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CARRON/ Giovagnoli: il ddl Cirinnà e quella domanda di Dio che si "nasconde"

Piazze laiche, piazza cattolica. Le une contro l'altra e viceversa. Per AGOSTINO GIOVAGNOLI, storico, nella lettera di J. Carrón al Corriere c'è più di quanto potrebbe sembrare a prima vista

In piazza durante il Family day dello scorso giugno (Infophoto) In piazza durante il Family day dello scorso giugno (Infophoto)

Piazze laiche, piazza cattolica. Le une contro l'altra e viceversa. Ma ha senso questa contrapposizione? E' una domanda su cui ha riflettuto don Julián Carrón nella sua lettera di domenica al Corriere della Sera. Le prime chiedono di riconoscere nuovi diritti, la seconda difende i diritti tradizionali. Le prime considerano le unioni civili come conquista di civiltà — si potrebbe precisare: della civiltà moderna e occidentale —, la seconda giudica le medesime quali attentato ai fondamenti della civiltà occidentale — si potrebbe aggiungere: con radici giudaico-cristiane.

Insomma, ancora una volta tradizione illuminista contro tradizione cristiana, laici contro cattolici. I primi credono di poter ottenere una risposta alla propria insoddisfazione attraverso una legge. Chi li contrasta pensa di difendere le basi della società. Ma Carrón sembra esprimere perplessità nei confronti di entrambi.

Questa contrapposizione, infatti, non porta da nessuna parte. Si tratta di un dialogo tra sordi. In particolare, chi pensa di difendere i valori tradizionali e le fondamenta della società non riesce minimamente a smuovere chi rivendica nuovi diritti. E poiché chi si pone da questa parte rivendica, in genere, la propria identità cristiana, questo fallimento fa pensare. Mons. Carrón invita implicitamente ad abbandonare lo scontro di civiltà tra "stranieri morali" del nostro tempo e cioè tra uomini e donne che pur appartenendo alla stessa società fanno riferimento ad universi morali molto differenti. Suggerisce, inoltre, di superare la pur importante discussione giuridica. Le leggi sono importanti, non c'è dubbio. Ma per i cristiani non sono tutto. Anzi, la loro responsabilità si pone soprattutto su un altro piano. Da parte di persone omosessuali, egli osserva, emerge un desiderio profondo e un'insoddisfazione acuta. Alcuni di loro pensano di trovare una risposta alla propria inquietudine con una soddisfazione limitata. Ma è una contraddizione: come può un desiderio profondo accontentarsi di una risposta limitata? In questa contraddizione, che è poi la contraddizione di ogni uomo e di ogni donna, specie nel nostro tempo, i cristiani possono e devono inserirsi. 

Questa riflessione non è un invito all'evasione davanti alle urgenze del nostro tempo. Al contrario, è uno stimolo per scendere in profondità. Prima del Concilio, nei seminari e nelle facoltà teologiche si insegnava una materia chiamata "apologetica". I vecchi professori che la insegnavano, la definivano familiarmente: "di tutto un po'". Ma aveva anche un nome più nobile: si trattava, infatti, dei preambula fidei. Dopo il Concilio, gli stessi temi sono stati trattati sotto un'etichetta molto più impegnativa e si è parlato di "teologia fondamentale". Ma in questi passaggi — che ovviamente sono stati molto più complessi e che qui riassumo in modo molto schematico — si è perso qualcosa che dovrebbe esserci in ogni vera apologetica. E, soprattutto, si è perso di vista il problema di fondo: cogliere nell'uomo la domanda di Dio, comunque essa si manifesti e, soprattutto, comunque essa si nasconda. 


COMMENTI
27/01/2016 - La libertà dell'altro (Pierfrancesco Bernieri)

In questi ultimi giorni in maniera preponderante il nome di Carrón e poi di Giussani vengono continuamente tirati in ballo chi a favore chi contro. Io la faccio più semplice. Se fossi a Roma andrei ma non posso. Credo che Carrón e chi la pensa come lui abbiano il diritto di dire la loro. Troppi tirano la giacca a questo e a quell'altro. Scendere o meno in piazza non può essere il paragone per un giudizio sul merito di questo o quel movimento o persona. Mi pare molto riduttivo, altrimenti perché non chiedere al Papa di scendere anche lui? Perchè le Sentinelle che sabato scorso hanno preso spintoni e insulti non dovrebbero reagire in qualche modo? Ci sono molti modi per rispondere a quello che riteniamo ingiusto nei nostri confronti ma credo che occorra la massima libertà di rispettare la libertà altrui senza dover fare processi o accusare di immobilismo o altro. E'l'importanza dell'evento a cui partecipo che mi giudica bene? Io sono quello a cui partecipo o sono quello a cui appartengo?

 
26/01/2016 - Non è tutto oro quello che luccica! (claudia mazzola)

Conosco e ammiro un sacco di famiglie cattoliche - compresa la mia - composte da un uomo ed una donna e figli. Ma chi siamo noi per andare in piazza sabato a dire agli altri che siamo la verità? Una sola è la Verità: Gesù. E Lo è anche per i laici!

 
26/01/2016 - Children Day (Santino Camonita)

Signori, spiegatemi una cosa perché i conti non mi tornano. Io sono un insegnante e statisticamente noto che 6 alunni su 10 hanno la famiglia a pezzi: genitori più volte divorziati, figli che vivono con altri fratelli e/o sorelle avuti da un genitore separato e convivente con più compagni/compagne ...e non continuo perché vi ho avuto dei casi in classe dove la realtà supera veramente la fantasia talmente sono così paradossali! Credo che questo campione statistico rispecchi , ahimè, l'andazzo anche a livello nazionale. Bene, io non ricordo mai che qualcuno sia sceso in piazza o organizzato non un family day ma un children day a difesa dei più deboli! Ho il sospetto che i nuovi paladini e difensori della famiglia di giorno partecipano al family day e di notte consultano un avvocato divorzista. Recentemente il governo ha approvato la legge sul divorzio breve: nessuno di questi paladini si è stracciato le vesti.

 
26/01/2016 - Pasolini (Giuseppe Crippa)

Ringrazio Castenetto per il richiamo a Pasolini, persona davvero alla ricerca di Dio. Lui si sarebbe schierato: http://video.corriere.it/unioni-civili-quagliariello-pochi-dubbi-fatto-che-pasolini-si-sarebbe-schierato-contro-stepchild-adoption/2e061f4a-b552-11e5-8efc-b58ffc8363b9

 
26/01/2016 - PURO DIVERTIMENTO?! (GIANLUIGI PARENTI)

Penso che tutti noi che andremo in piazza il 30.01 viviamo quotidianamente la libertà dell'incontro che ci ricorda giustamente Don Carrón. Con la stessa passione per l'uomo che abbiamo imparato da Don Giussani andiamo in piazza per non essere conniventi con il pensiero nichilista vigente e dittatoriale. Forse non tutti capiscono che ci costa: soldi, riposo settimanale saltato, fatica ... pensate che siano scontati? Che abbiamo soldi e tempo da buttare via solo per creare barricate? Quando vedi che coloro che dovrebbero rappresentarti nelle istituzioni sono solo "chiacchiere e distintivo" il popolo deve sopperire a questa ignavia.

 
26/01/2016 - Non si tratta di questione giuridica! (giacomo rocchi)

Carron e Giovagnoli considerano i cattolici come dei bambini che a stento sanno balbettare qualche parola. Diciamo le cose come stanno davvero: qui non si tratta di diritti tradizionali vs nuovi diritti! Si tratta di difesa della famiglia - che perfino i nostri Costituenti non ebbero timore a definire "naturale"! - contro ideologie che negano la verità sull'uomo, sulla sua natura, sull'amore, sul rapporto tra genitori e figli e che, non a caso, non hanno alcuna remora a sfruttare le donne del terzo mondo come contenitrici e ad obbligare i bambini a non avere una madre! E, soprattutto, non si tratta di una "questione giuridica": le questioni giuridiche sorgono per interpretare una legge che c'è già (e siamo sicuri che, se una legge verrà approvata, verranno subito fuori...); qui siamo di fronte al tentativo di approvare una legge profondamente ingiusta, palesemente ingiusta, contraria al bene comune e al bene di ogni uomo (omosessuale e non); tentativo che impone ad ogni uomo di buona volontà - e impone ai cattolici, ivi compresi i preti - di combattere per impedirne l'approvazione. Nessuno obbliga Carron e Giovagnoli a venire il 30 gennaio a Roma - a proposito: lettori del Sussidiario, vi aspettiamo! - ma ci risparmino discorsini pensosi che altro non sono che un balbettio da parte di chi dovrebbe insegnare e guidare! Chi si è sposato e ha generato figli è cresciuto: forse non si sa esprimere bene, ma certe cose le capisce: per questo teme di "difendere i nostri figli".

 
26/01/2016 - Commento (ALBERTO BRUSCHI)

Ma come può essere “secondario” il fatto che, in prospettiva, a chissà quanti bambini sarà imposto di avere due padri o due madri? Io non ci credo proprio che per Carron sia secondario. La difesa dei più deboli è un imperativo imprescindibile per la fede ben prima che per la politica. Risponderemo a Dio della nostra reticenza se dimenticheremo che tutto quello che faremo a quei “piccoli” lo avremo fatto a Lui e quindi anche del fatto che non avremo usato tutti i mezzi disponibili (comprese le leggi), per fermare questo abuso. E’ esattamente come per l’aborto: non dimentichiamoci che al di là delle posizioni personali, culturali, politiche ecc. c’è di mezzo il diritto di chi viene “scartato” o cosificato, alla cui difesa non si può anteporre nulla. Mi sembra dunque capziosa questa querelle su cosa viene prima (la testimonianza di una vita) e su cosa viene dopo (una presenza che arriva a toccare anche gli aspetti giuridici e politici per cercare, in questo caso, di salvare vite umane o di preservarne l’integrità). Un’esperienza cristiana priva di uno di questi due elementi sarebbe comunque monca, come a me ha insegnato don Giussani. Possibile che si rischi di smarrire questa sintesi elementare? (Alberto Bruschi)

 
26/01/2016 - vecchi schemi (roberto castenetto)

Non mi pare che si possa ridurre tutto a una piazza laica e a una piazza cattolica. Anche perché il premier e buona parte del governo sono giovani cattolici. Qui c'è una divisione che attraversa cristiani e non. Occorre capire la natura di questa divisione, per non riproporre vecchi schemi interpretativi. Consiglio di rivedere l'ultimo film di P.P. Pasolini, "Salò o le 120 giornate di Sodoma", per capire quanto sta succedendo. Chi più di lui, tra gli intellettuali, cercava Dio, tanto da far ripetere a una delle giovani violentate lo stesso grido del Golgota?