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DDL CIRINNA'/ Il giurista: unione civile e matrimonio, quella somiglianza "creata" ad arte

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Una premessa: il problema dei diritti delle coppie omosessuali è in discussione da tempo. Mentre l'Italia non ha ancora una normativa specifica, a giugno 2015 24 Stati aderenti al Consiglio d'Europa su 47 si erano dotati di leggi in materia; non tutti quindi hanno accolto le indicazioni inviate agli Stati dalla Corte di Strasburgo, la quale – come si ricorderà – nel condannare l'Italia per tale carenza aveva fatto riferimento alla nostra giurisprudenza costituzionale. Essa, pur affermando la sussistenza di differenze sostanziali tra matrimonio e unioni di altra natura, aveva esortato il legislatore a provvedere.  

Tra i Paesi che lo hanno fatto, alcuni hanno emanato una normativa ad hoc per le coppie omosessuali mentre altri hanno dato loro la possibilità di accesso al matrimonio. Avere previsto un istituto ad hoc, come in Germania, che differenziava i diritti delle coppie etero da quelli delle coppie omosessuali, ha dato l'avvio ad un processo di avvicinamento tra le due fattispecie; in questo paese, ad esempio, è divenuta possibile la stepchild adoption ad opera della giurisprudenza costituzionale in nome del principio di eguaglianza e quindi dell'impossibilità di  introdurre norme di favore per il matrimonio. 

Il ddl Cirinnà si conforma pienamente a questo trend. Esso mira ad introdurre ex novo nell'ordinamento l'unione civile, definita tout court come unione tra "persone dello stesso sesso" i cui diritti e doveri sono stabiliti dalla legge; in una seconda parte, essa regola – invece – le cd. "coppie di fatto" cui viene conferita la possibilità di stipulare il cd. contratto di convivenza, con cui coppie di ogni tipo regolano i loro rapporti patrimoniali e i loro reciproci diritti e  doveri su base privatistica. 

A differenza delle coppie di fatto, coloro che si uniranno tramite l'unione civile entrano in una relazione giuridica di natura pubblicistica il cui regime è stabilito per legge con ampi riferimenti al regime del matrimonio. Ciò comporta che, nel progetto, diritti e doveri dei coniugi vengono richiamati di continuo dalle norme sull'unione. La tecnica normativa non è tra le più trasparenti sia per i continui riferimenti a norme che vengono citate solo per numero (cosa che costringe l'interprete a leggere in parallelo sia il ddl che il codice civile) sia perché, in generale, viene poi stabilito che per tutta la normativa extracodiocistica, il termine coniuge deve essere "letto" come comprendente sia chi contrae matrimonio sia chi è legato da una unione civile, il che – ovviamente – pone non pochi problemi interpretativi. Da ultimo, la legge delega il Governo ad emanare decreti legislativi che diano attuazione agli aspetti ancora indeterminati dal progetto in esame. 

Sul piano dei contenuti, vi sono vari elementi di incertezza, tra cui ad esempio il tipo di relazione che si instaurerà tra i parenti e gli affini dei due uniti, se cioè l'unione crea una relazione diretta ex lege tra gli ascendenti dell'uno e gli ascendenti dell'altro (per intendersi tra suocera o nuora o tra i fratelli). 


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