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Cronaca

UNIONI CIVILI/ 2. Non sono le formule a cambiare la storia, ma l'amore per l'uomo

Caravaggio, Vocazione di San Matteo (1599-600, particolare)Caravaggio, Vocazione di San Matteo (1599-600, particolare)

Non sarà mai il suo errore, ma rimarrà un uomo che potrà sbagliare. Non sarà mai la sua malattia, ma rimarrà un uomo che, qualche volta, affronterà il dolore. E' una creatura alla quale il Cielo ha fatto dono di una storia, da viversi con i piedi per terra, gli occhi al cielo. Ecco perché il cristianesimo è infinitamente di più della banale condanna del gender: è ricordare all'uomo la sua alleanza con Dio. Un accanimento giudiziario dopo i fatti dell'Eden? Anche no. L'essere esentati, piuttosto, dall'angoscia di doversi costruire l'essere partendo da zero, senza addestramento, catapultati a caso nella storia. Anche martoriati dal dipendere esclusivamente da noi stessi. Nascere con addosso la certezza che tutto ciò che accadrà nulla potrà contro la dignità di se stessi è evitare la leopardesca constatazione che sia «funesto a chi nasce il dì natale» (Leopardi).

Charles Péguy, ironicamente ma non tanto, era profondamente convinto che si parte sempre dalla mistica ma si arriva sempre alla politica. Eccola la vera mondanità della questione: fare di un valore religioso un'arma di consenso. Formare un'opinione non crea consensi immediati: a Nazareth i familiari di Gesù, dopo averlo ascoltato, lo volevano rinchiudere perché pensavano fosse pazzo. Cosa fece? Scelse di non scegliere altro eccetto quello che aveva già scelto: dentro la finitezza del quotidiano, far nascere il desiderio del Mistero. Senza, per questo, condannare a priori l'uomo ma svelandogli la sua capacità d'infinito: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» (Gv 1,42). Cambiare il nome non è disprezzare una storia: è darle un'identità, una provenienza, una direzione. E' partire dall'effimero per additare all'Eterno. E' riproporre l'attrattiva-Cristo, scegliendo alla perfezione dogmatica della scuola il rischio evangelico dell'incontrarsi. Un incontro che, memoriale del nostro incontro con Cristo, sogna di sanare la storia dal di dentro. Da fuori, con nozioni-astrattamente-vere, non fu possibile neanche a Dio.

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COMMENTI
29/01/2016 - Idraulici (Diego Perna)

Bellissima la metafora dei rubinetti, ma io, fossi un idraulico le consiglierei di chiudere non i singoli rubinetti ma chiudere la valvola principale. Però a pensarci bene forse Lei non ha amici che le potrebbero venire in aiuto, perchè se fossimo in tanti potremmo chiudere quei rubinetti, e nel contempo svuotare con i secchi l'acqua in eccesso. Solo che non ci crediamo più, e allora pensiamo sia inutile ad esempio andare in piazza. Chi va in piazza tra l'altro, ritiene tutto quello che Lei ha scritto, la normalità, nel senso "quotidiano" del termine, così come Leopardi e le stelle e il cielo e tutto il resto, e invece a me pare che lei ritiene gli "scatenati" delle piazze, inconsapevoli, o addirittura contrari, del fatto che il cristianesimo si debba comunicare tra perona e persona direttamente. Mi chiedo da un po' di tempo quale sia la motivazione, ma comincio a farmene un'idea. Buona serata

 
29/01/2016 - Perché questo dualismo? (Villi Demaldè)

Poetico, senza dubbio. Ma perché voler mettere in contrapposizione cose che "naturalmente" stanno insieme, come la verità sull'uomo consegnata alla Chiesa (e di cui la stessa è custode, non proprietaria) e la misericordia verso l'uomo stesso? Il singolo, concreto uomo, intendo. O contrapporre (almeno così pare) la testimonianza personale e la responsabilità che ognuno di noi è chiamato a esercitare nella società? Se non è troppo ardito l'accostamento, mi pare che Gesù stesso - che di certo non difettava né di attenzione, né di misericordia verso la singola persona - sia entrato in feroce polemica con l'establishment politico-religioso dei Farisei suoi coevi. Non si tratta qui di difendere, con una battaglia di retroguardia, i "valori tradizionali" (ammesso e non concesso che l'aggettivo abbia un connotato negativo!), quanto piuttosto, per rimanere nelle metafore, porre mano ai secchi e cercare di spegnere la casa - la casa di tutti! - che brucia. Azione emergenziale, è chiaro, e che non nega certo la necessità di una adeguata e diffusa formazione antincendio... Ma da cui, ragionevolmente e responsabilmente, credo non ci si possa sottrarre.

 
29/01/2016 - Unioni (in)civili (franco cori)

Si sta tanto a disquisire su una perdita di acqua quando invece il problema è a un altro livello: le fondamenta della casa! E qualcuno vuol diabolicamente farle saltare in aria. Sarebbe più opportuno per la ragione rileggersi le "CONSIDERAZIONI CIRCA I PROGETTI DI RICONOSCIMENTO LEGALE DELLE UNIONI TRA PERSONE OMOSESSUALI" della "CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE" del 3 giugno 2003 a firma Joseph Card. Ratzinger e approvato da S.Giovanni Paolo II e la lettera scritta il 22 giugno del 2010 dall'arcivescovo Bergoglio a 4 monasteri in Argentina in occasione della discussione della legge sui matrimoni gay al parlamento. L'amore per l'uomo è secondo verità altrimenti si chiama menzogna.

 
29/01/2016 - Mi ami tu? (claudia mazzola)

Io vedo una cosa sola, l'uomo sta facendo Dio, non rendendosi conto che così riconosce l'esistenza di Dio. Più diabolico di così!

 
29/01/2016 - IDRAULICA (GIANLUIGI PARENTI)

Verissimo e bellissimo... ma se la casa con le tubature rotte è quella del mio vicino con il quale insisto da anni perché cambi le tubature (prendendo i caffè al bar, invitandolo ai dibattiti sull'idraulica più consona alle case della città ecc.) e questo continua a pensare che arrugginito è bello... beh, io alzo un attimo la voce con lui per cercare di svegliarlo, ben sapendo che tornato a casa sarò sempre pronto ad aiutarlo e ad indicargli il miglior Idraulico!

 
29/01/2016 - metafore (roberto castenetto)

C'è un racconto brevissimo di Verga che si intitola l'alluvione, dove una stalla viene travolta dall'acqua e una mucca non riesce a salvare il suo vitellino portato via dalla corrente. Il tutto nell'incoscienza dell'animale. Lo sappiamo che siamo in una grande alluvione e che la piazza sarà come la diga del Vajont, imponente e intatta, ma impotente a fermare l'acqua. Ma è un dovere avvisare tutti che sta venendo giù la montagna e che occorre cercare un luogo sicuro dove costruire nuove famiglie e nuovi villaggi.

 
29/01/2016 - REALISMO (Fabio Giovenzana)

Propongo un altro esempio, visto che l’Alzheimer, non mi ha ancora reso così sbadato. Esco di casa e tutto è ok. Torno, e trovo la casa allagata. Mi butto subito nel bagnato per rendermi conto delle cause. Se mettessi immediatamente mano ai secchi sarei uno sciocco. Mi accorgo che una tubatura centrale si è guastata. Uso la ragione, mossa dalla passione per la mia casa e per ciò che contiene. Telefono all’idraulico e, con il suo aiuto, chiudo il rubinetto centrale, prendo i ferri del mestiere e cerco di sostituire quel pezzo di tubatura arrugginito. Mentre poi asciugo e risistemo la casa, penso a problemi ben più incalzanti come quelli dell’educazione dei miei figli. Anche per affrontare quei problemi dovrò usare metodi adeguati. È “realismo” Watson! Tutto c’entra!

 
29/01/2016 - Idraulica e cristianesimo (Santino Camonita)

Grazie infinite sig. Pozza. Il suo articolo è illuminante e l'analogia idraulica è semplicemente geniale e ha il merito di essere un tentativo a fare chiarezza su questioni che, ahimè, dividono e che purtroppo stanno dividendo... Ma questo è il prezzo e nello stesso tempo il paradosso della libertà dei figli di Dio. Come dice lei citando Benedetto XVI "Creando la libertà, Dio, in un certo modo, si è reso dipendente dall'uomo. Il suo potere è legato al "si" non forzato di un essere umano". Splendido! Grazie ancora.