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SOS PROFUGHI/ Da Betlemme a Copenhagen, la lezione dei Magi all'Europa che non c'è

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C'è un altro episodio emblematico che le cronache hanno (molto timidamente...) segnalato in queste settimane recenti. Uno dei più famosi artisti del mondo, il cinese Ai Weiwei, ha voluto trascorrere il periodo tra Natale e Capodanno sull'isola di Lesbos in Grecia per vivere in prima persona il fenomeno degli sbarchi dei profughi siriani che approdano dalle vicine coste turche. Ai Weiwei non ha fatto altro che partecipare a qualche operazione di soccorso e per il resto ha partecipato alla vita nei campi con i migranti, in quei giorni particolari che in genere sono i giorni della felicità e della serenità. Ha documentato tutto con decine e decine di immagini diffuse sui social, non tanto per denunciare una situazione che del resto è stata narrata da tutti i media, ma soprattutto per documentare tante amicizie nate con quelle persone venute, anzi fuggite, da oriente. Alla fine Ai Weiwei, artista "planetario", ha deciso di insediare sull'isola un suo studio, a cui ha chiamato a lavorare una decina di suoi allievi. 

Ci voleva un artista per ricordare che è l'incontro con l'umanità dell'altro, è quella simpatia che immediatamente scatta, il miglior antidoto ai muri e allo sbarramento delle frontiere. Ai Weiwei non ci dice altro che quei volti e quelle vite sono un valore e non certo un problema: cosa di cui quei tre re, duemila anni fa, avevano piena consapevolezza.



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COMMENTI
06/01/2016 - Sos Profughi (delfini paolo)

Ognuno ha le sue legittime opinioni in materia, ma paragonare l'esperienza dei Magi, che cercavano il Salvatore, con l'attuale invasione extracomunitaria (solo una minoranza e costituita da veri profughi) è davvero tragicomico!

 
06/01/2016 - Non sono d'accordo con Frangi (Giuseppe Crippa)

Se Frangi trova poetico l’accostamento dei Re Magi ai migranti, io lo trovo forzato al limite dell’irrazionalità. Se Frangi trova splendida la scelta di Ai Weiwei di insediare un suo studio nell’isola di Lesbos, io la trovo squallida e al limite del voyeurismo. Non condivido le sue critiche ai governi che cercano di difendere l’identità delle loro comunità nazionali e anche – non sono così ipocrita da ometterlo – il tenore di vita raggiunto. E mi chiedo infine: se un artista rappresentasse in una sua opera quanto successo a Colonia (e non solo) la notte di Capodanno, come la giudicherebbe Frangi? Arte o no?