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UNIONI CIVILI/ 1. Un progetto nemico dell'uomo, della famiglia, della società e di Dio

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Per contrarre il patto basta iscriversi al registro in presenza di due testimoni. Se la revoca e consensuale, lo scioglimento del patto è immediato; se non consensuale, è sufficiente un anno di tempo. Questa disciplina eliminerebbe di fatto il matrimonio civile, che, se capisco bene, in Italia ha una struttura parallela al sacramento, con impegni rilevanti e stabili, e per il quale peraltro è già previsto il divorzio breve (approvato poco più di un anno fa, ndr). Con questa nuova legge non credo che il matrimonio civile verrebbe più scelto da molti. Sembra poi che le unioni civili diano tutto i diritti e non richiedano quasi nessun dovere. Soprattutto, se le unioni civili prendono il posto del matrimonio civile, ne prenderanno anche il nome: vengono recepite a tutti gli effetti come matrimoni.

 

Il ddl prevede "criteri e modalità di estensione alle unioni civili dei diritti spettanti ai nuclei famigliari". Che portata ha questa estensione?

È un punto fondamentale. La legge porta sempre dentro di sé una concezione dell'uomo e dei rapporti fra gli uomini. Non è mai, per così dire, antropologicamente neutra. Il ddl quindi afferma che il matrimonio naturale, che era una possibilità limitata a persone sessualmente differenti (un uomo e una donna), ora è una categoria/realtà che viene estesa a persone dello stesso genere. Ma questa estensione non è soltanto un cambiamento quantitativo, bensì qualitativo. Che persone dello stesso sesso abbiano un'istituzione comune, con gli stessi diritti di una famiglia, significa che tutte le unioni sono concepite in modo uguale. È un cambiamento qualitativo.

 

Ci spieghi perché…

Perché la differenza sessuale e la connessa possibilità naturale della fecondità non sono più parte della definizione essenziale dell'amore matrimoniale, come accade nell'unione fra un uomo e una donna. Questa legge stabilirà come vero per tutti che il matrimonio è fatto da persone il cui amore non c'entra nulla con la natura (e perciò anche con l'uso) del proprio corpo. Si capisce, così, come una tale equiparazione stravolge il significato del legame tra l'uomo e la donna, del matrimonio in quanto tale e non si limita affatto ad estendere un "diritto".

 

Ci può spiegare meglio cosa cambia alla radice?

Scompare l'idea di natura creata. La verità — in questo caso del matrimonio e della famiglia — coincide con ciò che si fa: è vero tutto (e solo) ciò che è possibile fare. Ripeto, questo ddl comunica una concezione dell'uomo, una nuova antropologia. La presuppone e, rendendola legge, istituzionalizzandola, la promuove. Parlare delle unioni civili è parlare di che cos'è l'uomo. Per questa ragione, è ingenuo separare le questioni giuridiche da quelle antropologiche e pensare che mentre lo Stato gestisce neutralmente la vita sociale, altre istituzioni (la chiesa cattolica, le religioni, eccetera) hanno la responsabilità di spiegare il significato (religioso, umanistico) dell'uomo e della sua vita morale. Un esempio classico è la legge sull'aborto, con la quale non soltanto passa a livello sociale l'idea che abortire non è un male — o, quanto meno, un male minore e inevitabile —, ma passa anche una nuova idea di ciò che io sono, di che cos'è l'amore, di che cosa sono la fecondità e il lavoro, di cosa posso fare con me stesso.

 

Che cambiamento comporta innanzitutto per la persona? 


COMMENTI
29/01/2016 - Ognuno fa di testa sua (claudia mazzola)

Anche al bambino non piace obbedire alla mamma e papà, però quando li ascolta si accorge che è un bene per lui. E noi grandi chi ascoltiamo?

 
29/01/2016 - Equidistanza?!? (Villi Demaldè)

Concordo con Giuseppe Crippa. Anch'io sono rimasto colpito - e non è la prima volta che accade - dall'accostamento. Certo, questa disponibilità ad accogliere contributi e quindi posizioni diverse, a volte anche diametralmente opposte, depone a favore della apertura mentale e della sensibilità di chi dirige e "fa" IlSussidiario.net, che in questo senso ha molto da insegnare alla maggior parte dei media nostrani, sfacciatamente partigiani e proni ai voleri dei potentati di turno. Tuttavia, a voler essere proprio critici, rilevo che questa "larghezza di vedute" sembra a volte indicare da parte del giornale una sorta di "equidistanza" da temi anche decisivi, che - se così fosse, ovvio - poco si conformerebbe al suo nome, che richiama uno dei capisaldi della Dottrina Sociale cristiana.

 
29/01/2016 - Fianco a fianco (Giuseppe Crippa)

Leggere oggi questi due articoli sulle unioni civili posti fianco a fianco è stato davvero interessante: da questa parte giudizi ricavati sia dall’osservazione dell’animo umano che dall’annuncio cristiano, dall’altra un costante ricorso alla poesia e il reiterato accenno ad una presunta difesa di valori occidentali che credo non passi neanche per la testa a chi domani andrà, come me, a Roma semplicemente perché questa presenza sarà un modo di votare “con i piedi” come capita qualche volta al popolo. Però quando arriveranno le “elezioni con la scheda” non basterà più la testimonianza nei propri ambienti ed arriverà il consueto “quartino di giudizio” col sottinteso invito ad andare a votare…