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LEOPOLD SOCHA / Uno degli eroi per caso dell'Olocausto (Oggi, 29 gennaio 2016)

Leopold Socha, 29 gennaio 2016, l'uomo che salvò 20 ebrei e che venne insignito del titolo 'giusto fra le nazioni, ricordato in Darkness, la sua storia.  

Leopold Socha, infophoto Leopold Socha, infophoto

Qualche giorno fa si è celebrata La Giornata della Memoria. Sono tanti gli eroi sconosciuti del periodo nazista che hanno contribuito con le loro gesta a salvare la vita di migliaia di ebrei. Tra questi, anche Leopold Socha, un operaio esperto del sistema fognario nonché sveglio ladruncolo nella Polonia occupata dal regime nazista. Se a far gola a Socha, inizialmente fu solo l'odore del denaro che lo spinse ad aiutare (in cambio di soldi) alcuni ebrei sfruttando proprio le sue conoscenze delle fogne del posto, ben presto emerse il suo indiscutibile lato eroico. Leopold Socha si trasformò così, a sua insaputa, in uno degli eroi per caso del periodo dell'Olocausto. Messo da parte il carattere di uomo meschino che lo aveva caratterizzato fino a quel momento, pagò con la sua stessa vita la salvezza di alcuni ebrei della sua città.

L'ispettore fognario Leopold Socha riuscì a salvare la vita di 20 ebrei durante il rastrellamento nazista del ghetto. Grazie al suo atto eroico, che ne mise in pericolo la sua stessa vita in svariate occasioni, Socha fu riconosciuto da una commissione israeliana come 'Giusto tra le nazioni'. La sua storia è diventata anche un film, In Darkness, che nel 2012 è stato tra i finalisti del Premio Oscar come miglior film straniero. In questa pellicola, basata sul libro 'In the Sewers of Lvov' di Robert Mashall, si racconta la storia di un ispettore fognario che si imbatte per caso in un gruppo di ebrei, alla ricerca di un nascondiglio sicuro durante il rastrellamento del ghetto. Leopold decide di aiutarli in cambio di denaro che, successivamente, usa per lo stesso sostentamento dei fuggiaschi. Per ben 14 mesi restano nascosti nel sistema fognario della città, scampando persino ad un'alluvione che distrugge la rete di cunicoli sotterranei. Anche la vita di Socha è continuamente in pericolo, in quanto deve sfuggire ai sospetti di amici e colleghi. Il film si conclude con l'arrivo dell'Armata Rossa e il gruppo di ebrei che, assieme al loro eroe, festeggiano la fine della guerra.

Sulla scia della Giornata dedicata alla Memoria, non si può dimenticare sicuramente Leopold Socha, l’ispettore fognario polacco che durante la seconda guerra mondiale salvò 20 ebrei dalla Shoah. Grazie alla particolare conoscenza del sistema fognario, Leopold Socha riuscì a nascondere il gruppo di persone nel labirinto sotterraneo della città. L’ispettore, nato nel 1909, viveva a Leopoli, uno dei quartieri più poveri. In passato era stato accusato di alcuni piccoli furti, motivo che lo aveva portato a trascorrere del tempo in carcere. In occasione dell’occupazione nazista, Socha, aiutato dal collega Stefan Wroblewski, agì tempestivamente. Inizialmente pretese un pagamento per l’aiuto ma decise in seguito di utilizzare i soldi guadagnati per aiutare ulteriormente i fuggitivi e per fornire loro del cibo. Nel 1978, Yad Vashem di Israele diede un importante riconoscimento a Leopold e a Maddalena Socha per aver servito la nazione. Il collega che lo aiutò all’epoca ricevette lo stesso onore più tardi, nel 1981. In quelle condizioni così estreme, Socha ed il gruppo di ebrei che aveva salvato, rimasero per oltre 14 mesi. Mentre la nazione gronda sangue, alcuni si riescono a salvare grazie al suo gesto eroico. Socha scomparve in seguito, alcuni anni dopo, durante un altro, ultimo gesto eroico, salvando la figlia da un veicolo militare russo di cui il conducente aveva perso il controllo. Assieme alla moglie Wanda, Socha fa parte di quei seimila polacchi riconosciuti come ‘giusti tra le nazioni’ dal popolo di Israele. E’ quindi una storia vera, tornata alla luce grazie al film Darkness di Agnieszka Holland, arrivato fra i finalisti dei Premi Oscar nel 2012 come miglior film straniero. La sopravvissuta Kristine Keren raccontò molti anni più tardi come da bambino venne aiutata da Socha alla USC, la Shoah Foundation Institute for Visual History and Education. La regista Agnieszka Holland, a sua volta polacca, ha affermato durante un’intervista di non aver mai sentito parlare della famiglia Socha, “anche se conoscevo centinaia di storie che si riferivano agli orrori di quei tempi”. Aggiunge inoltre che lo scrittore canadese David Shamoon seppe della loro storia grazie alle cronache di un quotidiano. “Rimase così impressionato da mettersi alla ricerca del libro di Robert Marshall ‘Nelle fogne di Lvov’”. In seguito le propose una sceneggiatura ma all’epoca la accontonò per non “rimanere bloccata altri tre anni della mia vita per la lavorazione e non mi interessava girare in inglese e ‘americanizzare’ il film, perché doveva restare il più vicino possibile alla realtà”. 

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