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Cronaca

LETTERA SULLE UNIONI CIVILI/ Può diventare legge una relazione che va contro il bene pubblico?

La famiglia è sancita come principio costituzionale in quanto bene pubblico. Anche le altre unioni lo sono? Possono avere questo valore? Lettera di GIUSEPPE MONTEDURO sul ddl Cirinnà

Ignazio Marino quando era sindaco di Roma (Infophoto)Ignazio Marino quando era sindaco di Roma (Infophoto)

Gentile direttore,
Le scrivo per offrire un altro punto di vista sul tema di cui si discute frequentemente in questi giorni, il ddl Cirinnà.

Prima ancora della situazione sociale che doverosamente dovremo affrontare e dei mutamenti che hanno pervaso il mondo occidentale, ritengo necessario osservare l'oggetto del dibattito. 

Per quanto riguarda il ddl in oggetto, a tema non ci sono le attese personali, le speranze, ma le richieste (che ovviamente nascono dalle attese, ma possono sfociare anche in pretese). Qui non si chiede al Parlamento di legiferare se è giusto e comprensibile che ciascuno auspichi per sè la maternità e/o la paternità, o se è giusto e comprensibile voler ardentemente stare tutta la vita con la persona che si ama. Su questo nessuno Stato può legiferare, men che meno uno Stato occidentale. Non è questo appunto l'oggetto della legge. Il Parlamento e quindi il popolo italiano è chiamato ad esprimersi, seppur con strumenti diversi, su un altro aspetto. Si ritiene giusto (quindi idoneo ad essere riconosciuto come diritto) che ogni tipologia di relazione umana possa essere riconosciuta bene pubblico, quindi meritevole di diritto, esattamente come la famiglia? Cioè come quella forma unica ed essenziale di contributo positivo, e quindi meritevole di sostegno pubblico, economico, educativo, alla costruzione della convivenza civile e sociale?

La famiglia, nella sua forma della differenza sessuale e dei compiti di cura che specificatamente le appartengono, è sancita come principio costituzionale proprio perché riconosciuta come bene pubblico. Lo sono tutte le altre forme? Nel momento in cui si equiparasse tutto, rendendo tutto "uguale" agli occhi dello Stato e quindi del bene pubblico, che valore avrebbe una piuttosto che un'altra forma di relazione? Con quale discrimine poi lo Stato potrebbe sostenere una piuttosto che un'altra, avendole valutate identiche?

Inoltre, qualunque forma di relazione sociale può essere riconosciuta adeguata per l'adozione e quindi idonea per la crescita e lo sviluppo dei bambini?

Riteniamo esempio di sviluppo la possibilità che si possa tramite il denaro mercificare (per legge) il corpo di una donna? Può essere, l'Europa, il luogo in cui per affermare il diritto all'acquisto si certifica inevitabilmente che ci debba essere qualcuno disposto a vendere la propria natura?

L'approvazione di una simile proposta legislativa indicherebbe come modello positivo simili relazioni sociali. Modello positivo non tanto sul piano morale (che si demanda alla coscienza personale) quanto sul piano della convivenza civile. L'ordinamento giuridico rappresenta un faro che mira a indicare i comportamenti positivi sul piano del bene pubblico e li distingue da quelli negativi, o li pone su un piano diverso rispetto a quelli considerati legittimi ma non generatori di bene rispetto al bene pubblico.

Le leggi non salvano la vita, ma favoriscono che si sviluppi una società orientata in un modo oppure in un altro. Quale società vogliamo?