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CRISTIANI PERSEGUITATI/ Da Erbil, Iraq: la speranza di 10mila famiglie resiste all'odio

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Ad Ozal City, enorme distesa di costruzioni, frutto di un incredibile boom edilizio, vivono 930 famiglie cristiane; Avsi ha finanziato qui un asilo con oltre 150 bambini sorridenti, gestito dalle suore domenicane con maestre locali sfollate: è un'isola di ordine e di pace. E' già necessario allargarlo per le domande in continuo aumento. Poi visitiamo il campo Ashti 1 poco lontano dal centro, qui Avsi aprirà un altro asilo per togliere i bambini dalle pozzanghere e dal fango della strada. Sarà una collaborazione con Sos Cristiani d'oriente, Ong cattolica francese con giovani volontari entusiasti, anche se provati dalla tragedia di Parigi, è un bell'incontro per noi di Avsi: finalmente si incontrano giovani europei con un ideale. Poi con il vescovo caldeo di Erbil Avsi organizza corsi d'inglese per oltre 120 sfollati, che in questa babele linguistica permetterà loro di trovare più facilmente lavoro.

Anche tra gli stessi cristiani non è chiara la prospettiva, e c'è confusione: moltissimi vorrebbero emigrare all'estero, molti l'hanno già fatto, 150 famiglie stanno partendo per la Slovacchia, altre per il Canada. La Chiesa cerca in tutti i modi di rendere praticabile la vita quotidiana di chi invece decide di rimanere in questa terra dove si parla ancora la lingua di Cristo, l'aramaico. Costruendo scuole, dispensari, asili, l'Università Cattolica che partirà tra qualche mese, addirittura un centro commerciale, dando case e lavoro. Per tenere viva la speranza di questa travagliato pese che è stato classificato come il più pericoloso del mondo.

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