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UNIONI CIVILI/ 1. Un progetto nemico dell'uomo, della famiglia, della società e di Dio

ANTONIO LOPEZ, docente di teologia e decano al Pontificio istituto Giovanni Paolo II per gli studi su matrimonio e famiglia di Washington, DC, legge il ddl Cirinnà

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Abbiamo chiesto al professor Antonio López, docente di teologia e decano al Pontificio istituto Giovanni Paolo II per gli studi su matrimonio e famiglia di Washington, DC, di leggere il ddl Cirinnà. Ne è scaturita la lunga conversazione che proponiamo. Si tratta, per López, di un vero e proprio attacco al disegno di Dio, di cui lo Stato prende il posto: "Poiché non esiste più alcun criterio di verità che trascenda l'opinione e la volontà soggettiva dell'uomo, lo Stato, in quanto soggetto legiferante, acquista un potere quasi divino". López affronta praticamente tutte le parole-chiave al centro dei nuovi diritti: verità, coscienza, libertà, natura, genere, matrimonio, famiglia, unioni civili. La responsabilità del cristiano? "Annunciare che Dio si è fatto uomo per salvare l'uomo, per rivelare pienamente l'uomo all'uomo".

 

Professor López, che impressioni ha tratto dalla lettura del ddl Cirinnà?

Il disegno di legge presenta vari problemi. Tra i principali, c'è la totale equiparazione delle unioni civili alla famiglia naturale, come evidente dai rinvii contenuti negli articoli 2 e 3 alla disciplina del matrimonio. Inoltre, estendendo il diritto anche a persone maggiorenni delle stesso genere, il ddl riconosce di fatto anche se non verbalmente il matrimonio omosessuale. Altro punto critico, se pur meno menzionato nel dibattito pubblico, è — articoli 2.2, e 11 — la «non discriminazione in qualunque settore della vita pubblica e privata». Questo è un principio molto radicale, che comprensibilmente potrà toccare anche la Chiesa (per esempio quanto ai criteri di assunzione di personale).

 

Il nodo più discusso è quello sulle adozioni…

L'istanza è comprensibile, perché l'unione nuziale tra l'uomo e la donna è per natura aperta alla fecondità. Quindi, dato che due persone che contraggono un'unione civile sono equiparate alla famiglia naturale, "devono" poter avere dei figli. Se sono dello stesso sesso, li otterranno con adozione garantita dallo Stato o attraverso metodi tecnologici. Ad esempio, se un uomo divorzia da sua moglie sposando un altro uomo, nel caso in cui vinca la causa ed ottenga la tutela del figlio, quest'ultimo sarà costretto ad abitare con due papà.

 

Eppure, tutti dicono di mettere davanti a tutto il bene del figlio…

In realtà, a me pare che il figlio sia sempre un retropensiero. Non è visto come un dono frutto dell'amore dell'uomo e della donna, ma come qualcosa di ottenuto tramite l'aiuto dello Stato o i mezzi tecnologici.

 

E' il "diritto" al figlio che il presidente della Cei, cardinale Bagnasco, ha contestato…

Certo. Questo modo di concepire il bambino — non come dono ma come "oggetto" che uno ha il diritto di possedere — è una conseguenza del modo in cui il matrimonio viene concepito: siccome il matrimonio non è un dono, ma è un rapporto di cui i contraenti sono l'origine e in un certo senso anche il destino, allora anche il figlio è una "cosa" che si produce. Non è più una persona, è un oggetto. Basterebbe ascoltare la testimonianza di persone che sono state concepite in questi modi per rendersi conto di quanto essi soffrano, per non essere nati come frutto gratuito dell'amore dei genitori. Un'altra implicazione delle unioni così disciplinate è, poi, l'instabilità.

 

In che senso? 


COMMENTI
29/01/2016 - Ognuno fa di testa sua (claudia mazzola)

Anche al bambino non piace obbedire alla mamma e papà, però quando li ascolta si accorge che è un bene per lui. E noi grandi chi ascoltiamo?

 
29/01/2016 - Equidistanza?!? (Villi Demaldè)

Concordo con Giuseppe Crippa. Anch'io sono rimasto colpito - e non è la prima volta che accade - dall'accostamento. Certo, questa disponibilità ad accogliere contributi e quindi posizioni diverse, a volte anche diametralmente opposte, depone a favore della apertura mentale e della sensibilità di chi dirige e "fa" IlSussidiario.net, che in questo senso ha molto da insegnare alla maggior parte dei media nostrani, sfacciatamente partigiani e proni ai voleri dei potentati di turno. Tuttavia, a voler essere proprio critici, rilevo che questa "larghezza di vedute" sembra a volte indicare da parte del giornale una sorta di "equidistanza" da temi anche decisivi, che - se così fosse, ovvio - poco si conformerebbe al suo nome, che richiama uno dei capisaldi della Dottrina Sociale cristiana.

 
29/01/2016 - Fianco a fianco (Giuseppe Crippa)

Leggere oggi questi due articoli sulle unioni civili posti fianco a fianco è stato davvero interessante: da questa parte giudizi ricavati sia dall’osservazione dell’animo umano che dall’annuncio cristiano, dall’altra un costante ricorso alla poesia e il reiterato accenno ad una presunta difesa di valori occidentali che credo non passi neanche per la testa a chi domani andrà, come me, a Roma semplicemente perché questa presenza sarà un modo di votare “con i piedi” come capita qualche volta al popolo. Però quando arriveranno le “elezioni con la scheda” non basterà più la testimonianza nei propri ambienti ed arriverà il consueto “quartino di giudizio” col sottinteso invito ad andare a votare…