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UNIONI CIVILI/ 1. Un progetto nemico dell'uomo, della famiglia, della società e di Dio

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Qui il matrimonio omosessuale è legge, ovvero è diventato norma (da giugno scorso). Questo non ha affatto dato avvio ad una corsa degli omosessuali a sposarsi. L'effetto è piuttosto il rafforzarsi di una mentalità che trasforma dal punto di vista concettuale anche il matrimonio naturale. La persona si concepisce come libertà che si autodetermina. Il desiderio è identificato con l'inclinazione soggettiva che si prova, e l'amore e la fecondità sono sottomessi al primato di tale inclinazione. Lo scopo del matrimonio diviene la propria soddisfazione emotiva e cosi il divorzio entra latentemente dentro la forma stessa del matrimonio, in quanto esso non richiede più la donazione totale (e perciò irrevocabile) degli sposi l'uno all'altro, ma piuttosto l'aiutarsi a vicenda a soddisfare l'uno il desiderio dell'altro.

 

Altre implicazioni?

La legge costringe anche a ripensare l'educazione. Se la legge riconosce un certo tipo di uomo, la scuola e la famiglia devono educare a tale concezione. Quello che si vede sempre di più è che la società liberale va instaurando un nuovo totalitarismo. Si deve eliminare tutto ciò che ostacola l'esercizio della libertà individuale, da una visione del corpo come rivelatore del mistero della persona, alla stabilità matrimoniale, al divieto per l'uomo di essere signore della vita propria e altrui (si veda l'approvazione di aborto ed eutanasia). Questo totalitarismo è più sottile dei totalitarismi che abbiamo conosciuto nel passato, è in un certo senso invisibile. Esso esercita il suo potere più attraverso la burocrazia e le leggi "volute da tutti" che attraverso un "dittatore" o un "piccolo gruppo" che ha afferrato il potere.

 

Ma allora, cosa sono i "nuovi diritti"?

E' importante ponderare bene le parole: il termine "diritto" oggi è compreso soprattutto come "protezione della nostra capacità di esercitare il potere che la nostra libertà ci conferisce". Avere un diritto, la dove non si riconosce più che la vita è data e quindi la libertà deve rispondere del dono ricevuto a Colui che l'ha data, significa essere abilitati a fare ciò che si può e si vuole fare. Molte volte, quando per esempio si parla dei diritti dei bambini, pur volendo proteggere il bene dei più piccoli, si adotta un linguaggio che ci impone di guardare ai bambini come se fossero adulti, cioè come persone indipendenti che devono poter esercitare la loro libertà. La parola "diritto", invece, ha una storia e un senso assai più ricco. Purtroppo essa è ridotta oggi a significare "libertà da ogni coercizione", libertà di esercizio delle proprie capacità o desideri. Ciò che è nuovo, direi quindi, non è tanto l'esistenza di "diritti"…

 

Ma che questi diritti esprimono un'antropologia…

Certo: un'antropologia che non è amica dell'uomo. Nonostante le pretese di neutralità, quello che c'è in gioco in una tale idea di diritto è anche una metafisica della libertà, cioè una definizione di libertà come esercizio della propria libertà di scelta, indipendentemente da ogni legame col vero e il bene. Secondo la visione classica, non solo cristiana ma, per esempio, anche greco-romana, la libertà presuppone un ordine, un contesto cosmico nel quale esiste e si esercita. La libertà è data per gustare il vero bene, che non è alla merce delle mode e della volontà dei singoli. Ma ciò presuppone che verità e bene siano reali, intrinseci all'ordine delle cose, e che l'uomo sia ordinato ad essi per natura. Ogni mia scelta parziale (anche quella della mia vocazione, per esempio) avviene all'interno del rapporto con il vero bene ed è sempre un passo verso o lontano dal mio destino, dal bene. Ora, questa visione viene radicalmente negata nella nostra società liberal. In essa, ogni individuo fissa sia i propri fini sia il modo in cui raggiungerli. La libertà è compresa come neutra, cioè come non originariamente in moto verso il bene, attratta da esso, ma come indifferente, cioè capace di scegliere senza essere attratta da nessuno e da niente. L'attrattiva stessa diviene nemica. Quindi, in fondo, non c'è più né bene né male.

 

Perché una mentalità che relativizza e colpisce la famiglia chiede unioni simili al matrimonio, con anche la responsabilità dei figli? 


COMMENTI
29/01/2016 - Ognuno fa di testa sua (claudia mazzola)

Anche al bambino non piace obbedire alla mamma e papà, però quando li ascolta si accorge che è un bene per lui. E noi grandi chi ascoltiamo?

 
29/01/2016 - Equidistanza?!? (Villi Demaldè)

Concordo con Giuseppe Crippa. Anch'io sono rimasto colpito - e non è la prima volta che accade - dall'accostamento. Certo, questa disponibilità ad accogliere contributi e quindi posizioni diverse, a volte anche diametralmente opposte, depone a favore della apertura mentale e della sensibilità di chi dirige e "fa" IlSussidiario.net, che in questo senso ha molto da insegnare alla maggior parte dei media nostrani, sfacciatamente partigiani e proni ai voleri dei potentati di turno. Tuttavia, a voler essere proprio critici, rilevo che questa "larghezza di vedute" sembra a volte indicare da parte del giornale una sorta di "equidistanza" da temi anche decisivi, che - se così fosse, ovvio - poco si conformerebbe al suo nome, che richiama uno dei capisaldi della Dottrina Sociale cristiana.

 
29/01/2016 - Fianco a fianco (Giuseppe Crippa)

Leggere oggi questi due articoli sulle unioni civili posti fianco a fianco è stato davvero interessante: da questa parte giudizi ricavati sia dall’osservazione dell’animo umano che dall’annuncio cristiano, dall’altra un costante ricorso alla poesia e il reiterato accenno ad una presunta difesa di valori occidentali che credo non passi neanche per la testa a chi domani andrà, come me, a Roma semplicemente perché questa presenza sarà un modo di votare “con i piedi” come capita qualche volta al popolo. Però quando arriveranno le “elezioni con la scheda” non basterà più la testimonianza nei propri ambienti ed arriverà il consueto “quartino di giudizio” col sottinteso invito ad andare a votare…