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UNIONI CIVILI/ L'utero in affitto, la donna e lo scontro delle due "sinistre"

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Per l'ex ministro Pd siamo di fronte ad una "ottusità e subalternità culturale al mercantilismo che nella nostra società prevale su tutto. Ma anche al pesante relativismo etico, per cui tutto è diventato diritto. Da quando in qua esiste il diritto al figlio?". E' la stessa critica che torna in un'altra esponente storica della sinistra, Ritanna Armeni la quale, pur difendendo la genitorialità delle coppie gay, sull'utero in affitto non ammette scorciatoie. "In linea di massima — afferma — sono d'accordo con ciò che parte del movimento delle donne oggi dice, cioè che l'affitto dell'utero è profondamente ingiusto, perché tu compri il corpo di una donna per diventare genitore tu stesso. Mi colpisce l'assenza del limite: le coppie che ricorrono a questa pratica, in gran parte eterosessuali, vogliono avere tutto. Pretendono un figlio in un certo modo, di averlo senza perdere nove mesi di lavoro... naturalmente solo tra persone molto ricche. Sotto sotto c'è la stessa filosofia di vita per cui molte donne nella nostra società hanno adottato il cesareo: è più pratico. O per cui anche a 60 anni si pretende di diventare madri... Sarebbe bene generalmente che tutti avessimo forte in noi l'accettazione del limite, almeno quando le questioni sono così delicate. Poi dove metterlo, questo limite, non è facile stabilirlo". Per la Armeni l'utero in affitto non può essere presentato come un "dono" che una donna fa a chi non ha la possibilità di generare. L'interpretazione filantropica della madre surrogata è un'operazione ideologica. "La realtà dei fatti non è questa. Nessuna donna accetterebbe di fare un figlio per altri come donazione gratuita: per nove mesi se l'è cresciuto dentro, con lui ha instaurato la più stretta relazione che si possa avere con un altro essere umano. Usciamo da questa ipocrisia, è una vera compravendita di donne sfruttate da ricche coppie omosessuali o eterosessuali occidentali, disposte a pagare centomila dollari per comprare la loro maternità". 

Com'è evidente i punti discriminanti sollevati dal femminismo che si oppone all'utero in affitto sono i seguenti: la denuncia della mercificazione del corpo delle donne, novelle schiave della procreazione; la riduzione del bambino a prodotto confezionato secondo i desideri formulati in contratti; la recisione violenta del legame tra il nascituro e la madre naturale. Su questi punti si gioca la differenza tra il femminismo etico e quello libertario ed individualistico. Il primo sorge, in qualche modo, proprio dal ripensamento critico del secondo. Sorto alla fine degli anni 60, in antitesi all'autoritarismo maschile e patriarcale, il femminismo storico fece del motto "Il corpo è mio e lo gestisco io" il proprio ideale di liberazione. A 40 anni di distanza quel motto è divenuto lo slogan dell'individualismo proprietario e mercificante del capitalismo odierno. 

Quello che trova la sua consacrazione nel volume di Annalisa Chirico Siamo tutti puttaneContro la dittatura del politicamente corretto (Marsilio 2014), secondo il quale la prostituzione generalizzata, l'uso commerciale del proprio corpo per promuovere la propria immagine e fare carriera, è un "diritto" che non può essere negato. Qui il femminismo diviene un tassello dell'ideologia del libero mercato priva di ogni limite etico. Donde la revisione odierna del femminismo storico che, non dimentico del volto sociale della sinistra, non accetta questo approdo sul terreno della destra "liberal".