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LA STORIA/ Cosa vuol dire insegnare in una classe multiconfessionale di periferia?

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Il giorno dopo sono tornata a scuola, sono arrivata in classe mezz'ora prima e ho trovato già seduti ai loro posti il ragazzo albanese e uno dei ragazzi egiziani copti; quest'ultimo si è avvicinato a me, mi ha pregato di guardare un video in cui delle persone musulmane dicevano cose orribili sui cristiani e giustificavano gli atti terroristici, poi mi ha detto: "vedi, prof, i musulmani sono cattivi! forse solo il 10 per cento è buono, io in Egitto ho visto come ci trattano... sono persone cattive". In quel momento il ragazzo albanese si è voltato e ci ha chiesto di cosa stessimo parlando, ovviamente si è sentito chiamato in causa ed è rimasto profondamente offeso dalle affermazioni del compagno. Hanno cominciato a discutere e a raccontare aneddoti personali, ognuno cercando di prevalere sull'altro.

Per ripristinare l'ordine ho balbettato qualcosa, qualche frase banale da pace nel mondo ma la situazione stava precipitando... cominciavano ad arrivare anche gli altri alunni, stupiti e allo stesso tempo molto attenti, ad un certo punto ho buttato lì, provocatoriamente, una domanda all'alunno albanese: "Ma nel Corano c'è proprio scritto quello che dicono e fanno gli estremisti?" e lui ha risposto: "Sì, c'è proprio scritto quello ed è anche giusto che ci sia scritto così".

A questo punto avevo davanti a me due alternative: potevo attaccare il mio alunno sul piano teologico, disintegrare la sua affermazione e le sue convinzioni assurde facendomi paladina della libertà e difendendo in un colpo solo il ragazzo copto e tutti i cristiani del mondo, oppure potevo guardarlo in faccia e stare alla realtà, operare là dove sono chiamata a lavorare tutti i giorni, il mio terreno di gioco non è la Siria e men che meno la teologia, è la mia classe multiconfessionale di periferia!

Allora ho detto ai miei alunni che ci potevano essere mille differenze tra noi, potevamo pensare malissimo gli uni degli altri e sostenere con ottime argomentazioni le nostre tesi, ma riuscire a spuntarla non sarebbe comunque stata una vittoria, al contrario avremmo aperto tra noi un baratro sempre più grande e alla fine saremmo stati sicurissimi di noi stessi ma isolati dentro il castello delle nostre posizioni (ho gesticolato molto e ho riportato mille esempi, proprio come faccio quando spiego il significato di alcune parole a lezione!).

Ho detto loro che l'unica possibilità era ripartire da noi, dalla nostra realtà quotidiana che in quel preciso momento coincideva con la classe di italiano per stranieri. Ho fatto notare che tra loro stavano nascendo una collaborazione e un'amicizia inaspettate fino a qualche mese fa e tutto questo aldilà della loro provenienza o religione. Tutti erano assolutamente in silenzio, come se si fossero accorti in quel preciso momento di ciò che avevano vissuto e visto in classe nel corso dei mesi passati insieme, poi ci siamo messi ai nostri posti e abbiamo cominciato a fare italiano. 


COMMENTI
28/01/2016 - Auguri! (Giuseppe Crippa)

Ringrazio molto la prof. Mambelli per questo racconto così vivace e interessante! Le auguro di vivere con la sua classe una esperienza umanamente ricca e di riuscire sempre a non comprimere la propria identità, o, peggio ancora, quella di qualche suo alunno, per non urtarsi con qualche prepotente. Sarei lieto di sapere, alla fine dell’anno scolastico, che ci sarà riuscita.