BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DALLA GERMANIA/ Da Colonia al "Mein Kampf", un appello alla carità che manca

Pubblicazione:lunedì 11 gennaio 2016

Angela Merkel e Jean-Claude Junker (Infophoto) Angela Merkel e Jean-Claude Junker (Infophoto)

Nondimeno, ritengo che la cancelliera abbia dato dimostrazione di grande coraggio politico nell'accogliere un milione di profughi nel 2015, in accordo con la Costituzione tedesca e con la convenzione di Ginevra, che ci ricordano che la dignità dell'uomo è inviolabile. 

L'edizione critica di Mein Kampf a cura di Christian Hartmann, Thomas Vordermayer, Othmar Plöckinger e Roman Töppel commissionato dall'Institut für Zeitgeschichte di Monaco di Baviera e Berlino, esce ora perché i diritti di licenza in possesso dello stato bavarese sono scaduti in questi giorni. La domanda che ci si pone e che divide anche gli ebrei (il comitato centrale in Germania è a favore, le associazioni delle vittime no) è se si possa pubblicare un libro che rappresenta il "male assoluto". Non mi impegno in questo contesto nella discussione sull'aggetto "assoluto", fatto è che come mi ha detto Robert Spaemann nell'intervista Testimone della verità(Marcianum Press, 2012) abbiamo a che fare almeno con un avvenimento che possiamo definire un "male quasi assoluto", ma sulla domanda se sia lecito pubblicare un testo che è connesso con fatti di straordinaria disumanità, mi sembra che la formula usata da Jürgen Kaube sia giusta: "il male assoluto non può rimanere non commentato", anche se il rapporto tra un libro ed eventi, non solo nel caso di Mein Kampf, e questo vale analogamente anche per il rapporto tra il Contatto sociale di Jan Jacques Rousseau e gli avvenimenti della Rivoluzione francese, non è così lineare come si potrebbe pensare in modo superficiale. Non il testo, ma le continue allocuzioni politiche di Hitler e il suo modo di governare la Germania hanno portato al disastro dello sterminio e del genocidio degli ebrei.

La diocesi di Ratisbona ha chiesto con ragione ad un consulente giuridico autonomo di fare chiarezza sui casi di violenza e su quello che può essere chiamato con ragione un "sistema di paura" (Ulrich Weber) in riferimento al coro dei bambini di Ratisbona, che il fratello di Benedetto XVI, Georg Ratzinger, ha guidato dal 1964 al 1994. Questi aveva già detto di essere stato a conoscenza di alcuni fatti, come le sberle molto dure date da un sacerdote che dirigeva il convitto in cui abitavano i ragazzi del coro. Dal 1945 al 1992 il consulente giuridico ha potuto constatare 231 casi in cui i bambini sono stati oggetto di violenza. In 62 casi si trattava di "carezze" sessuali fino allo stupro.

In nessuno di questi tre casi una "gnosi pura" può portare una luce ultima sugli avvenimenti e solo una "conoscenza amorosa" potrà fornire un preciso discernimento degli spiriti (per usare un termine ignaziano), che ci renda realmente liberi, come recita il testo di Giovanni citato all'inizio. Si tratterà di rimanere "nella parola" misericordia, che l'anno della Misericordia ci ricorda con grande forza. Solo che Misericordia non è mai il contrario della verità, ma il suo cuore pulsante. 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.