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PAPA/ "Accogliete una famiglia di profughi": il Vangelo non è una metafora

Pubblicazione:lunedì 7 settembre 2015

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Le uniche che ho trovato pronte — udite udite — sono state delle monache di clausura. Taccio l'ordine e il luogo per via del vangelo quando dice che la destra non deve sapere cosa fa la sinistra (cfr Mt 6,3). Queste monache da tempo hanno deciso di privarsi di alcuni loro spazi e di darli, sotto tutela del vescovo, a famiglie di profughi. Perché il Papa, mi hanno detto, questa cosa non è la prima volta che la chiede. Mi hanno spiegato che quando Gesù dice a Giuda "i poveri li avrete sempre con voi" (Gv 12,8 e paralleli) vuol dire che la chiesa per essere tale deve sempre lasciarsi interpellare dai poveri, cioè deve avere sempre dei poveri che intralciano la sua vita ecclesiale. 

Che ti fanno smettere di essere belli, puliti, ordinati, e che ti scombinano i piani. Cioè, insomma, che ti fanno venire i brividi lungo la schiena.



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COMMENTI
07/09/2015 - E per le famiglie italiane no? (Carlo Cerofolini)

Visto che questo è il Giubileo della misericordia, perché allora non estendere lo stesso tipo d’accoglienza anche alle tante famiglie e cittadini italiani che sono senza casa e che sono indigenti?

 
07/09/2015 - Un avverbio, un articolo e due sostantivi (Giuseppe Crippa)

Caro don Mauro, sono andato poco fa a rileggermi su www.vatican.va (il sito ufficiale della Santa Sede) l’appello del Papa che ha fatto seguito all’Angelus di ieri. Dice testualmente: “Pertanto, in prossimità del Giubileo della Misericordia, rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Un gesto concreto in preparazione all’Anno Santo della Misericordia”. Mi scusi ma non trovo traccia dell’avverbio “almeno”. Comunque l’articolo “una” e soprattutto i sostantivi "famiglia" e “profughi” mi interpellano profondamente.