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Cronaca

PAPA/ "Accogliete una famiglia di profughi": il Vangelo non è una metafora

Ieri all'Angelus papa Francesco ha rivolto un appello alle parrocchie, ai monasteri e ai santuari perché accolgano una famiglia di profughi. Qualcuno lo sta già facendo. MAURO LEONARDI

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

Ieri, tra i cattolici che hanno ascoltato il Papa all'Angelus, credo che siano stati in pochi a non sentire i brividi. Il Vescovo di Roma ha chiesto a tutte le realtà ecclesiali, in modo molto fermo e netto, di prendere a casa propria almeno una famiglia di profughi. Ecco le parole esatte: "Chiedo a tutte le parrocchie, a tutti i conventi, a tutta la chiesa, di ospitare almeno una famiglia di profughi". E poi c'era il tono. Deciso, sereno, diretto.

Ci sono gli appelli alle comunità, i richiami alle nazioni, le esortazioni alle coscienze, gli interrogativi personali, le questioni interiori. E poi ci sono gli "alzati e cammina". Di solito con i primi ci si fanno i programmi sociali, le agende di partito, i progetti pastorali: cose buone e necessarie. Ma è con i secondi che si fanno i miracoli. Da duemila anni il cristianesimo cambia il mondo quando fa miracoli. 

E il Papa ieri ha chiesto di fare un miracolo. Ha chiesto di pregare con il cuore nelle mani e di aprire le porte.

Chi si fosse stancato di sentire parlare di ponti, cioè di sentir parlare il Papa, è accontentato. Nessuna metafora. Il ponte è diventato "un ponte di uomini". Migliaia di uomini in fila. È finito il tempo del ponte come metafora. Nessuna nuova metafora. Nessuna metafora. Il ponte che arriva alla porta di casa, è la porta di casa nostra. Il Papa ci dice "apri e ospita". È la versione 2.0 di "alzati e cammina". Il Papa dice che "di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere 'prossimi' dei più piccoli e abbandonati. Ci chiama a dar loro una speranza concreta". Il Vangelo ci chiama. Strano. Di solito il vangelo è passivo nelle mie mani: sono io che lo apro, lo leggo, ci prego, lo chiudo. Ora è lui che mi apre e mi chiama.

Ho fatto nel pomeriggio di ieri un giro di telefonate a parroci e responsabili vari di diverse realtà ecclesiali. Le risposte sono state quelle che mi aspettavo, cioè quelle che avrei dato anch'io: non ho sentito, belle le parole del Papa ma c'è il problema legale, noi facciamo altro, non possiamo metterci ad ospitare anche profughi. Comunque noi ne parleremo. Ne parleremo di certo visto che lo ha detto il Papa. 


COMMENTI
07/09/2015 - E per le famiglie italiane no? (Carlo Cerofolini)

Visto che questo è il Giubileo della misericordia, perché allora non estendere lo stesso tipo d’accoglienza anche alle tante famiglie e cittadini italiani che sono senza casa e che sono indigenti?

 
07/09/2015 - Un avverbio, un articolo e due sostantivi (Giuseppe Crippa)

Caro don Mauro, sono andato poco fa a rileggermi su www.vatican.va (il sito ufficiale della Santa Sede) l’appello del Papa che ha fatto seguito all’Angelus di ieri. Dice testualmente: “Pertanto, in prossimità del Giubileo della Misericordia, rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Un gesto concreto in preparazione all’Anno Santo della Misericordia”. Mi scusi ma non trovo traccia dell’avverbio “almeno”. Comunque l’articolo “una” e soprattutto i sostantivi "famiglia" e “profughi” mi interpellano profondamente.