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GIORNATA MONDIALE DELLA PACE/ Mons. Pennisi: solo misericordia e bellezza possono salvarci

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Piazza San Pietro  Piazza San Pietro

Rispondo con due esempi. Sullo scalone centrale del Liceo classico Vittorio Emanuele II di Palermo campeggia questa frase di Peppino Impastato, un eroe della lotta alla mafia che per molti anni è stato ignorato e dimenticato, nel vano tentativo di rimuovere il valore del suo sacrificio. "Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un'arma contro la rassegnazione, la paura e l'omertà. All'esistenza di orrendi palazzi sorti all'improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l'abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore". Peppino Impastato, che pagò con la vita la lotta alla mafia il 9 maggio del 1978, era convinto dell'importanza della educazione alla bellezza, "perché in uomini e donne non si insinui più l'abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore". Di questo abbiamo tutti bisogno, anche nella lotta per combattere la mafia. L'unica possibilità per non soccombere all'abitudine della rassegnazione è rimanere sempre vivi alla curiosità e allo stupore.

 

E il secondo?

Lo traggo dal titolo e dal contenuto del recente libro di don Julián Carrón: "la bellezza disarmata". Il libro, dopo un'analisi lucidissima sulla condizione dell'uomo moderno, ove ormai non risiede alcuna evidenza, nemmeno quella della consistenza dell'uomo stesso, pone una domanda: "Ma noi cristiani crediamo ancora nella capacità della fede che abbiamo ricevuto di esercitare un'attrattiva su coloro che incontriamo e nel fascino vincente della sua bellezza disarmata?" Il libro motiva ampiamente perché ciò oggi sia ancora possibile. Io aggiungo solo che i cristiani possono dare un significativo contributo al tema della pace, che riguarda tutti e richiede il contributo di tutti, a partire dalla propria identità e dell'esperienza della fede vissuta.

 

Andiamo ad un'altra parola chiave del messaggio di quest'anno: la misericordia.

Anche in questo caso non commettiamo l'errore di ritenere che la misericordia per quest'anno debba essere come il cacio sui maccheroni: ci deve stare sempre perché c'è il Giubileo. Il Papa scrive: "La misericordia è il cuore di Dio. Perciò deve essere il cuore di tutti coloro che si riconoscono membri dell'unica grande famiglia dei suoi figli". Quindi, la misericordia non è un affare dei cattolici, magari fino all'anno prossimo. E' una condizione di esistenza della convivenza umana, quindi elemento costitutivo della pace. Poi però rivolto ai fedeli aggiunge: "E' determinante per la Chiesa e per la credibilità del suo annuncio che essa viva e testimoni in prima persona la misericordia". Quindi, la misericordia è elemento costitutivo anche dell'esperienza ecclesiale.

 

In occasione della presentazione alla stampa del messaggio di quest'anno a lei è stato chiesto un contributo ed una testimonianza sul tema delle carceri. Perché? 


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