BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CELESTE SAIEVA / La nuova vita in carcere della mantide siciliana (Oggi, 29 gennaio 2016)

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Celeste Saieva  Celeste Saieva

CELESTE SAIEVA, LA VITA DEL CARCERE TRA RITROVATA FEMMINILITA’, IL LAVORO E LA MANCANZA DEI FIGLI (OGGI, 29 GENNAIO 2016) - Da sei anni, Celeste Saieva – oggi 29enne – è in carcere con l’accusa di aver ucciso insieme al suo amante (e ad altri due giovani) il marito Michele Cangialosi nel 2009. Mentre continua a definirsi innocente, scorrono le ore nella sua cella del carcere di Bollate, a Milano, dove si trova attualmente. In precedenza, la ‘mantide siciliana’, come è stata ribattezzata dall’opinione pubblica, ha vissuto nelle carceri di Agrigento e successivamente di Palermo. Come procede oggi la sua vita? Lo ha raccontato nel corso dell’intensa intervista a “Storie Maledette”, ieri su Rai 3, durante la quale ha sottolineato le difficoltà, ora che si trova a Bollate, nel vedere i due figli ancora piccoli rimasti a Sciacca, suo paese di origine e luogo del delitto di Cangialosi. Nonostante questo, nell’ultimo periodo proprio in cella Celeste ha ritrovato la sua femminilità grazie alle piccole cose in suo possesso. Oggi, a Bollate, Celeste Saieva ha un lavoro: si occupa del casellario giudiziario. Il pensiero, va ai figli che può vedere solo un paio di volte nel corso dell’anno.

CELESTE SAIEVA PARLA DI NICOLA PIAZZA A STORIE MALEDETTE: L’OMICIDIO DEL MARITO NON CANCELLA L’AMORE PER IL COMPLICE (OGGI, 29 GENNAIO 2016) - La storia di Celeste Saieva, la "mantide religiosa" siciliana accusata a 30 anni di carcere per l'omicidio del marito, Michele Cangialosi, è approdata nella seconda puntata della trasmissione "Storie Maledette", condotta da Franca Leosini nella prima serata di ieri di Rai 3. Una storia dove il delitto, seppur torbido, passa quasi in secondo piano per fare spazio all'ingenuità di una donna ancora giovanissima e speranzosa che continua a proclamarsi innocente. Sono 24 gli anni di carcere che la giovane dovrà ancora scontare per un crimine di cui lei si definisce estranea ed in merito al quale la Leosini non ha tentato a tutti i costi di farle ammettere il contrario. L'omicidio del marito Cangialosi, può essere riassunto come una grande "leggerezza", commessa da ragazzi troppo giovani, troppo ingenui, i cui sentimenti però sembrano essere rimasti invariati, almeno stando alle parole della Saieva che, anche in chiusura di intervista, rivolgendosi all'amante e complice Nicola Piazza - anche lui condannato per il delitto dell'uomo avvenuto nel 2009 - ha affermato: "Non esiste un addio nel cuore di una persona che ama. Solo un arrivederci".

CELESTE SAIEVA, LA VERSIONE DELLA DONNA SULLA MORTE DEL MARITO MICHELE CANGIALOSSI “MI PICCHIAVA MA NON L’HO UCCISO” (OGGI, 29 GENNAIO 2016) - Continuano le interviste di Storie Maledette e ieri il caso di Celeste Saieva, accusata e condannata di aver ucciso il marito Michele Cangialossi, ha fatto scalpore un’altra volta, come per la prima puntata su Rudy Guede. Un racconto di storia, dal carcere, per una colpevole, o presunta tale come si ritiene la stessa donna davanti alle telecamere: ha raccontato la sua versione dei fatti, anche se non sono bastati per farla scagionare durante il processo. «Abbiamo litigato per soldi quella sera, non ho dormito nel letto con lui ma in camera con i miei figli. Al mattino mi sono svegliata e lui era già sveglio, mi diceva che aveva una udienza per una aggressione subita: quando sono andata alle 5 a prenderlo al lavoro lui non c’era e a casa erano anche spartii 600euro. Credevo fosse scappato visto che lo diceva ogni tanto, ma allertati i suoceri mi hanno sconsigliato di denunciare la scomparsa perché mio marito aveva già avuto tanto denunce. Ho denunciato la cosa 17 giorni dopo». Versione mai creduta dagli inquirenti che hanno fatto prevalere la versione secondo cui l’amante Nicola Piazza e due complici avrebbero ucciso Michele nel sonno avendo come complice anche Celeste che lo avrebbe stordito con un sonnifero.

CELESTE SAIEVA: LA REAZIONE DELLA SORELLA DELLA VITTIMA, MICHELE CANGIALOSI (STORIE MALEDETTE, OGGI 29 GENNAIO 2016) -  Sette anni dopo quel tragico delitto, Celeste Saieva è tornata a parlare di sé grazie al programma Storie Maledette condotto da Franca Leosini. Per quanto il delitto per cui è stata condannata la donna, assieme all’amante Paolo Piazza e ad altri due complici, sia stato brutale e molto discusso negli articoli di cronaca di quegli anni, oggi nessuno sembra ricordarsi più della vicenda né del marito Michele Cangialosi. O meglio non tutti. Infatti c’è chi, ancora oggi, ricorda perfettamente quello che è successo e chiede ancora giustizia. Una rabbia che è emersa pubblicamente in rete davanti agli occhi di tutti. “Si, solo fango butterà sopra mio fratello per uscirne pulita...aspetto con ansia stasera per vedere cosa ha da dire... L'importante è che mio fratello abbia ottenuto giustizia”. A parlare, o meglio a scrivere, è Gina Cangialosi, la sorella della vittima. Il post è stato pubblicato sul profilo social ufficiale del programma Storie Maledette e si distingue a fatica dai numerosi commenti di apprezzamento verso la conduttrice. Un messaggio, quasi un urlo disperato, che in pochi hanno letto ed apprezzato e che è stato sepolto dai commenti di altri telespettatori. A rispondere sono stati in pochi, ma la cosa più evidente è la mancanza di solidarietà verso Gina. “Da quello che ho capito sei la sorella della vittima, potrà dire quello che vuole ma è in prigione no? Però è pur vero che Franca Leosini fa apparire umani i più spietati assassini”.

CELESTE SAIEVA: LA RICOSTRUZIONE DEL DELITTO (STORIE MALEDETTE, OGGI 28 GENNAIO 2016) - L’omicidio di Michele Cangialosi, di cui la moglie Celeste Saieva è stata condannata, presenta ancora oggi alcuni elementi contorti. Nel 2009, le indagini durarono mesi, fra sospetti e rilevazioni, presunte bugie e mezze verità, fino alla condanna definitiva di Celeste Saieva a 30 anni di carcere, rea di aver commesso il fatto con la complicità dell’amante Nicola Piazza ed altri tre giovani, fra cui Paolo Naro. Il più giovane dei ragazzi era all’epoca minorenne e venne condannato invece a 9 anni e 4 mesi con una sentenza del Tribunale dei minori. Celeste Saieva aveva denunciato la scomparsa del marito una decina di giorni dopo la sua morte. La donna inoltre aveva affermato agli inquirenti che l’allontanamento era stato volontario, perché era capitato già altre volte che l’uomo si fosse allontanato da casa. La svolta arriva quando il minorenne coinvolto nell’omicidio si pente e racconta agli inquirenti di aver aiutato la donna ed altri due ragazzi ad uccidere Michele Cangialosi.

E’ grazie alla sua confessione che si scoprre il luogo dove è stato nascosto il cadavere, sepolto nelle campagne di Sciacca (Agrigento) e ritrovato solo nell’ottobre del 2009. Secondo la ricostruzione, Michele Cangialosi è stato aggredito mentre stava dormendo, attuando un primo tentativo di strangolamento. Venne messo quindi su una cassapanca e caricato nell’auto con l’intenzione di seppellirlo. Durante il tragitto invece Michele Cangialosi si riprende, dimostrando di essere ancora vivo.

I suoi assassini lo finiscono quindi a colpi di pietra, portandolo nel luogo in cui viene sepolto. I frammenti dell’arma del delitto, la pietra porosa, viene ritrovata ancora intrisa di sangue a bordo della Citroen di Nicola Piazza. L’oggetto è servito come ulteriore prova della confessione raccontata dal ragazzo minorenne. Ma chi è Nicola Piazza, oltre ad essere l’amante di Celeste Saieva? Un giornale locale di quegli anni, Malgrado Tutto, lo descrive come un autista che lavorava in un’associazione di volontariato che operava con i disabili. La relazione con Celeste era nota ai compaesani già da diverso tempo e anche il marito, così riporta il giornale, ne era venuto a conoscenza. Secondo l’accusa, Nicola Piazza e l’amico Paolo Naro avevano rapito ed ucciso la vittima mentre si trovava nella propria abitazione. Celeste Saieva invece venne indicata come responsabile della progettazione del piano per uccidere il marito.    

CELESTE SAIEVA: L'AMANTE, IL MOVENTE ED IL TESTIMONE CHIAVE (STORIE MALEDETTE, OGGI 28 GENNAIO 2016) - La storia di Celeste Saieva, la protagonista del secondo appuntamento di "Storie Maledette", è un mix di dolore, frustrazioni, menzogne ma anche speranze. La donna, giovanissima, sta scontando la sua pena di 30 anni nel carcere di Bollate, dal quale continua ancora oggi a dichiararsi innocente.

L'accusa è tra le più gravi: l'omicidio del marito Michele Cangialosi. A condannarla definitivamente con la sentenza del 2012 fu un testimone chiave, le cui dichiarazioni si rivelarono decisive ai fini della risoluzione del caso. Prima ancora della testimonianza, chi indagava al giallo siciliano iniziò a seguire la strada del delitto passionale. Il movente appariva sempre più chiaro: i Carabinieri scoprirono la presenza di un amante nella vita coniugale della Saieva.

Si trattava del coetaneo Nicola Piazza, la cui esistenza sarà poi confermata dalla stessa indagata nel corso di un interrogatorio. Alla base del movente dell'omicidio di Michele Cangialosi, i presunti e ripetuti soprusi fisici e psicologici subiti dalla moglie e dai due figli piccoli. Secondo alcune voci, quando la vittima venne a sapere dei tradimenti di Celeste Saieva, la segregò in casa per un giorno intero. Tornando al testimone chiave, le dichiarazioni del minorenne furono decisive ai fine delle indagini. Il giovane confessò di aver preso parte all'omicidio del 29enne di Sciacca insieme a Celeste Saieva, al suo amante ed all'allora 20enne Paolo Naro.

CELESTE SAIEVA, L'OMICIDIO DEL MARITO CON LA COMPLICITA' DELL'AMANTE: LEI RIBADISCE LA SUA INNOCENZA (STORIE MALEDETTE, OGGI 28 GENNAIO 2016) - La seconda protagonista della nuova stagione di "Storie Maledette", la trasmissione di Franca Leosini in onda stasera 28 gennaio su Rai 3, sarà Celeste Saieva. Già ribattezzata come la "mantide religiosa" della Sicilia, la giovane è stata condannata a 30 anni per un delitto tra i più agghiaccianti degli ultimi tempi. La vittima, Michele Cangialosi, era il marito di Celeste, bellissima quanto spietata, aiutata nel delitto dall'amante e dalla complicità di altri due giovani. Un piano architettato alla perfezione e che avrebbe rappresentato la giusta vendetta ad una vita fatta di soprusi e violenza, ma anche attenzioni mancate che in Celeste hanno portato alla crescita di un sentimento di rivalsa. Ciò che spiazza, trasformando la storia in una sorta di messaggio di speranza, è la forza con la quale Celeste Saieva abbia finora ribadito la sua innocenza. Innocente si professerà anche nel corso dell'intervista realizzata per "Storie Maledette" nel corso della quale emergerà tutto il suo dolore e il racconto degli anni trascorsi nel carcere di Bollate, a Milano.

CELESTE SAIEVA, LA DONNA ACCUSATA DI AVER UCCISO IL MARITO MICHELE CANGIALOSI NEL 2009 INTERVISTATA DA FRANCA LEOSINI (STORIE MALEDETTE, OGGI 28 GENNAIO 2016) - Sarà Celeste Saieva la protagonista del secondo appuntamento di "Storie Maledette", la trasmissione in onda nella prima serata di oggi 28 gennaio su Rai 3 e condotta da Franca Leosini. Dopo l'esordio che ha visto in primo piano Rudy Guede, la Leosini torna su uno dei fatti più cupi della cronaca nera nazionale. La parola sarà data a Celeste Saieva, la donna condannata con sentenza definitiva del 2012 a 30 anni di carcere per l'omicidio del marito Michele Cangelosi, commesso nella Sicilia di sette anni fa. Teatro della 'storia maledetta' è Sciacca, comune di 40 mila anime nella provincia di Agrigento. L'omicidio dell'allora 29enne Michele Cangialosi destò scalpore e grandi sospetti nella cittadina siciliana. La moglie, Celeste Saieva, madre di due figli di appena 3 e 7 anni, nel maggio dello stesso anno ne denunciò la scomparsa. Alle Forze dell'Ordine confessò la tendenza del marito a far perdere le tracce per diversi giorni, nonostante la presenza di due figli piccoli che richiedevano chiaramente le sue attenzioni, spesso disattese. La donna, agli inquirenti descrisse Cangialosi come un uomo violento, ed in paese in tanti sapevano le reciproche e frequenti incomprensioni dei due coniugi. Il corpo senza vita dell'uomo, fu ritrovato dopo diversi mesi, nell'ottobre del 2009, in una campagna poco lontana, seppellito sotto un metro di terra. Dell'omicidio fu accusata la bellissima moglie Celeste Saieva, all'epoca dei fatti appena 25enne. Bella e spietata: così fu additata dall'opinione pubblica che rimase scossa dalla notizia ma ancor di più dalle dinamiche dell'omicidio del manovale Michele Cangialosi.

CELESTE SAIEVA, LE MODALITA’ DEL DELITTO PER IL QUALE STA SCONTANDO 30 ANNI DI RECLUSIONE – Celeste Saieva, non fu considerata l'unica artefice del terribile delitto per il quale sta scontando una condanna di 30 anni presso il carcere di Bollate, a Milano. Ad agire insieme a lei, anche il giovane amante Nicola Piazza, suo coetaneo, ed altri due ragazzi, uno dei quali minorenni. Le modalità dell'omicidio hanno relegato il caso tra i più spietati della cronaca nera degli ultimi decenni. Michele Cangialosi, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, fu ucciso in maniera crudele dopo aver ingerito un potente sonnifero. In seguito, priva ormai di sensi, la vittima fu dapprima aggredita, quindi uccisa. Il suo cadavere venne caricato in auto e portato in contrada Santa Maria, sommerso da un cumulo di terra. La denuncia in merito alla sua scomparsa, fu effettuata da Celeste Saieva solo dopo alcuni giorni ma trascorsero ben sei lunghi mesi prima che il corpo senza vita dell'uomo venne ritrovato, aprendo ufficialmente la strada dell'omicidio. La vera svolta giunse in seguito alle dichiarazioni di un minorenne che si rivelarono decisive ai fini delle indagini. Un delitto d'altri tempi, dove dolore e frustrazione si sono uniti dando vita ad una delle più torbide vicende di cronaca degli ultimi 20 anni.



© Riproduzione Riservata.