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LETTERA SUL FAMILY DAY/ Non difendiamo "valori", ma la realtà così com'è

Pubblicazione:venerdì 29 gennaio 2016

Il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei (Infophoto) Il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei (Infophoto)

E non è mancanza di misericordia, come qualcuno dubitosamente pare insinuare. Certo, il rischio di ridurre tutto a ideologia o di strumentalizzazione è sempre dietro l'angolo. Ma vogliamo e dobbiamo correre questo rischio; misericordia è anche spendersi e combattere per evitare che diventino leggi — e dunque modello di comportamento socialmente legittimato — voglie perverse e aberrazioni dannose per tutti, ma innanzitutto per i più deboli.

Non c'è una Chiesa che cerca di schiacciare la testimonianza e la misericordia sotto il peso della mobilitazione politica, né chi fa dei valori religiosi uno strumento di conquista politica. Insinuare questo, appare solo come un malizioso invito del potere a lasciar manovrare indisturbato il manovratore… E così facendo, ogni legge potrà nel silenzio essere approvata, a uso e consumo di qualsiasi voglia.

Come scrisse Chesterton: "La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto".

Andremo a Roma con il desiderio di bene per tutti. Per difendere la realtà così com'è. Per il bene dei più deboli e indifesi: i bambini. Ma anche per chi considera la legge Cirinnà un progresso, senza rendersi conto del danno che ne riceverebbe. Perché, come ha scritto don Carrón, "La goccia non riuscirà mai a riempire il bicchiere della vita". Men che meno se la goccia è avvelenata.



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