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UNIONI CIVILI/ 1. Un progetto nemico dell'uomo, della famiglia, della società e di Dio

Pubblicazione:venerdì 29 gennaio 2016

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Sì. In essa il genere non è più un sostantivo, cioè qualcosa che definisce il tuo essere in modo inalienabile (tu sei donna, per esempio), ma diviene un verbo, qualcosa che tu fai. Il "genere" oggi è qualcosa che uno fa e la legge riconosce. Sempre più le leggi negli Stati Uniti definiscono il genere come l'identità che viene (legalmente) assegnata dai genitori quando il bambino è nato, identità che il bambino potrà cambiare una volta che decida (o scopra) qual è l'identità sessuale con la quale si trova più a suo agio. Questo modo di pensare il genere è anche frutto della tecnologia: se, per esempio, due omosessuali possono pretendere che la loro unione sia equiparata al matrimonio è perché ci sono dei metodi biotecnologici per procurarsi un figlio. Se un maschio può chiedere di essere riconosciuto come donna è perché oggi si possono fare degli interventi chirurgici/medici che rendono possibile la trasformazione di questa pretesa in realtà. L'implicazione che ne segue, ancora una volta, è che il corpo sessuato, cosi come il suo ordinamento alla fecondità, sono secondari, quindi non necessari, non costitutivi dell'amore sponsale.

 

Lei ha detto: "I legami costitutivi della persona non sono più naturali, ma legali". Può spiegare meglio?

Se non c'è più la natura, a prendere il suo posto è la legge positiva. Non resta mai un vuoto. Siccome l'uomo deve vivere "in società", i rapporti umani non rispecchiano o assicurano un bene esistente di per sé, ma diventano legali, assicurati dallo Stato. Un esempio: se due persone dello stesso sesso possono adottare figli, vuol dire che paternità e maternità sono considerati dei ruoli. Peraltro intercambiabili. Il legame è fissato per legge ed è ridotto, appunto, a quello che si fa, e che quindi chiunque può fare al mio posto. Al fondo, ripeto, c'è una precisa concezione di libertà sganciata da una verità che riconosco ma non faccio io: la libertà come capacità di azione che determina le cose. Ora, se è vero che è la legge positiva a permettere alla libertà di esercitare il suo potere, allora si capisce il perché della necessità di moltiplicare leggi su leggi tipico della società liberal. Si veda l'esempio Usa. Ma questa moltiplicazione di leggi e regolamentazioni non può sostituire il bisogno di certezza e di stabilità propria dell'uomo. Che lo Stato garantisca forme così instabili come le unioni civili è un male per tutta la società. Come può sussistere una società nella quale uno non può essere certo dei rapporti costitutivi (figliolanza, nuzialità, paternità, e maternità), e quindi dell'esistenza di legami che non sia dipendenti dall'emozione sempre transitoria e dalla volontà sempre mutevole degli individui?

 

Immagino che lei risponda negativamente a questa domanda retorica, per sottolineare la conseguenza logica che scaturisce dalle premesse…

Se è vero tutto ciò che è possibile e fattibile, allora la rivoluzione diventa un principio permanente. Per esempio: se in un'unione le cose non vanno o non si ottiene lo scopo per cui si era insieme, si può cambiare molto facilmente. Ma l'amore per natura è fedele e fecondo. Nell'instabilità si fa soffrire e si soffre. Il sentimentalismo, alla base di questa concezione dei legami, è inevitabilmente violento, perché mi porta a tentare di ottenere ciò che desidero a tutti i costi, imponendo la mia volontà sulla realtà e sugli altri.

 

Negli Usa vedete le conseguenze di quest'instabilità?


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COMMENTI
29/01/2016 - Ognuno fa di testa sua (claudia mazzola)

Anche al bambino non piace obbedire alla mamma e papà, però quando li ascolta si accorge che è un bene per lui. E noi grandi chi ascoltiamo?

 
29/01/2016 - Equidistanza?!? (Villi Demaldè)

Concordo con Giuseppe Crippa. Anch'io sono rimasto colpito - e non è la prima volta che accade - dall'accostamento. Certo, questa disponibilità ad accogliere contributi e quindi posizioni diverse, a volte anche diametralmente opposte, depone a favore della apertura mentale e della sensibilità di chi dirige e "fa" IlSussidiario.net, che in questo senso ha molto da insegnare alla maggior parte dei media nostrani, sfacciatamente partigiani e proni ai voleri dei potentati di turno. Tuttavia, a voler essere proprio critici, rilevo che questa "larghezza di vedute" sembra a volte indicare da parte del giornale una sorta di "equidistanza" da temi anche decisivi, che - se così fosse, ovvio - poco si conformerebbe al suo nome, che richiama uno dei capisaldi della Dottrina Sociale cristiana.

 
29/01/2016 - Fianco a fianco (Giuseppe Crippa)

Leggere oggi questi due articoli sulle unioni civili posti fianco a fianco è stato davvero interessante: da questa parte giudizi ricavati sia dall’osservazione dell’animo umano che dall’annuncio cristiano, dall’altra un costante ricorso alla poesia e il reiterato accenno ad una presunta difesa di valori occidentali che credo non passi neanche per la testa a chi domani andrà, come me, a Roma semplicemente perché questa presenza sarà un modo di votare “con i piedi” come capita qualche volta al popolo. Però quando arriveranno le “elezioni con la scheda” non basterà più la testimonianza nei propri ambienti ed arriverà il consueto “quartino di giudizio” col sottinteso invito ad andare a votare…