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COPPIA ACIDO/ Martina Levato, vittima di quell'angelo accovacciato alla nostra porta

Seconda condanna (16 anni) per Martina Levato nel processo con rito abbreviato per avere sfregiato con l'acido un giovane, Pietro Savi, scambiato per un altro. LAURA CIONI

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E così Martina Levato è stata condannata con rito abbreviato a 16 anni di reclusione, per aver sfregiato con l'acido un ragazzo che non era stato, come gli altri, uno dei suoi amori giovanili, e che non la conosceva nemmeno. Un tragico errore, uno scambio di persona, e lui si è trovato a dover affrontare lo scempio del suo viso; le sue magre parole di ieri in attesa della sentenza indicavano imbarazzo e reticenza. Ma lei paga il reiterato rito da chissà quale incolmabile impurità, visto che la penitenza è stata finora delle vittime e, solo dopo questa condanna che si aggiunge alla prima, è della studentessa della Bocconi, alla quale con ogni probabilità non mancava niente per una vita normale.

L'aspetto più inquietante per chi vive nelle strade della città è quello di essere sorpreso da un gesto violento e devastante, che è toccato in sorte al giovanotto, ma avrebbe potuto colpire chiunque. Si tratta insomma di uno degli innumerevoli aspetti di una sicurezza messa a dura prova, dopo che neppure le aule del Tribunale sono state immuni dalla violenza omicida.

Ma ciò che soprattutto non è indagabile è il fondo dell'abisso nella mente e nelle mani di Martina Levato e dei suoi complici, il fidanzato, Alexander Boettcher, ora padre del piccolo nato dalla loro relazione, e l'amico con lei condannato oggi. Si sa per esperienza che il cuore umano, là dove si annida la libertà, è impenetrabile e che le decisioni prese e le azioni compiute hanno una radice misteriosa che neppure la psicanalisi in tutte le sue diramazioni riesce a scandagliare. La Chiesa parla a questo proposito di peccato originale, ponendo così in rapporto l'ambiguità umana con un segreto rifiuto della paternità di Dio. Ma, detto questo, non è spiegato nel particolare in che cosa consista la tragica deviazione di un amore che avrebbe potuto svolgersi come una vicenda simile a tante altre e che invece ha scelto una forma aberrante di liberazione dal passato, un rito stravolto di purificazione, insomma un perdono cercato con le proprie forze e perciò inevitabilmente violento. 

La Bibbia dice, e lo ha ricordato di recente papa Francesco, che il demonio è accovacciato alla nostra porta e l'angelo della luce, precipitato nelle tenebre, tenta di strappare alla sua preda il lume della ragione e talvolta torce il desiderio di bene in azione perversa. Non è dato sapere, e in fondo non interessa a chi non ha l'onere di giudicare e di emettere le sentenze, come una ragione stravolta ma lucida sia giunta a scegliere, programmare, volere e compiere la violenza che oggi è stata punita, se vi sia stato, e da parte di chi, una sorta di plagio o almeno di influenza cattiva.

Questa brutta vicenda, dolorosa per chi ne è stato vittima, non meno che per le famiglie dei colpevoli e per il loro bimbo, ancora ignaro della complessità della vita, possa trovare nel carcere il luogo in cui espiare quella pena che la società infligge a chi ha lacerato la giustizia e che ha i connotati della realtà, dura, ma almeno sana nella sua oggettività. Non lasciata, verrebbe da dire, al fumo nocivo dell'egotismo.

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