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IL CASO/ Melissa Cook, tre figli in affitto, dice no all'aborto: e se la vera "mamma" fosse lei?

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Ossia il cosiddetto genitore intenzionale resta ancorato al soddisfacimento dei suoi diritti individuali ed è pronto a rifiutare il bambino se non è all'altezza delle sue aspettative. Mentre la madre che ha portato in grembo il bambino, o i bambini, si conferma disponibile a farsene carico, perché il legame che si stabilisce tra di loro durante la gravidanza, ha una intensità superiore a quella del contratto "legale" sottoscritto con i genitori intenzionali, che alla prova dei fatti si mostrano inadeguati. Non c'è dubbio che il supremo interesse del bambino, il suo diritto alla vita, sia meglio tutelato dalla madre biologica, anche se l'ovulo iniziale non è suo. Ma è sua tutta la presa in carico del bambino, portandolo a diventare da embrione appena fecondato ed impiantato in un bambino capace di provare emozioni e di reagire agli stimoli ambientali, desideroso di comunicazione e di interazione con gli altri e dotato perfino di una certa autonomia.

La stepchild adoption in realtà si conferma come una pratica ben poco umana, in cui le sofisticate tecnologie che sono alla base delle tecniche di fecondazione e di trasferimento in utero considerano ognuno degli interlocutori - chi dona i gameti e chi accoglie l'embrione appena fecondato - come soggetti passivi. Il loro destino è nelle mani di un tecnologo, per altro non sempre medico, che parla di prodotto del concepimento, di utero affittato, evitando accuratamente di usare termini come bambino, uomo, donna, madre e padre. In realtà anche la dinamica della coppia in questa prospettiva pseudo-genitoriale si snatura, si fa oggetto da manipolare a cura di esperti rigorosamente estranei a tutte le implicazioni affettive ed emotive.

C'è però un aspetto che comunque non può essere ignorato, ed è quello che riguarda i bambini già nati: comunque siano nati, ora che esistono meritano un'attenzione particolare, proprio perché particolare è la loro condizione, che non potrà mai essere del tutto assimilata a quella di bambini nati in famiglia; in un contesto di affetti stabili, con un padre e con una madre, che se ne fanno carico accettandoli come sono: sani o malati; figli unici o gemelli... Proprio perché tutti i bambini meritano un'attenzione particolare da parte del legislatore, chiamato a farsi carico della diversità della loro condizione, allora occorre immaginare una legge ad hoc che tuteli i diritti dei minori, senza schiacciarli su quelli invocati dalle coppie omosessuali o in qualunque tipo di unione civile. La tutela dei loro interessi non può essere residuale rispetto alla affermazione dei diritti individuali di figure parentali a cui sono legati a titolo diversissimo. Occorre una legge ad hoc per i minori, ben diversa dalla Cirinnà; una nuova legge studiata attentamente e valutata criticamente senza fattori distorsivi che rispondono più ai bisogni degli adulti che non a quelli dei minori.

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