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Cronaca

TEMPESTA JONAS/ Quel "miracolo" bianco che ci insegna la gratuità della vita

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Mi arrestavo alla linea di confine tra la strada ed il piazzale, e mi sentivo scoppiare il cuore. Nel silenzio incerto della prima sera guardavo la cosa più bella del mondo. Senza sapere cosa fare. Senza sapere cosa farne. Perché la neve ...come posso dire... "era", era e basta. Non era "per far qualcosa". Era. Ed era bellissima. Mi prendeva uno struggimento di quelli che ti fanno male fisico dal bene che ti fanno al cuore. Avrei voluto prenderla tutta, abbracciarla tutta, buttarmici a capofitto in quelle due dita di splendore bianco… E invece me ne restavo li, al limitare di quella cosa affascinante e misteriosa, senza il coraggio di fare un passo avanti. Detto con parole adulte, ero in contemplazione. Detto sempre con parole adulte, capivo che ci sono delle cose — le più grandi — che tu non puoi possedere, o meglio, che devi imparare a possedere senza possederle. (*)

 

Le cose più grandi. Le cose più grandi e misteriose come la neve, o come la morte, quelle trenta vite che questa tempesta ha reclamato. In questo scintillio di bellezza tante persone oggi piangono perché è stato loro tolto quel che possedevano di più caro.

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(*) Da "Musica, Parole e Storie", Società Editrice Fiorentina

 

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