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Cronaca

DDL CIRINNA'/ Il giurista: unione civile e matrimonio, quella somiglianza "creata" ad arte

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Non è chiaro, inoltre, perché certe norme del codice civile non vengano citate (es. l'art. 2399 sulle incompatibilità nell'ambito delle società commerciali o l'art. 45 sulla scelta del domicilio) mentre ci si può chiedere come mai vi siano cause ostative al matrimonio che vengono invece estese alle unioni (divieto di unirsi tra parenti – naturali o per adozione – e affini), quasi a significare che anche l'unione possa essere contraria a norme di ordine pubblico alcune delle quali tuttavia, per quanto riguarda il matrimonio, sono motivate anche per questioni di salute procreativa. 

E' invece espressamente esclusa dall'applicazione alle coppie omosessuali la normativa sulle adozioni, che restano riservate ai coniugi, salvo si tratti di adozioni speciali quali la tanto discussa stepchild adoption, cioè la possibilità di adottare il figlio naturale del partner. 

Chi analizzi il regime giuridico della nuova figura, qui descritto per sommi capi, non si sottrae all'impressione di trovarsi di fronte ad una realtà assai prossima per non dire vicinissima al regime del matrimonio: non una mera elencazione di diritti che supplisca a certe carenze pratiche, da più parti messe in luce, ma ad un vero e proprio nuovo stato giuridico, uno status che fa da base ai diritti stessi e che determinerà l'interpretazione dei casi dubbi. 

Coerentemente con questa impostazione, che assimila nella filosofia di fondo e in molti dettagli l'unione al matrimonio, il disegno di legge prevede – come si è detto – l'adozione del figlio naturale del compagno (stepchild adoption) estendendo all'"unito" la disciplina speciale prevista fin qui per i soli coniugi. Con l'adozione speciale prevista dalla legge sulle adozioni, non solo il nuovo coniuge quindi ma anche l' "unito" può infatti adottare il minore figlio naturale del partner, dando quindi il suo nome e tutto quanto ne consegue (diritti ereditari soprattutto) al minore stesso, sempre che il giudice ravvisi l'esistenza di condizioni adeguate perché ciò avvenga e sempre che l'altro genitore (se esiste) abbia partecipato al processo di accertamento dei requisiti di adottabilità e vi abbia consentito.

La dimensione problematica si innesta qui: se un singolo, femmina, ha generato un figlio con tecniche fecondative artificiali (eterologa, ora consentita per sentenza della Corte costituzionale) la compagna può adottarlo. Di conseguenza, il figlio si troverà inserito in un contesto di vita familiare determinato da due figure femminili, cosa che viene da alcuni ritenuto potenzialmente dannoso per il suo sviluppo psichico; per non parlare del tema del diritto a conoscere le proprie origini genetiche, oggi molto sottostimato da molta giurisprudenza ma che va invece tenuto presente anche agli effetti del regime giuridico dell'adozione (vedi il caso delle cd. "madri anonime" in cui si lascia aperta la possibilità di essere in futuro, ma anche con il loro consenso, reidentificate).