BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SOS PROFUGHI/ Da Betlemme a Copenhagen, la lezione dei Magi all'Europa che non c'è

Mentre Svezia e Danimarca sospendono il trattato di Schengen, i re magi arrivano a Betlemme, migranti davanti al Dio Bambino. Una lezione all'Europa. GIUSEPPE FRANGI

Infophoto Infophoto

Quanti confini dovettero attraversare quei tre uomini saggi, grandi esperti di stelle, che erano arrivati dall'Oriente a rendere omaggio a Gesù? La tradizione dice che venivano dagli altipiani iranici, e quindi nel loro viaggio verso Gerusalemme certamente passarono molti paesi per arrivare alla loro meta. E alla fine ci arrivarono. Ci sono certamente tanti modi per guardare a questo stupendo episodio raccontato da Matteo, ma quello relativo al loro viaggio oggi assume una particolare ed evidente attualità: sono tre re "migranti", dopo i poveri e semplici pastori, i primi ad arrivare davanti alla mangiatoia.

Uomini, per quel se ne sa, di una cultura lontana, forse di impronta zoroastriana. Eppure attratti senza riserve dalla presenza di quel Bambino. 

Per analogia è inevitabile pensare a come il tema dei migranti provenienti in particolare proprio da oriente sia tema che sta segnando la cronaca di questo anno appena iniziato, dopo aver scosso profondamente la storia dell'anno passato. Paesi di buona reputazione quanto ad accoglienza come Danimarca e Svezia chiudono le loro frontiere ai profughi. Un ponte simbolo del superamento persino dei confini naturali, come il ponte che unisce Copenhagen e Malmö, viene "sbarrato" per impedire ulteriori ingressi di migranti in Svezia. Intanto sul fronte est del continente è un susseguirsi disordinato di muri (quello ungherese) o di presidi militarizzati delle frontiere, per fermare e scoraggiare i flussi. Gli accordi di Schengen sulla libertà di movimento delle persone all'interno di quasi tutta l'Europa vengono di fatto sospesi da molti paesi che li avevano sottoscritti. 

È una situazione di panico politico che segue a un'incapacità di affrontare e gestire questo fenomeno epocale con cui il nostro continente si trova e si troverà a fare i conti. Ovviamente è inutile vantare di avere ricette facili per un fenomeno così complesso, ma a volte sembra che il problema stia più nella narrazione di quel fenomeno che non nella sua gestione: una narrazione che esaspera situazioni e che sembra ogni volta "chiamare" soluzioni drastiche, magari coprendosi con esigenze di sicurezza. Un caso opposto ad esempio è quello tedesco. Qualche mese fa la cancelliera Angela Merkel, con mossa a sorpresa anche in seguito allo choc planetario per la foto del piccolo Aylan naufrago sulla spiaggia turca di Butros, aveva deciso per un'accoglienza senza riserve in Germania dei profughi siriani. La Merkel è alla guida di un governo conservatore eppure non ha avuto timore di un collasso di consensi nel suo elettorato. Il risultato è che il più importante paese della Ue ha visto entrare nel 2015 la cifra record di un milione di richiedenti asilo senza dover fare i conti con rilevanti conflitti ideologici o sociali, nonostante episodi come quello accaduto a Colonia nella notte di Capodanno. Del resto per la Germania le cose sono più semplici, in quanto a livello occupazionale è addirittura tornata sopra i livelli pre-crisi (4,5 % l'indice di disoccupazione) e questo ha certamente permesso un migliore assorbimento dei nuovi arrivati.


COMMENTI
06/01/2016 - Sos Profughi (delfini paolo)

Ognuno ha le sue legittime opinioni in materia, ma paragonare l'esperienza dei Magi, che cercavano il Salvatore, con l'attuale invasione extracomunitaria (solo una minoranza e costituita da veri profughi) è davvero tragicomico!

 
06/01/2016 - Non sono d'accordo con Frangi (Giuseppe Crippa)

Se Frangi trova poetico l’accostamento dei Re Magi ai migranti, io lo trovo forzato al limite dell’irrazionalità. Se Frangi trova splendida la scelta di Ai Weiwei di insediare un suo studio nell’isola di Lesbos, io la trovo squallida e al limite del voyeurismo. Non condivido le sue critiche ai governi che cercano di difendere l’identità delle loro comunità nazionali e anche – non sono così ipocrita da ometterlo – il tenore di vita raggiunto. E mi chiedo infine: se un artista rappresentasse in una sua opera quanto successo a Colonia (e non solo) la notte di Capodanno, come la giudicherebbe Frangi? Arte o no?