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ANNA FRANK / la famiglia tradita da una persona vicina: l'inchiesta dei Paesi Bassi (Oggi, 27 gennaio 2016)

Chi è Anna Frank, la giovane simbolo della Shoah e autrice del celebre Diario, le cui parole sono oggi ancora più attuali: il discorso di Loredana Panartiti nel Giorno della Memoria.

Anna Frank Anna Frank

Per oltre 70 anni, ci siamo sempre chiesti chi fu a tradire la famiglia di Anna Frank, quella notte estiva del ’44. La Gestapo prelevò all’epoca i Frank, il dentista Fritz Pfeffer e tre membri della famiglia Val Pels, deportandoli ad Auschwitz. La possibile risposta arriva dal libro Bep Voskuijl, Het Zwigen Voorbij, ovvero Bep Voskuijl, basta silenzio, pubblicato nei Paesi Bassi dal reporter Heroen De Bruyn e Joop van Wijk. Quest’ultimo nello specifico è il nipote di chi avrebbe guidato la Gestapo fino a quel nascondiglio al 263 di Prisengracht, ad Amsterdam. Secondo i due autori a parlare fu Nelly Voskuijl, una delle sorelle di Elisabeth, la donna che proteggeva i Frank. Nelly era una dattilografa e lavorava per Otto Frank, il padre della piccola Anna. Il libro viene sviluppato in forma d’inchiesta indagando nei Paesi Bassi, dove Nelly Voskuijl si trasferisce dopo l’invasione tedesca, scegliendo di collaborare con la Gestapo. Questo indicherebbe un particolare importante, evidenziando che in quei due anni in cui i Frank rimasero nascosti nel magazzino erano vicini a due sorelle schierate verso fazioni opposte. Elisabeth proteggeva gli ebrei, aiutando l’amica Miep Gies a nascondere i Frank, mentre Nelly collaborava con i tedeschi e li aiutava nella caccia agli ebrei. Il libro riporta come prova alcune testimonianze di Diny, un’altra delle sorelle Voskuijl, e Berus Hulsman, fidanzato con Elisabeth durante la guerra. Entrambi riferiscono di aver sentito più di una volta Nelly pronunciare parole sprezzanti verso la sorella come ‘Vattene ora, vai da quei tue ebrei’. La frase indicherebbe che in qualche modo sapesse dove avevano trovato rifugio i Frank. Un’altra prova è data dalla scomparsa della corrispondenza fra Otto ed Elisabeth negli anni in cui Nelly tornò nei Paesi Bassi. Questi due elementi si aggiungono a quella voce femminile che avvisò la Gestapo di Amsterdam, guidandola verso il rifugio die Frank. L’ipotesi sostenuta dagli autori del libro è che Nelly fece sparire le lettere perché erano presenti dei chiari riferimenti alla sua responsabilità nell’arresto. Joop van Wijk ha inoltre affermato che la madre Elisabeth sapeva bene che era stata la sorella Nelly a tradire i Frank, forse dopo che lei stessa l’aveva informata del magazzino. 

In occasione della Giornata della Memoria, celebrata oggi 27 gennaio 2016 in tutto il mondo, per non dimenticare le tante vittime dell'Olocausto, Anna Frank è tornata protagonista diventando uno dei ritratti realizzati da Eron. Il celebre writer riminese, al secolo Davide Salvadei, ha ricordato il simbolo della Shoah per eccellenza, Anna Frank, in un suo ritratto. Per una ricorrenza così importante, l’artista riminese Eron ha impresso sulla fiancata di un vecchio treno il volto di Anna, simbolo delle violenze perpetrate ai danni di milioni di Ebrei da parte dei nazisti. La foto del suo ultimo lavoro è stata poi condivisa sulla sua pagina Facebook ufficiale, intitolando il graffito "Soul of the Train", ovvero "L'anima del Treno". In poco tempo l’immagine ha ottenuto il consenso di centinaia di persone che hanno apprezzato l’opera di Eron in occasione della Giornata della Memoria. .

Oggi, 27 gennaio, ricorre la Giornata della Memoria, una data simbolo durante la quale tutto il mondo ricorda quanto accaduto 71 anni fa, quando fu reso a tutti noto l'orrore dell'Olocausto. Anna Frank è uno dei simboli della Shoah, la quale seppur giovanissima è entrata nella storia vivendo in prima persona il dramma della deportazione. All'età di 16 anni fu una delle vittime che perse la vita uccisa dai nazisti nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. La sua storia, seppur breve, è contenuta nelle pagine di un Diario, poi diventato uno dei libri più celebri del periodo del regime nazista. Anna Frank, insieme all'intera famiglia, visse in uno stato di clandestinità per sfuggire alle persecuzioni dei nazisti. Ad eccezione del padre, tutti i suoi familiari - lei compresa - trovarono la morte all'interno dei campi di sterminio. Oggi, in occasione del Giorno della Memoria il pensiero corre veloce alla ragazzina appena 13enne che nel giorno del suo compleanno ricevette in regalo un quadernetto, che da lì a breve sarebbe diventato il celebre Diario, contenitore di pensieri puri e di paure. La paura della clandestinità ma anche i timori della sua giovane età, fino al sogno di diventare una grande scrittrice. In occasione del 27 gennaio 2016, sono state numerose le iniziative in tutta Italia realizzare per non dimenticare le vittime dell'Olocausto, tra cui anche Anna Frank. Proprio la giovane, simbolo della Shoah, è stata tra le protagoniste dell'intervento a cura dell'assessore regionale all'Istruzione e alle Pari opportunità del Friuli Venezia, Giulia Loredana Panartiti, avvenuto al cospetto di giovani studenti presso il Kulturni dom di Gorizia. "Tutti noi abbiamo letto il Diario di Anna Frank che mette al centro la paura, il razzismo e il problema di non avere una casa, un posto in cui essere a casa; sono gli stessi temi dai quali deve partire la nostra riflessione sull'attualità", ha dichiarato la Panariti nel corso del suo intervento. Le parole di Anna Frank, come monito sui temi caldi dell'attualità e come incentivo a non cullarci sull'idea di guerra: sono stati questi i punti salienti sottolineati dall'assessore regionale nel corso del suo discorso.

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