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CARRON/ Diritti tradizionali e valori fondanti

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Julián Carrón (Infophoto)  Julián Carrón (Infophoto)

Inquieto come tutti. Tutti tendiamo continuamente a ridurre il nostro desiderio ad una immagine creata da noi perché poi pensiamo di avere la soluzione a portata di mano, ma l'uomo reale non si accontenterà mai. Anzi. Il prezzo da pagare è molto alto: soffocare dietro le sbarre della prigione che si è costruito. L'insoddisfazione può essere risanata con l'approvazione di una legge? In tanti credono di sì. Questo spiega la lotta accanita per approvarla. D'altra parte, chi ritiene che questo mini le basi della società si oppone spesso con lo stesso accanimento, senza riuscire a sfidare minimamente la posizione che combatte.

«Chi ci salverà di questa situazione mortale?», si domandava già san Paolo. Solo un incontro vivo che esalti l'umanità dell'uomo e gli restituisca il suo respiro originale potrà liberarlo dalla dittatura dei suoi desideri ridotti, facendogli nascere la voglia di un'altra forma di vita; solo un tale incontro può costituire una risposta adeguata alle riduzioni che pure vediamo e rispettosa della liberà altrui. Come il rapporto di amicizia che quella coppia ha offerto all'amico omosessuale, che lo ha portato a dire: «Sarebbe bello vivere il lavoro e i rapporti come li vivete tu e tua moglie. Siete speciali in un modo normale. È bello parlare con voi». E poi ha chiesto: «Come fate a vivere così?». 

È una documentazione di ciò che don Giussani ci ha sempre richiamato: «In una società come questa non si può creare qualcosa di nuovo se non con la vita: non c'è struttura né organizzazione o iniziative che tengano. È solo una vita diversa e nuova che può rivoluzionare strutture, iniziative, rapporti, insomma tutto».

Non è forse questo che tutti si aspettano da noi cristiani? «Ciò che manca non è tanto la ripetizione verbale o culturale dell'annuncio. L'uomo di oggi attende forse inconsapevolmente l'esperienza dell'incontro con persone per le quali il fatto di Cristo è realtà così presente che la loro vita è cambiata. È un impatto umano che può scuotere l'uomo di oggi: un avvenimento che sia eco dell'avvenimento iniziale, quando Gesù alzò gli occhi e disse: "Zaccheo, scendi subito, vengo a casa tua"». Ci viene qui indicato il metodo attraverso il quale il cristianesimo è accaduto e sempre riaccade.

In altre parole, Cristo non è un ornamento per una soluzione da cercare altrove, ma la chiave stessa della soluzione. Solo Cristo, come avvenimento presente nella vita delle persone, è in grado di liberare l'uomo della sua riduzione e di fargli desiderare e sperimentare quella pienezza per cui è fatto. «Sarebbe bello vivere il lavoro e i rapporti come li vivete tu e tua moglie». Senza una esperienza di liberazione così, qualunque risposta cosiddetta "concreta" sarà sempre insufficiente. Ciascuno di noi ne ha prova diretta nella sua vita. 



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COMMENTI
29/01/2016 - Modesto commento (Diego Perna)

Mi deve scusare chi dice che Carrón non nega niente, come se il punto di chi ritiene utile la Piazza del 30 gennaio, fosse il divieto di Don Carrón. Il punto è un altro, ad esempio chi ha perso il lavoro ed è disoccupato, ha un desiderio, ma purtroppo il sistema economico è tale che molti sono esclusi. Don Carrón, una lettera al Corriere per questi l'ha mai scritta? Forse non ha mai pranzato con qualcuno di loro? Quale specialità hanno le coppie gay, sono forse più alla ricerca della felicità di un povero cristo che non sa come mantenere i propri figli? Oppure questa lettera serve proprio a dire non scatenate la piazza, tant'è che se si volesse essere almeno equidistanti dalle due alternative, andare o no, chissà, magari in occasioni recenti, si potevano alternare anche le opinioni, invece questo, guarda caso non è successo.

 
25/01/2016 - Carron non vieta niente (Pierfrancesco Bernieri)

Forse lei non è al corrente ma mercoledi scorso in un collegamento video con migliaia di persone di CL con quella che viene chiamata Scuola di Comunità Don Carron ha detto che come laici se si vuole partecipare liberi tutti. Che questo poi non soddisfi tutti pazienza. Non è che tutte le volte bisogna sbandierare ai 4 venti per vedersi dare dai media e dal pubblico il plauso e il riconoscimento. Se l'articolo delude secondo me è perché c'è un aspettativa verso Carron e CL a prendere posizione. Personalmente ritengo ormai superato il momento in cui occorra farsi presente pubblicamente per far vedere che si esiste. Credo che un lavoro paziente giorno per giorno nella propria realtà quotidiana di incontri e rapporti personali costruisca di più della piazza senza togliere assolutamente niente a chi liberamente andrà. Certo c'è un'urgenza di tempi relativa all'approvazione di questa legge o di quelle che verranno. Anche perché legge o non legge il clima di intolleranza è molto esasperato provi a guardare i video di questi giorni sulle Sentinelle e come sono state aggredite, la veemenza degli insulti...

 
24/01/2016 - la giacca di Carron (Pierfrancesco Bernieri)

Mentre dentro e fuori di CL ci sono tanti che tirano la giacchetta a Carron che è grande adulto e vaccinato e nella posizione per dire quello che pensa come in questo articolo, secondo me ineccepibile, anche se la si può pensare esattamente al contrario. Ebbene mentre come ho detto dentro e fuori CL un po più agitati e preoccupati a rispondere in piazza e non solo a quanto sta accadendo a riguardo di questa legge e sul tutto il contorno culturale che giustamente scatena, ogni tanto occorre pensare che è diritto e libertà personale prendere le proprie responsabilità e le proprie decisioni da persone libere. Non entro nella discussione se andare in piazza o no. Questo articolo è "molto prima" e ha un orizzonte molto più lungimirante. Poi uno ha il diritto di non essere d'accordo. Basta! La cosa finisce qui. Invece se consideriamo sbagliata una presa di posizione parte subito il processo alla persona e/o all'ambiente/gruppo/o quello che volete voi. Siamo troppo dentro al dividere in due tutto. Dividere in buoni e cattivi, destra sinistra, reazionari e conservatori e rivoluzionari e buonisti e civili e incivili e minions e finocchi e patatine...Basta! Cerchiamo di essere persone certe delle proprie idee, opinioni, radici, della propria educazione, cultura, formazione. Smettiamola con le contrapposizioni e cerchiamo un incontro. Cerchiamo quello che unisce e non quello che divide. L'unico che ha le idee chiare è Papa Francesco.

 
24/01/2016 - Rinunciare a combattere le leggi ingiuste? (giacomo rocchi)

Lo scritto di Don Carron è assolutamente deludente. Parte da presupposti sbagliati - che cioè le pretese dei proponenti la legge sulle unioni civili derivino da una "ricerca della propria identità" e dal "bisogno di essere amati", ignorando del tutto quanto ampiamente dimostrato: che cioè la spinta verso la legalizzazione del matrimonio omosessuale non parte affatto dal basso, ma da un disegno ideologico mondiale che è iniziato decenni orsono; ignora, poi, del tutto che questo "bisogno di essere amati" produce bambini costretti ad avere due madri, educazione totalitaria a scuola contro la volontà delle famiglie, sfruttamento vergognoso delle donne del primo e del terzo mondo, indebolimento perseguito ed ottenuto delle famiglie (le uniche); dimentica, infine, che dovere dei cristiani - e di tutti gli uomini di buona volontà - è di combattere le leggi ingiuste, prima che siano approvate come anche dopo: ma per fare questo occorre saper dire che certe cose sono giuste e altre ingiuste e malvagie; da un sacerdote mi sarei aspettato almeno questa precisazione. Don Carron confonde due piani: quello pastorale - al quale egli, in ragione del suo ministero, è chiamato, così da aiutare gli omosessuali (e non) a comprendere cosa non va nella loro vita, e quello politico in senso alto, cui i laici - senza vescovi pilota, né preti pilota - sono chiamati, con gli strumenti che hanno a disposizione. Perché non dà un esplicito "nulla osta" ai laici del Movimento che guida per venire a Roma?