passine e egoistica merita solo calci nel culo, non la Comunione: come diceva il card Schonborn di recente, le prime vittime sono i figli, non gli adulti). Non sono d'accordo quindi con Papa Francesco quando parla per categorie e solo perché parla per categorie senza differenziare al loro interno. Carcerati e divorziati risposati non sono categorie composte da elementi omogenei: la misericordia è verso il singolo, non verso la categoria.