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Cronaca

COLONIA/ Quelle violenze che chiedono (anche) di cambiare noi stessi

L'interno del duomo di Colonia (Infophoto)L'interno del duomo di Colonia (Infophoto)

Dopo la notte di capodanno a Colonia ci sentiamo però oggi tutti cittadini di un impero ricco e sereno violato dai nuovi barbari. Che abbiamo lasciato entrare noi e che adesso si vorrebbero ributtare in mare. Che contrasto, tra i tedeschi che accolgono i rifugiati dalla Siria cantando l'inno alla pace di pochi mesi fa e il quadro odierno.

Quell'impero romano invaso dai barbari non è così diverso dalla gaia Europa occidentale che per decenni ha sfruttato, dimenticato, irriso i barbari che stavano al di là del Mediterraneo. Solo adesso che sono arrivati qui in mezzo a noi si scoprono e si ha una paura folle. Tutto è saltato per aria, anche quei centri islamici esempio di convivenza che avevo visitato decenni fa.

Ovviamente non è così semplice come in molti vorrebbero farci credere. Chi erano veramente i componenti delle gang della notte di capodanno e cosa volessero fare veramente non è chiaro a nessuno, ma di violenze analoghe se ne compiono continuamente tra le nostre strade e nelle nostre case, e non da parte di immigrati islamici, ma di figli dell'occidente, tra Quarto Oggiaro e Scampia. Al momento ci sono 32 sospetti della notte di Colonia che sono stati fermati e interrogati: nove sono algerini, otto marocchini, quattro siriani, cinque iraniani, un iracheno, più un serbo, un cittadino americano e tre tedeschi che si sono uniti al branco. 

A cercare di andare a fondo di un fatto che attende ancora accertamenti, vien da dire che in realtà non è in atto uno scontro di culture come qualcuno ama far credere. In realtà l'occidente e il mondo islamico hanno abdicato da tempo alle loro origini, quelle radici che trent'anni fa eravamo andati cercando in quel pellegrinaggio attraverso l'Europa. E che magari saremmo dovuti andare a cercare anche nel mondo islamico. E' il nichilismo totale, il mors tua vita mea che oggi detta le regole, tra l'impotenza e l'incapacità di dare giudizi dei nostri governanti nascosti al sicuro nel Parlamento europeo e nelle loro cancellerie. Che fingono di dimenticare o che nascondono sotto il tappeto le responsabilità che hanno per aver portato a questa situazione: "se ci aiutate a fare la pace in Siria, noi qui da voi non ci veniamo", disse un ragazzino siriano a un giornalista mesi fa. Non disse che quella guerra in Siria era stata scatenata dai cinici interessi e dall'incapacità dell'occidente a giudicare la realtà.

Dicono che nell'Alto Adige, tra i sentieri e le montagne, ci siano circa centomila crocifissi di legno lungo le strade solitarie dove una volta la gente viveva del suo duro lavoro nei campi e con le mandrie e che oggi sono attraversate solo da annoiati turisti. Ovunque si fermavano, quelle popolazioni lasciavano un crocefisso come testimonianza di quello a cui appartenevano e che dava senso alle loro esistenze. 


COMMENTI
10/01/2016 - Una luce nel buio della notte di Capodanno (Giuseppe Crippa)

Davvero triste constatare che Vites, nelle tre pagine del suo lungo articolo, ponga soltanto delle domande capziose (Chi erano veramente… cosa volessero fare…), colpevolizzi ingiustamente Quarto Oggiaro, che conosco e che ha altri problemi ma non questo, e concluda con l’ennesima domanda, posta peraltro dalla Persona dalla quale ci aspetteremmo invece il conforto di una risposta. Non mi resta che tornare a riflettere sull’affermazione che davvero illumina questo articolo, quella del bambino siriano: “Se ci aiutate a fare la pace in Siria, noi qui da voi non ci veniamo!”