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COLONIA/ Quelle violenze che chiedono (anche) di cambiare noi stessi

L'interno del duomo di Colonia (Infophoto) L'interno del duomo di Colonia (Infophoto)

Come l'annerito duomo di Colonia che silenzioso osserva il nuovo impero romano andare a pezzi, quei centomila crocifissi di legno stanno lì silenziosi e trascurati, nel dimenticatoio, una volta segno di un'identità precisa. Sono un esercito imponente che ricorda qualcosa che non sappiamo più riconoscere. Il mondo è impazzito e si trascina verso la fine, proprio come in quei gironi del 1984. Chi può dire cosa accadrà?

Il prossimo 17 gennaio la Chiesa celebra la giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Il testo del messaggio del papa è già stato reso noto. Fra le altre cose si legge: "In questo momento della storia dell'umanità, fortemente segnato dalle migrazioni, quella dell'identità non è una questione di secondaria importanza. Chi emigra, infatti, è costretto a modificare taluni aspetti che definiscono la propria persona e, anche se non lo vuole, forza al cambiamento anche chi lo accoglie. Come vivere queste mutazioni, affinché non diventino ostacolo all'autentico sviluppo, ma siano opportunità per un'autentica crescita umana, sociale e spirituale, rispettando e promuovendo quei valori che rendono l'uomo sempre più uomo nel giusto rapporto con Dio, con gli altri e con il creato?". La scommessa è questa.

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COMMENTI
10/01/2016 - Una luce nel buio della notte di Capodanno (Giuseppe Crippa)

Davvero triste constatare che Vites, nelle tre pagine del suo lungo articolo, ponga soltanto delle domande capziose (Chi erano veramente… cosa volessero fare…), colpevolizzi ingiustamente Quarto Oggiaro, che conosco e che ha altri problemi ma non questo, e concluda con l’ennesima domanda, posta peraltro dalla Persona dalla quale ci aspetteremmo invece il conforto di una risposta. Non mi resta che tornare a riflettere sull’affermazione che davvero illumina questo articolo, quella del bambino siriano: “Se ci aiutate a fare la pace in Siria, noi qui da voi non ci veniamo!”