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OMICIDIO LIDIA MACCHI 29 ANNI DOPO/ Garofano: la lettera non basta per accusare Binda

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Lidia Macchi (foto dal web)  Lidia Macchi (foto dal web)

Ci vogliono innanzitutto le giuste risorse economiche e poi squadre di persone specializzate. Già adesso a Roma c'è un reparto della Polizia di Stato che si occupa di questi casi. Deve però diventare un approccio sistematico, occorre creare dei reparti anche dell'arma dei carabinieri che facciano da tramite tra le indagini e i laboratori. Ricordiamoci che questo tipo di casi si risolvono in special modo se c'è l'indagine scientifica. 

 

Il caso di Lidia Macchi è passato alla storia per essere il primo in Italia dove si è fatto uso del dna, ma senza risultati. Perché secondo lei?

C'è un abisso tra quelle che erano le conoscenze di allora sul piano della conservazione delle tracce, della loro individuazione e analisi, e quanto si conosce oggi. Personalmente ho percorso tutto questo arco temporale scientifico, abbiamo iniziato a fare analisi del dna in quel periodo ma avevamo armi spuntate. Qualcosa è cominciato a venir fuori nel '93 e '94 quando l'esame del dna ci ha permesso di ottenere dei risultati, ma i mezzi di allora erano incomparabili rispetto alle possibilità di oggi.

 

Secondo chi indaga c'è la prova certa che Stefano Binda è l'autore della lettera anonima giunta alla famiglia Macchi, in cui ci sono particolari che forse solo l'assassino poteva sapere. Sarà sufficiente per incriminarlo?

Uno scritto non è paragonabile al dna e neanche una impronta digitale. Ci vorranno ulteriori riscontri e conferme. Certamente si dovrà fare adesso un serio esame del dna.

 

Ai tempi, quella lettera poteva forse essere esaminata più attentamente? Si è sottovalutato qualcosa? E' stata una spettatrice televisiva in fondo a riaprire il caso…

Oggi è emerso un dato che sembra decisivo, è più che pacifico che ai tempi sia stato sottovalutato. Ma ricordiamoci che una indagine sulla grafia, per i limiti stessi della grafia umana, può essere un indizio interessante ma ha bisogno di essere convalidato con altri riscontri ed elementi. Speriamo si possano ottenere.

 

Stefano Binda frequentava la stessa scuola di Lidia, se sarà accertato che era lui il colpevole, che immagine psicologica si fa di lui? Uno che tiene dentro di sé un segreto di questo tipo, è qualcuno che rimuove inconsciamente o che cos'altro?

Nel caso dell'Olgiata, il colpevole aveva tenuto questo segreto per 15 anni. La casistica al mondo è piena di soggetti che non rimuovono l'episodio incriminato, che sanno benissimo quello che hanno fatto e trovano un compromesso con la vita. Non sono uno psicologo, ma sarebbe veramente un azzardo al momento pensare di individuare quello che questa persona ha dentro di sé. Io credo che gli omicidi abbiano normalmente una soluzione nell'ambito familiare, amicale, nella cerchia delle conoscenze della vittima. Adesso aspettiamo però altri elementi che portino al riscontro definitivo.



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