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IL CASO/ Melissa Cook, tre figli in affitto, dice no all'aborto: e se la vera "mamma" fosse lei?

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Sollecitata dal cosiddetto padre intenzionale ad abortirne almeno uno o due, si è rifiutata di farlo. Il suo caso è finito davanti alla Corte suprema della California e ha riaperto negli Usa il dibattito su questo tipo di leggi che autorizzano una gravidanza delegata a pagamento. Melissa Cook ha chiesto che le vengano riconosciuti i diritti sui bambini che attualmente vivono nel suo utero. Melissa non ha affittato il suo utero a terzi: si è messa in gioco come donna a tutto tondo e ha scoperto un modo diverso di essere madre, ma pur sempre una maternità che non sacrifica i suoi figli a nessun titolo. Ci conferma che c'è un senso della maternità molto più forte e radicato almeno nei primi mesi di vita del bambino di quanto non lo sia il senso di una presunta paternità. Questi tre bambini sono in un certo senso carne della sua carne. Il problema che si pone ai giudici è del tutto inedito: una donna che affitta il suo utero può rifiutarsi di abortire quando ciò le sia richiesto dai genitori intenzionali? 

Melissa Cook non solo ha respinto la richiesta di "riduzione selettiva" arrivata dal padre intenzionale, ma ha anche fatto causa all'uomo. Secondo lei le motivazioni del padre sono legate non solo a possibili preoccupazioni economiche, ma anche ad un netto rifiuto a farsi carico dei tre bambini. Melissa si è rivolta alla Suprema Corte di Los Angeles perché ritiene che la legge californiana in materia di fecondazione assistita violi i diritti di uguale protezione garantiti dalla Costituzione. Tutti e tre gli embrioni impiantati nell'utero di Cook hanno attecchito e tutti e tre hanno diritto a vivere, abortirne uno o due significherebbe introdurre un elemento di discriminazione tra i bambini inaccettabile. La Cook sostiene di essere la madre legale dei tre gemelli e cerca di ottenerne i diritti parentali; chiede anche di non essere citata in giudizio per il rifiuto di abortire e dunque per l'inadempienza contrattuale.

Non sappiamo quale sarà il verdetto della suprema Corte di Los Angeles, ma il caso di Melissa Cook ci fa capire molte cose finora emerse ancora troppo poco nel dibattito italiano sulla stepchild adoption. Cose che potrebbero essere sintetizzate in questo modo: i figli adottivi e i figli dati in affido per la legge italiana contano su di una accurata selezione dei potenziali genitori, sottoposti ad attenta valutazione, prima di ottenere un patentino di idoneità, a garanzia del supremo interesse del bambino. Nel caso dell'utero in affitto, fase precedente ad ogni possibile stepchild adoption in una coppia omosessuale maschile, non c'è nessuna garanzia dell'idoneità della coppia. Si parla di genitori intenzionali, ma a quanto pare in alcuni casi concreti le principali intenzioni di questi genitori si concentrano sul fatto di volere un solo figlio e per di più sano. Si escludono bambini portatori di handicap, ma anche gemelli, tanto più se si tratta di tre gemelli.