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UNIONI CIVILI/ 1. Un progetto nemico dell'uomo, della famiglia, della società e di Dio

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L'uomo non si concepisce più come dono: bensì come un essere astratto, avulso da ogni legame, un essere che non risponde di sé a nessuno e a nulla. La vita non è un dono che ci costituisce, che dobbiamo accogliere e a cui siamo chiamati a gratuitamente rispondere. Il corpo, di conseguenza, è concepito come un artefatto, o meglio una "macchina" a mia disposizione per poter ottenere mediante il suo uso ciò che io decido e voglio: il conclamato diritto di usare della capacità tecnologica di intervenire alla fine e soprattutto all'inizio della vita umana, mostra nel modo più evidente questa riduzione del corpo umano a uno strumento che si vuole sempre più malleabile ai desideri dell'uomo. Cambia anche il significato dei rapporti costitutivi dell'uomo — mi riferisco a figliolanza, maternità, paternità, nuzialità.

 

Ci spieghi…

Tutti questi rapporti costitutivi diventano rapporti legali. Non sono più rapporti determinati dalla natura. È lo Stato, che, assecondando la libertà di ciascuno, definisce che cos'è il matrimonio, chi è figlio di chi, qual è lo scopo della famiglia e il ruolo che ciascuno ha dentro di essa, eccetera. Tocchiamo in questo modo con mano l'ironico paradosso cui conduce la concezione liberale dello Stato — come ha implicitamente ammesso il giudice della Corte suprema americana Thomas, in un interessante passaggio della sua dissenting opinion in merito al caso Obergefell vs. Hodges, che ha portato alla legalizzazione federale del matrimonio gay negli Stati Uniti: "Nella tradizione legale americana — scrive il giudice Thomas — la libertà è sempre stata compresa come libertà dall'intrusione del governo e non come diritto di ricevere un qualsivoglia titolo (entitlment) da parte del governo stesso" (…) Tale apparente cambiamento, fa venire a galla in realtà una tensione che giace latente all'origine della concezione liberale dello Stato, concepito come puro garante della libertà individuale dei singoli e perciò non autorizzato ad imporre alcuna verità che si pretenda 'naturale'. Quella che sembrava modestia e non ingerenza — la rinuncia a proporre qualsivoglia 'verità' — trasforma paradossalmente lo Stato nel creatore stesso della verità. Lo Stato non si limita a riconoscere una realtà che già esiste e gli uomini hanno da sempre riconosciuto come tale. Ne diviene il creatore. La soggezione del cittadino allo stato diviene qui assoluta, poiché solo la legge dello Stato può garantire all'individuo la libertà di essere ciò che vuole". Se guardiamo alla dichiarazione con cui il giudice Kennedy ha giustificato la decisione della corte suprema di approvare il matrimonio gay, il paradosso diviene ancora più chiaro. Con un'interpretazione molto discussa dell'emendamento 14, Kennedy afferma la natura costituzionale del matrimonio gay in nome del "diritto di ogni cittadino di definire la propria identità". Da una parte, dunque, il matrimonio gay appare come il punto di arrivo coerente della antropologia liberal: ciò che definisce l'uomo non è più l'essere creato ad immagine di Dio, ma la sua libertà che si autodetermina, senza nessun parametro. Dall'altra, poiché non esiste più alcun criterio di verità che trascenda l'opinione e la volontà soggettiva dell'uomo, lo Stato, in quanto soggetto legiferante — senza entrare nella complessa domanda di chi di fatto rappresenti questo soggetto — acquista in realtà un potere quasi "divino": è lo stato infatti che mi permette di essere ciò che io non potrei essere senza il suo "entitlement". Contro tale visione bisogna tornare a guardare una elementare verità: l'autodeterminazione è certamente un aspetto importante della libertà, ma non l'unico. La libertà esiste ed entra in azione sempre e soltanto in risposta ad un dono, ad un "dato" che la precede: gli sposi dicono di sì ad un amore che è stato dato loro. Questa idea di uomo come libertà assoluta, cioè come libertà separata dalla verità, è un'astrazione che investe tutti i livelli della vita dell'uomo di oggi. Ma questa idea è semplicemente falsa, astratta appunto.

 

Lo stesso che vediamo nella teoria gender? 


COMMENTI
29/01/2016 - Ognuno fa di testa sua (claudia mazzola)

Anche al bambino non piace obbedire alla mamma e papà, però quando li ascolta si accorge che è un bene per lui. E noi grandi chi ascoltiamo?

 
29/01/2016 - Equidistanza?!? (Villi Demaldè)

Concordo con Giuseppe Crippa. Anch'io sono rimasto colpito - e non è la prima volta che accade - dall'accostamento. Certo, questa disponibilità ad accogliere contributi e quindi posizioni diverse, a volte anche diametralmente opposte, depone a favore della apertura mentale e della sensibilità di chi dirige e "fa" IlSussidiario.net, che in questo senso ha molto da insegnare alla maggior parte dei media nostrani, sfacciatamente partigiani e proni ai voleri dei potentati di turno. Tuttavia, a voler essere proprio critici, rilevo che questa "larghezza di vedute" sembra a volte indicare da parte del giornale una sorta di "equidistanza" da temi anche decisivi, che - se così fosse, ovvio - poco si conformerebbe al suo nome, che richiama uno dei capisaldi della Dottrina Sociale cristiana.

 
29/01/2016 - Fianco a fianco (Giuseppe Crippa)

Leggere oggi questi due articoli sulle unioni civili posti fianco a fianco è stato davvero interessante: da questa parte giudizi ricavati sia dall’osservazione dell’animo umano che dall’annuncio cristiano, dall’altra un costante ricorso alla poesia e il reiterato accenno ad una presunta difesa di valori occidentali che credo non passi neanche per la testa a chi domani andrà, come me, a Roma semplicemente perché questa presenza sarà un modo di votare “con i piedi” come capita qualche volta al popolo. Però quando arriveranno le “elezioni con la scheda” non basterà più la testimonianza nei propri ambienti ed arriverà il consueto “quartino di giudizio” col sottinteso invito ad andare a votare…